12 dicembre 2011

IL CORDOGLIO PER LA SCOMPARSA DI ALESSIO DE GASPERI

CdQ Castagnola-Castagnetta


Comunicato del Direttivo: “Sentito cordoglio per la scomparsa di Alessio De Gasperi”

Il Direttivo insieme a tutti gli iscritti del Comitato di Quartiere Castagnola-Castagnetta si uniscono al grande dolore del consigliere Romano De Gasperi e della consorte Rita per l’improvvisa e tragica scomparsa del figlio Alessio di soli 24 anni. Il ragazzo è rimasto vittima di un grave incidente stradale in località Campo del Fico che ha coinvolto altri due giovani di cui uno gravemente ferito e l’altro anch’esso deceduto.

Rimarrà sempre vivo il ricordo di un ragazzo solare, rispettoso nei rapporti e di grande professionalità. Era conosciuto da moltissimi per la grande competenza e attenzione che quotidianamente dimostrava come responsabile del centro revisioni nell’azienda, sulla via Laurentina, di proprietà della famiglia Soldati.

Ardea perde un esempio giovanile di alto profilo e noi del quartiere un ragazzo meraviglioso.

Nicola Pisani (Presidente CdQ)

Il PSI ardeatino è vicino a Romano De Gasperi ed a tutta la sua famiglia per la improvvisa ed immatura scomparsa del figlio Alessio, di cui la comunità ardeatina non può non piangerne la perdita nel ricordo di un giovane unanimamente apprezzato per le grandi doti che aveva già dimostrato nella sua breve attività lavorativa e nel sociale in cui era impegnato. Franco Lo Reto – Portavoce del PSI di Ardea

10 dicembre 2011

LA CASTA DIFENDE I VITALIZI


Ha ragione il Popolo Viola. C’è chi rivendica l’autonomia del Parlamento solo per proteggere i propri privilegi. Ma sbaglia quando non distingue tra partiti e tra parlamentari. E soprattutto quando attribuisce alla commissione Affari Costituzionale, di cui faccio parete anch'io, la responsabilità del mancato taglio delle indennità dei parlamentari.

La responsabilità, infatti, è delle commissioni riunite Bilancio e Finanze, che stanno esaminando il decreto contenente la manovra economica. Ma parlare di responsabilità collettiva non ha senso, perché ognuno porta in commissione le proprie posizioni. E le nostre, quelle di Italia dei Valori, sono molto diverse da quelle di chi si è opposto alla decurtazione. Questo lo sanno tutti, le nostre battaglie sono note da tempo. Anche in Parlamento c’è chi lavora per abbattere i privilegi della Casta, per tagliare i costi della politica, per eliminare gli sprechi. Non siamo tutti uguali. E purtroppo dobbiamo denunciare un fatto grave: ancora una volta, con motivazioni pretestuose, è stata dichiarata inammissibile la nostra proposta di abolizione dei vitalizi dei parlamentari.

La Casta è senza vergogna perché pensa a tutelare se stessa persino nel momento in cui chiede sacrifici ai cittadini, fa pagare ai lavoratori, alle imprese ed alle famiglie il costo del risanamento. E’ proprio la politica che dovrebbe dare il buon esempio e rinunciare ai propri privilegi in un momento difficile per tutto il Paese. E’ proprio da questo atteggiamento di autotutela che nasce l’indignazione popolare ed il sentimento dell’antipolitica, che allontana i cittadini dalla vita pubblica.

