03 dicembre 2009

FIGLIO MIO, LASCIA QUESTO PAESE

LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss


avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito



" FIGLIO MIO, LASCIA QUESTO PAESE "
di Pier Luigi Celli
 
Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.
Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.
Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.
Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.
Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.
Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.
Con affetto,
tuo padre

L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.

02 dicembre 2009

Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità,


 


Roma,  3 dicembre 2009,  Teatro Valle, dalle ore 9.30 alle 13.30,
manifestazione promossa congiuntamente dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e dalla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali dei Disabili)


                                        Comunicato stampa

                                             FAND e FISH

3 DICEMBRE 2009: DECISA LA MOBILITAZIONE DELLE PERSONE CON DISABILITÀ  E DEI LORO FAMILIARI PER SENSIBILIZZARE IL GOVERNO.
       
PIÙ ATTENZIONE AI PROBLEMI DELL’ INCLUSIONE E RISPOSTE CONCRETE SULLA SCUOLA

La Fand – Federazione tra le Associazioni Nazionali dei Disabili, e la Fish – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, nell’incontro del 10 novembre 2009, hanno deliberato di indire una propria iniziativa congiunta il prossimo 3 dicembre a Roma per celebrare la Giornata Internazionale delle
Persone con Disabilità.  Tale decisione nasce dall’esigenza di riaffermare che le persone con disabilità ed i loro familiari devono poter essere protagonisti della propria esistenza; obiettivo oggi spesso reso impossibile nel nostro Paese, a causa dei ritardi culturali e dei numerosi ostacoli che ancora si frappongono per realizzare una piena inclusione e vita indipendente. Una questione che sembra spesso dimenticata dalle Istituzioni. Dopo aver constatato l’assenza di
politiche significative a favore dei diritti delle persone con disabilità e della loro inclusione sociale, le due Federazioni (che raggruppano le maggiori e più significative associazioni di persone con disabilità e loro familiari) hanno deciso unitariamente di avviare uno stato di mobilitazione, a promozione e difesa dei diritti umani, civili e sociali di tutte le persone con disabilità in Italia.

Tale decisione scaturisce inoltre a seguito dell’ennesimo episodio di scarsa attenzione ai gravi problemi dell’inclusione scolastica da parte del Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini, la quale non ha finora
mai partecipato alle riunioni della Consulta ministeriale dell’Osservatorio sull’Integrazione scolastica degli alunni con disabilità.
Pertanto la Fand e la Fish hanno infine deciso di non partecipare alle riunioni della Consulta delle Associazioni delle persone con disabilità del Miur e di invitare le altre organizzazioni a fare altrettanto, finchè il Ministro Gelmini non interverrà e garantirà risposte concrete.
                  
Il Presidente Fand                                            Il Presidente Fish
  Giovanni Pagano                                          Pietro Vittorio Barbieri

L'ARTE DELLA MEMORIA


PD, CHE BRUTTA SVOLTA



di Antonio Padellaro


È difficile che il fuorionda di Gianfranco Fini possa peggiorare i suoi già pessimi rapporti con Silvio Berlusconi.

Vedremo come giornali e giornalisti padronali (“alani da riporto” li ha definiti Eugenio Scalfari) ne approfitteranno per azzannare il presidente della Camera che ha comunque il merito di non nascondere la propria crescente disistima nei confronti del premier.

Sia sotto voce che ad alta voce. Parole e comportamenti che colpiscono di più se paragonati alle parole e ai comportamenti che giungono dai vertici del Pd, da quello che cioè dovrebbe essere il principale partito dell’opposizione. Il condizionale (sull’opposizione) è obbligato dopo le oblique affermazioni di Enrico Letta, prontamente vidimate dal segretario Bersani che autorizzano Berlusconi a difendersi “dai” processi e non “nei” processi.

Come dire: una sorta di licenza a scappare dai giudici quando e come meglio desidera. Una svolta sconcertante nella linea del Pd, adottata da Bersani e Letta dopo un colloquio con il presidente Napolitano e senza alcuna discussione interna. A questo punto crediamo che gli elettori del Pd abbiano diritto a più di una spiegazione e a più di una risposta.

Il garantismo di nuovo conio nei confronti dell’imputato Berlusconi risponde (come sostiene il Foglio) a una esplicita richiesta del Quirinale? Esso spiana la strada a un’intesa con il Pdl sulle cosiddette riforme della giustizia: il superinciucio auspicato da Sergio Romano e Piero Ostellino sul Corriere della Sera?