E’ stata scritta una brutta pagina, ma l’Italia dei Valori non demorde e continuerà questa battaglia di trasparenza e di giustizia sociale a nome di tutti i cittadini che sono stanchi di essere presi in giro. Oltre a questo ci auguriamo che il governo accolga le tante proposte presentate anche da Italia dei Valori per rendere questa manovra più equa. Chiediamo significative correzioni per rendere più equa e sostenibile questa manovra, per ripartire i sacrifici in maniera più giusta. In particolare chiediamo che le nostre proposte sulla lotta all’evasione fiscale e sui tagli ai costi della politica vengano accolte, perché reperirebbero risorse importanti e perché renderebbero più giusta socialmente ed economicamente questa manovra.

di Massimo Donati

FERRERO (PRC): CON IL GOLPE MONETARIO L'ORDINE DI BERLINO REGNA SOVRANO «Il vertice europeo si è concluso con la piena vittoria della Cancelliera Mer



«Il vertice europeo si è concluso con la piena vittoria della Cancelliera Merkel: è stato deciso un vero e proprio Colpo di Stato Monetario e l'ordine di Berlino regna in Europa! Il modello a cui si ispira la Merkel sono evidentemente le folli politiche restrittive che il cancelliere Bruning impose alla Germania dopo la crisi del '29. Portarono a 5 milioni di disoccupati e alla vittoria di Hitler nelle elezioni del gennaio '33. Le misure adottate al vertice sono prima ancora che un disastro una follia: 1) sono pesantemente recessive, aggravano la crisi e spingono molti paesi - tra cui l'Italia - sulla strada della Grecia. Per un paese come l'Italia non si tratterà solo di garantire il pareggio di bilancio ma anche di fare - per vent'anni di fila - un ulteriore taglio di 40 miliardi all'anno al fine di rispettare il Six Plus Pack. Una stangata che demolirà l'economia italiana, distruggerà il welfare e porterà alla svendita di tutti i servizi pubblici locali e di tutto l'apparato industriale pubblico. 2) La modifica dei meccanismi di assunzione delle decisioni e le sanzioni automatiche riducono i paesi come l'Italia in un protettorato tedesco privo di potere reale. Si tratta di una palese distruzione della democrazia nel nostro paese e di una palese violazione della Costituzione italiana. E' del tutto incostituzionale che un governo di tecnocrati, non eletto dal popolo, possa decidere che l'Italia non è più un paese sovrano ma un protettorato tedesco. 3) Nell'accordo non vi è alcuna misura per sconfiggere la speculazione finanziaria e la BCE continua a non poter acquistare direttamente i titoli di stato. La destra prussiana della Merkel ha quindi vinto su tutta la linea e i miliardi stanziati nel fondo "salva stati" sono solo la misura di quanto gli speculatori possono succhiare agli stati europei prima di farli fallire. Con il vertice di ieri si è fatto un deciso passo in avanti verso il baratro e la demolizione dell'Euro».

«Il vertice europeo si è concluso con la piena vittoria della Cancelliera Merkel: è stato deciso un vero e proprio Colpo di Stato Monetario e l'ordine di Berlino regna in Europa! Il modello a cui si ispira la Merkel sono evidentemente le folli politiche restrittive che il cancelliere Bruning impose alla Germania dopo la crisi del '29. Portarono a 5 milioni di disoccupati e alla vittoria di Hitler nelle elezioni del gennaio '33. Le misure adottate al vertice sono prima ancora che un disastro una follia:

1) sono pesantemente recessive, aggravano la crisi e spingono molti paesi - tra cui l'Italia - sulla strada della Grecia. Per un paese come l'Italia non si tratterà solo di garantire il pareggio di bilancio ma anche di fare - per vent'anni di fila - un ulteriore taglio di 40 miliardi all'anno al fine di rispettare il Six Plus Pack. Una stangata che demolirà l'economia italiana, distruggerà il welfare e porterà alla svendita di tutti i servizi pubblici locali e di tutto l'apparato industriale pubblico.

2) La modifica dei meccanismi di assunzione delle decisioni e le sanzioni automatiche riducono i paesi come l'Italia in un protettorato tedesco privo di potere reale. Si tratta di una palese distruzione della democrazia nel nostro paese e di una palese violazione della Costituzione italiana. E' del tutto incostituzionale che un governo di tecnocrati, non eletto dal popolo, possa decidere che l'Italia non è più un paese sovrano ma un protettorato tedesco.

3) Nell'accordo non vi è alcuna misura per sconfiggere la speculazione finanziaria e la BCE continua a non poter acquistare direttamente i titoli di stato. La destra prussiana della Merkel ha quindi vinto su tutta la linea e i miliardi stanziati nel fondo "salva stati" sono solo la misura di quanto gli speculatori possono succhiare agli stati europei prima di farli fallire. Con il vertice di ieri si è fatto un deciso passo in avanti verso il baratro e la demolizione dell'Euro».

09 dicembre 2011

Crisi, Saviano: "C'è un tesoro da aggredire gli immensi flussi di denaro della criminalità"


NEW YORK - La crisi internazionale, lo strapotere delle banche e il peso della criminalità: sono questi i punti principali dell'intervento di Roberto Saviano all'auditorium della New York University, di fronte ad alcune centinaia di persone.

L'autore di Gomorra, che si è alternato con l'economista Nouriel Roubini nell'ambito della conferenza dal titolo "Italia e Usa, due prospettive sulla crisi", ha sottolineato il peso degli "immensi" flussi di denaro della criminalità nella crisi economica globale e ha puntato il dito contro "lo strapotere" delle banche e il loro ruolo nella gestione dei capitali del narcotraffico.

"Esiste un tesoro che deve essere aggredito, e che non può non esserlo, in questa fase così difficile". In particolare, ha evidenziato Saviano, "tra 400 e 500 miliardi di dollari della criminalità ogni anno vengono riciclati dalle banche americane" ma si tratta di "liquidità che arriva alle mafie e viene a mancare al sistema sano".

Poi un attacco al governo Berlusconi: "Per la situazione italiana - ha detto Saviano - i mercati sono responsabili, ma una responsabilità ancora maggiore ce l'ha il governo, posso dire per fortuna, precedente". E ancora: "Il governo Berlusconi non ha preparato il Paese in nessun modo a difendere la propria economia da questa crisi internazionale. Anzi sino a pochissimi mesi fa venivano diffuse attraverso i media dichiarazioni di sicurezza. Vere e proprie menzogne".
"La cosa più complessa - ha affermato Saviano - è che il governo italiano non è stato sconfitto in elezioni e quindi la strategia della ex maggioranza, secondo me, è quella di mettersi da parte, mostrare che chi li ha sostituiti porta avanti politiche drastiche, drammatiche, e tornare come coloro che non avrebbero mai fatto operazioni del genere, scelte così draconiane".

Saviano questo semestre ha insegnato alla New York Uni­ver­sity in un sem­i­nario post-laurea sulla crim­i­nalità organiz­zata inter­nazionale.

L’ossessione della crescita


Se ci si chiede chi sono i responsabili di questa crisi economica globale non si trova una risposta. Perché sono tutti e nessuno. Tutti perché, a parte alcune rare voci “clamans in deserto”, irrise, derise, bollate come apocalittiche dai seguaci dell’Illuminismo e professionisti dell’ottimismo (Umberto Eco: “Di una cosa però sono certo: la dose di futuro contenuta nel nostro presente è in aumento dovunque, nella società, nell’industria, nel costume e insomma in ciascuno di noi”, Repubblica, 28/12/1983), tutti abbiamo accettato un modello di sviluppo paranoico basato sulla crescita continua che anche un ragazzino che studia matematica a scuola avrebbe capito che, prima o poi, sarebbe andato incontro al collasso. Perché le crescite all’infinito esistono, appunto, in matematica, ma non in natura. Noi ci siamo messi in un circolo vizioso terrificante. Il consumismo non è solo un deleterio fenomeno di costume, come pensava Pasolini, è essenziale al modello di sviluppo industriale. Se la gente non consuma le imprese non producono e sono quindi costrette a liberarsi di molti lavoratori che, così impoveriti, consumeranno ancora di meno obbligando le imprese a contrarsi ulteriormente.