È in nome di questa conversione a U ( anzi a B.) che Bersani e il nuovo gruppo dirigente non battono ciglio di fronte a un riformatore della tempra di Renato Schifani, oggi presidente del Senato e ieri avvocato di fior di mafiosi (trascorsi leciti, per carità, ma che poco si addicono alla seconda carica dello Stato)?

Del tutto pleonastico a questo punto chiedere e chiedersi come mai Bersani e il nuovo gruppo dirigente del Nazareno abbiano deciso di disertare la piazza antiberlusconiana del 5 dicembre.
Insomma, cari amici del Pd, il nostro titolo di oggi su Fini capo dell’opposizione è davvero così assurdo?

Scriviamo ciò senza alcun intento polemico. Sappiamo che molti dei nostri lettori votano per il Pd. E anche chi scrive non si vergogna certo di aver partecipato con passione a tutte le primarie che da Prodi a Veltroni a Bersani hanno contribuito a radicare il nuovo partito nelle speranze di tante persone.

E poiché non viviamo sulle nuvole ci rendiamo anche conto delle necessità della politica. Ma oggi nel Pd accade qualcosa che ci sfugge. E che non ci piace per niente.

PD - EUFEMI, SCANDALOSO E SCORRETTO




 Circolo di Ardea


Scandalosa scorrettezza politica da parte del sindaco Eufemi all’ultimo Consiglio Comunale durante il quale ha dato l’ennesima dimostrazione di gestione autocratica del Comune di Ardea.
Il sindaco ha infatti presentato in Consiglio Comunale un pacchetto preconfezionato contenente l’utilizzo dei fondi provenienti dall’affrancazione degli usi civici dell’intero comprensorio, per realizzare opere pubbliche in una parte soltanto del territorio in violazione della normativa vigente e il tutto all’insaputa degli stessi membri della sua coalizione che lo hanno pubblicamente smentito.
Artefice dello smascheramento è stato il cons. del PD Antonino Abate che si è reso conto per primo della manovra tentata dal Sindaco allertando con il suo intervento gli ignari consiglieri di maggioranza, maggioranza che è tale solo quando si aggrega sugli interessi comuni tant’è che su questa vicenda il provvedimento è stato sostenuto solo dai consiglieri eletti in quel contesto che ne avrebbe beneficiato.
Pensando di salvare la faccia del suo sindaco, il vice sindaco Morini ha invece commesso un’imperdonabile gaffe: proponendo di ripartire tra tutti le somme rastrellate raschiando il fondo del barile, ha dimostrato di non conoscere affatto la legge che lo vieta categoricamente.
Il capogruppo del PDL, Massimiliano Giordani, da dichiarato che il Sindaco ha agito in maniera autonoma, senza consultare nessuno nemmeno i suoi compagni di partito e, sdegnato, ha chiesto le dimissioni della Giunta e alla votazione del provvedimento si è astenuto imitato da pochi altri consiglieri.
La lettura di quanto accaduto è chiara: un Sindaco auto referenziato che agisce isolatamente senza interpellare i suoi stessi consiglieri, una coalizione che diventa maggioranza solo quando deve difendere i suoi interessi e regolarmente smentita alla prima discussione seria, un partito (ma c’è davvero?) che fa acqua da tutte le parti, un vice sindaco che si dimostra ignorante delle leggi che regolano la macchina amministrativa che dovrebbe guidare.
Questo è il desolante bilancio di questa amministrazione che non sarà mai troppo presto mandare a casa.