Questa si chiama recessione. Siamo quindi costretti a produrre, a ‘crescere’ come tutti dicono, da Washington a Berlino a Parigi a Roma. Ma poiché abbiamo già prodotto di tutto e di più non possiamo più crescere se non con margini sempre più ristretti che alla fine si esauriranno anch’essi. Certo, per un po’ di tempo gli Stati Uniti potranno vendere alla Cina e la Cina agli Stati Uniti e così l’Europa. E lo stesso avverrà con altri Paesi cosiddetti ‘emergenti ‘ come l’India o il Brasile. Ma anche questi Paesi, che hanno il vantaggio di essere partiti dopo, prima o poi diventeranno saturi, come lo siamo già oggi noi occidentali. Quando ciò accadrà il sistema collasserà, irrimediabilmente.

Gli scenari che si aprono, a quel punto, sono due. Uno prende spunto da ciò che accadde dopo il crollo dell’Impero Romano. Le città si spopolarono (Roma che ne aveva avuti due milioni si ridusse a 35 mila abitanti) e chi vi abitava andò a rifugiarsi nelle ‘ villae’ dei grandi proprietari terrieri o presso i monasteri. Nacque così il feudo, economicamente autosufficiente (autoproduzione e autoconsumo). Il denaro, di fatto, scomparve. Bisognerà aspettare otto secoli perché, con l’affermarsi dei Comuni, rifaccia la sua apparizione. Speriamo che sia questo primo scenario ad avverarsi. Perché il secondo è apocalittico. I feudi si formarono abbastanza pacificamente. Oggi potrebbe essere diverso.
Col crollo del mondo industriale e del denaro la gente di città, rendendosi conto che non può mangiare il cemento né bere il petrolio, dopo aver saccheggiato i supermarket si riverserà nelle campagne alla disperata ricerca di cibo. Ci arriverà a piedi (chi avrà la forza di farlo, gli altri cadranno lungo la strada) perché non ci sarà più benzina e si scontrerà con chiunque possegga un terreno coltivabile che difenderà con le unghie e con i denti perché sarà questione, per tutti, di vita o di morte. Fra cittadini e contadini o proprietari terrieri scorrerà il sangue. A fiumi (altro che il ridicolo ‘lacrime e sangue’ di cui si parla in questi giorni perché nessuno è disposto a lasciare sul campo 600 euro senza aver capito che fra poco, qualunque siano le misure prese, perderà tutto).
È anche possibile che le leadership mondiali dei Paesi più potentemente armati, prese dal panico, comincino, nell’impazzimento generale, a sganciarsi atomiche, l’una contro l’altra. In questo caso non si salverà proprio nessuno, nemmeno gli indigeni delle Isole Andemane che, come altri popoli che noi chiamiamo presuntuosamente ‘primitivi’ e i tedeschi, più correttamente, naturevolker (popoli della Natura) che hanno scelto di vivere in una società statica rifiutandosi di entrare in una dinamica come la nostra, nata (assieme a una serie di complessi fenomeni, fra cui, fondamentale, la diversa percezione del tempo, dal presente al futuro) dalla Rivoluzione industriale.

Queste cose noi le andiamo scrivendo, inascoltati, da un quarto di secolo (La Ragione aveva Torto?, 1985). Siccome non siamo buoni rideremmo a crepapelle vedendo che i cosiddetti illuministi, o, per essere più precisi, i loro ottusi epigoni, stanno tagliando, da tempo, il ramo dell’albero su cui son seduti. Il fatto è che su quel ramo ci stiamo anche noi e dobbiamo assistere impotenti a questo “auto da fé” che ci travolgerà come tutti gli altri. Questo è il tragico e beffardo destino di ogni Cassandra.
Massimo Fini ilfattoquotidiano.it

Monti mi ha telefonato


Credevo fosse uno scherzo. E l’ho mandato al diavolo.
Invece era proprio lui.

“Buon giorno, sono Mario Monti.” Ho risposto con il classico: “E io sono Napoleone.” Poi ovviamente mi ha preso un colpo quando mi ha passato Gad Lerner che mi ha detto: “Guarda che è proprio lui…”
In due parole è successo che Monti ha capito che se non modificava la manovra scoppiava la guerra civile. Cioè, non puoi togliere la rivalutazione della pensione a uno che vive con meno di 1500 euro al mese e poi aumentargli l’Iva e la benzina… Succede che s’incazza. E anche i pensionati sono capaci di fare i black bloc se gli gira…

Così ho preso il treno a Foligno e sono andato a Roma.

C’era tutto un gruppo di tipi strani che era stato convocato per tirar fuori qualche idea che potesse salvare l’Italia dalla bancarotta (questo vuol dire “default”) senza creare masse di persone lacere e affamate.

C’erano i cattolici dei Bilanci di Giustizia veneti, con i loro parroci, una delegazione di una consociazione di onlus che in Africa hanno costruito mille pozzi autofinanziati, c’erano i volontari che vanno a fare i clown negli ospedali, Biggeri di Banca Etica, don Ciotti di Libera, Gesualdi del Manuale del Consumo Critico, Alex Zanotelli, Don Gallo, Marco Boschini dei Comuni Virtuosi, Michele Dotti dei Verdi Civici, Fabio Roggiolani specialista di efficienza energetica e imprese ecosostenibili del Sel, Cristiano Bottone delle Città in Transizione, Carlo Petrini, Marco Travaglio, Santoro, Peter Gomez, Luigi Rambelli di Lega Ambiente e la mia mamma… C’era anche Beppe Grillo. Monti ci ha brevemente spiegato che dopo aver sentito le parti sociali aveva deciso di sentire anche le parti Asociali, che eravamo noi. “Asociali un cazzo!” ha sbottato Beppe. “Gli asociali siete voi che sparate miseria sui vecchi e sui bambini.”

E tutti abbiamo fatto di sì con la testa.

Comunque poi si è passato a parlare di fatti, e nel giro di due ore gli abbiamo manifestato la possibilità di raggranellare non 30 ma 60 miliardi di euro senza colpire i più deboli.

Se si approvassero le proposte anti corruzione del Fatto Quotidiano, le proposte di legge per tagliare i costi e i tempi della giustizia di D’Ambrosio, un po’ di efficienza amministrativa ed energetica, un paio di modifiche al codice per combattere meglio la mafia, un diverso sistema di controllo sul lavoro nero, incrociare i dati finanziari per beccare gli evasori, un taglio vero ai costi militari e a quelli della Casta, e sistemi di controllo dell’efficienza dei servizi pubblici, altro che 60 miliardi di euro ti saltano fuori.

E con un po’ meno burocrazia delirante e lentezze giudiziarie lavoro nero, incidenti sul lavoro e corruzione ci sarebbe anche un bel rilancio dell’economia. E anche liberalizzare la canapa e depenalizzare il consumo delle altre droghe potrebbe essere un grande risparmio per lo Stato e rivedendo il sistema detentivo per una serie di reati minori, come l’immigrazione clandestina, si svuoterebbero pure un po’ le carceri e i centri di accoglienza…

Poi si è passati ad alcune proposte per un progetto di solidarietà nazionale.
Costituire con l’appoggio del governo una borsa delle merci offerte ai gruppi di acquisto territoriali e aziendali, un piano di sostegno all’autocostruzione cooperativa della prima casa, con possibilità di recupero di strutture industriali in disuso, un sistema di certificazione dei servizi.

E poi sistemi per tagliare strutturalmente alcuni costi. Ad esempio, una rateizzazione che permetta di comprare computer agli studenti in modo da eliminare la spesa dei libri scolastici e di dimezzare così i costi per le famiglie. E anche un’integrazione di reddito alle famiglie disagiate e ai pensionati con la minima basato sulla costruzione di impianti fotovoltaici di Stato che permettano di azzerare la bolletta elettrica.

E orti pubblici sulle terre del demanio, migliaia di poderi abbandonati di proprietà pubblica dati in comodato ai giovani nullatenenti, idem per le centinaia di strutture pubbliche inutilizzate.

Corsi tenuti dagli artigiani pensionati ai giovani disoccupati così che imparino ad aggiustare elettrodomestici e computer, mobili, vestiti, in modo da sviluppare il riuso e il riciclo.