Pisani – Russo

IL GRANDE SONNO DEL PD


di Massimo Donati


 La compattezza del centrodestra si sta sciogliendo come neve al sole. Non c’è conflittualità e contrasto sui temi, come accadeva al governo Prodi,  ma reciproca disistima e disprezzo totale. Berlusconi, Fini e Bossi sono un patetico menage a trois, tre separati in casa che si odiano ma continuano a stare insieme solo per necessità. Da questo matrimonio andato in pezzi ciascuno vuole trarne il massimo profitto, chissenefrega del prezzo che il Paese paga. Fini, che ormai non ha più nulla a che spartire con questa maggioranza, ha intrapreso la sua strada ed il suo percorso individuale, Bossi, che ricatta apertamente il premier, insegue il suo sogno secessionista, Berlusconi che, come Hitler negli ultimi giorni è asserragliato nel bunker a difendersi da tutto e da tutti, insegue l’unico obiettivo di salvarsi dai processi e conservare il suo impero economico.C’è ne è abbastanza per mettere la parola fine a questo patetico matrimonio, a questa ormai ridicola parvenza di Governo. Ce ne sarebbe abbastanza se di mezzo non ci fosse il solito Pd. Di fronte a questo scenario, il maggior partito di opposizione, invece di cogliere l’attimo e dare una zampata che lasci il segno, come un’opposizione seria e decisa dovrebbe fare, mette sotto l’albero di Natale un doppio regalo a Berlusconi. I Dalemoni di turno, il segretario Bersani, Livia Turco, Nicola La Torre, criticano apertamente la piazza del No B-day, definendola addirittura pro-Berlusconi. I Letta di turno aprono al presidente del Consiglio sulla giustizia e propongono l’ennesimo patto della crostata. Se qualcuno nutrisse ancora qualche dubbio, è servito: il Pd, qualunque sia la faccia della medaglia, se deve scegliere a chi fare un favore, non sceglie gli italiani ed il Paese ma Berlusconi. Un po’ quello che accadde durante la trasmissione di Omnibus di qualche tempo fa, quando il senatore La Torre del Pd, invece di giocare di sponda con il sottoscritto e mettere in difficoltà l’esponente di turno della maggioranza, decise di andare in soccorso dell’onorevole Bocchino, passandogli l’ormai celebre pizzino.Io credo che questa maggioranza sia giunta al capolinea e che sia finito il tempo dei distinguo, dei se e dei ma, dei ma anche, dei distinguo, tutti sintomi evidenti della sindrome da primi della classe di cui la classe dirigente del Pd è afflitta da sempre. E’ tempo che il maggior partito di opposizione si dia la sveglia. Il 5 dicembre venga in piazza con noi, è l’occasione giusta. Questo Governo è in piedi per miracolo, va avanti per forza di inerzia, si regge sui personalismi e gli egoismi dei suoi protagonisti in cerca d’autore. Si odiano, non sono d’accordo su niente, non presentano un provvedimento legislativo ormai da tempo. Non governano più, anzi, non hanno mai governato. Che aspettiamo?

01 dicembre 2009

ROMA 5 DICEMBRE 2009 P.ZZA DELLA REPUBBLICA ore 14.00


IL PUZZLE DI EUFEMI E LA MAGGIORANZA TRIDIMENSIONALE




Eufemi procede. Ogni seduta di Consiglio Comunale cambia maggioranza, come in una cornice digitale la foto sfuma ed appare una nuova compagine. D'aldronde, dispone di una maggioranza che si è allungata con il reclutamento degli ex PD e della lista Giordani: gli irriducibili voltagabbana, gli estremisti del cambio di casacca, i professionisti del sottogoverno ad personam.
Nell'ultima assise il Consiglio Comunale approva l'assestamento del bilancio, i numeri ci sono, ma il terremoto è alle porte. Per convincere i consiglieri critici di fronte allo sforamento delle spese correnti a danno dei servizi sociali, c'e' voluto l'intervento del vice sindaco Renzo Morini che si è spinto a minacciare le dimissioni per riportare la calma in aula.
Nel voto finale però il capogruppo della PDL Massimiliano Giordani, i Consiglieri: Cimadon ed Acquarelli si sono astenuti, un fatto gravissimo, di cui Eufemi non ha tenuto conto confortato dai numeri provenienti da formazioni che in campagna elettorale erano antagonisti. Alla base del problema c'e' un finanziamento di 920 mila € attinte dalla liquidazione dell'uso civico destinato esclusivamente a Tor San Lorenzo. La legge corrente prevede che gli introiti provenienti dalla liquidazione dell'uso civico devono essere destinati per opere di miglioramento nei quartieri che li hanno versati. Naturalmente le motivazioni dei dissidenti non sono così nobili, ma nascono da considerazioni di gestione delle risorse, infatti l'opera di risanamento è affidata ai Lavori Pubblici, gestiti da ex PD, una cifra ritenuta troppo consistente per elementi " reclutati ".
Tra strappi e ricomposizioni Eufemi continua la marcia verso il dissesto finanziario dell'Amministrazione comunale, come in una cornice tridimensionale la maggioranza muta a secondo dei punti di vista. La prossima immagine cambierà tra non molto, i bandi per riscrivere il nuovo assetto del territorio sono in corso, un nuovo piano regolatore approssimativo e senza uno straccio di documento di indirizzo. Ma questa è già un'altra storia.


Valtere Roviglioni