Incoraggiare sistemi di banca del tempo, mercati dell’usato e del baratto, monete complementari, car sharing, lavanderie collettive.

E campagne di educazione alimentare e posturale per aumentare il benessere nazionale e tagliare i costi della sanità, e piedibus in tutte le scuole per contrastare l’obesità infantile.

Monti aveva la faccia strana. Poi disse che in effetti era un po’ stupito e che ci doveva pensare su.
Uscendo gli ho detto: “Presidente, e cerchi anche di ridere un po’… Non dico che debba raccontare barzellette idiote… Ma qui si tratta di uscire da una crisi morale depressiva. Un po’ di comico ci sta bene.”
Mi ha guardato perplesso: “Ma i giornali hanno scritto che sono molto spiritoso!”
Ho inclinato la testa: “Presidente quelli sono leccaculo. Lei è allegro come una rana a un funerale.”
Poi ce ne siamo andati tutti in un ristorante dello Slow Food ad abboffarci di carciofi alla romana e spaghetti alla carbonara a chilometro zero.
Poi mi sono svegliato.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/manovra-sogno/175813/


Tratto da: Monti mi ha telefonato | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2011/12/08/monti-mi-ha-telefonato/#ixzz1g1yBRLZ5
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

07 dicembre 2011

De Magistris: Una rete dei comuni per i beni comuni


Propongo una data: il 28 gennaio. Propongo un luogo: Napoli. E soprattutto propongo un tema di confronto che abbia come protagonisti gli amministratori, i movimenti, le associazioni, le cittadine ed i cittadini: vediamoci e discutiamo insieme di come uscire dalla crisi economica ma anche da quella politica. Vediamoci e discutiamo insieme di come elaborare un’alternativa economica alla ricetta liberista imposta dall’Europa della Bce e della Commissione, che indica nel welfare e nei diritti il forziere da depredare per far cassa. Vediamoci e discutiamo insieme di come rapportarci alla nuova stagione vissuta dal paese: quella di un governo tecnico che nasce sulle ceneri della politica, consegnatasi mani e piedi alla “tecnocrazia”, cioè agli interessi dei cda della banche, dei mercati, delle istituzioni finanziarie, poiché incapace di fornire una risposta come pure dovrebbe. Vediamoci e discutiamo insieme di come lanciare, dunque, un’alternativa economica e politica che a mio avviso dovrebbe partire dalla difesa dei beni comuni (acqua, internet, saperi, ambiente): un tema che si è dimostrato capace di sintetizzare una nuova idea di politica ma anche di economia. A difesa dei beni comuni si sono infatti mobilitati 27 milioni di italiani, scrivendo una bella pagina di democrazia partecipativa dal basso, a testimonianza di come sia vivo nel paese il desiderio di politica, diretta e attiva. Il perno di questa difesa dovrebbero essere gli enti locali, primo livello della rappresentanza e del governo, primo bersaglio del piano economico che fino ad oggi ha visto la riduzione drastica dei trasferimenti nazionali, costringendoli – adesso e nel futuro – ad una soppressione dei servizi e dunque ad una sospensione dei diritti, minando dunque la stessa tenuta democratica. Penso alla costituzione di una “rete dei comuni per i beni comuni” da cui partire per formulare questa alternativa economia e politica. Il quadro, nazionale e internazionale, rende a mio avviso importante questo appuntamento di confronto. Il governo Berlusconi è crollato sotto i colpi dei grandi poteri economico-finanziari internazionali, espressione di quel neoliberismo e di quella finanziarizzazione dell’economia che hanno portato alla crisi attuale. Berlusconi è caduto, inoltre, per volontà di quelle istituzioni europee, penso alla Bce, che sono figlie di un’Europa definita come entità monetaria ma non come comunità, quindi non ancora compiuta politicamente e non ancora capace di assicurare una vera partecipazione democratica. Il governo Berlusconi è caduto, inoltre, a causa del protagonismo di forze più propriamente nazionali: quei poteri forti – massonici, ecclesiastici e bancari – che per anni hanno sostenuto il “laboratorio Berlusconi” come garante dei propri interessi e che, registrata la sua impresentabilità internazionale, hanno scelto di liberarsene. Per far cosa? Per sponsorizzare un governo di tecnici che potrebbe condurre un’operazione di continuità politica ed economica sfruttando, appunto, i nomi “illustri” di noti accademici, di ex membri di Cda bancari, di elevati giuristi ed economisti. Resta invece ancora vivo il berlusconismo come involuzione (sub)culturale che, per un ventennio, ha deformato il tessuto sociale del paese attraverso un interrotto controllo mediatico garantito dal conflitto di interessi permanente. Stiamo dunque assistendo alla fine della politica e alla genesi della tecnocrazia: la prima non determina i cambiamenti né li governa perchè a farlo è la seconda. La prima risulta, inoltre, profondamente indebolita in conseguenza dello scollamento con la società e l’elettorato, in crisi di rappresentanza anche a causa di una legge elettorale che ha prodotto un parlamento di nominati da segreterie e correnti, non certo dunque di eletti dal popolo. E quello che resta della politica è riassunto in una maggioranza che assembla formazioni tra loro disomogenee per ideali e per storia, marcatamente gestita al centro e potenzialmente eterodiretta dai poteri forti prima citati. Di fronte a questo quadro, appare necessario ritornare alla politica nel suo senso originario, ritornare dunque alla democrazia. Per superare il berlusconismo, che ancora infiltra come modello culturale la società, ma anche per superare quel governo Berlusconi che potrebbe rivivere, in particolare dal punto di vista economico-sociale, sotto le mentite spoglie, soltanto più presentabili, dell’esecutivo Monti. Per evitare dunque l’imposizione di una ricetta economico-sociale fondata sui dettami della Bce e della Commissione europea, di una risposta liberista ad una crisi che nasce dal fallimento del liberismo, della reazione conservatrice. Il governo tecnico mi fa paura per le ragioni espresse, ma da amministratore mi corre l’obbligo di giudicarlo dalle misure che attuerà. L’esordio certo non dirada il mio timore, anzi lo conferma: non una parola critica verso i diktat della Bce e della Commissione oppure sullo sviluppo sostenibile, non una presa di distanza dalla manovra d’agosto, che con l’art 4. obbliga gli amministrazioni a cedere ai privati buona parte delle azioni delle municipalizzate, azione resa ancora più forte dalla legge di stabilita, la quale prevede il commissariamento di quei comuni disobbedienti. È la cancellazione dei beni comuni, legati ai diritti fondamentali, per consegnarli al mercato e alla privatizzazione; è la cancellazione del welfare, usato per fare cassa; è la spoliazione degli enti locali, su cui si scarica la crisi. Semplificando è la sospensione della democrazia, che in primo luogo scompare nei luoghi di lavoro, dunque sparisce anche nel paese. Fine del Ccln, licenziamento illimitato, esclusione di una “parte” della rappresentanza sindacale laddove non si conforma agli accordi imposti dall’azienda, ovviamente senza referendum: il “laboratorio Pomigliano” esportato ed imposto in tutto il mondo dell’occupazione. In questo quadro la voce della politica è flebile, mentre tuona quella della finanza e del mercato di cui si fa portavoce la “tecnocrazia”, soffocando gli stati, i governi e i parlamenti. Soprattutto soffocando le cittadine e i cittadini. Vediamoci dunque e confrontiamoci.


Zona Salsare... acquisizione o liquidazione dei terreni


Un'assemblea cittadina fissata per domenica prossima cui prenderanno parte anche le parti politiche

da Il Faro on line - Indetta per domenica 11 dicembre dall’associazione Ardia Comunitas un’assemblea degli occupanti della zona demaniale dei settecento ettari delle “Salsare”. All’assemblea parteciperanno anche il sindaco Eufemi (nella foto) e il legale del Comune di Ardea, Francesco Lettera, che proporranno la definitiva liquidazione e l’acquisizione dei terreni posseduti dagli attuali interessati. Il presidente Giuseppe Spiezia insieme ai consiglieri Enrico Roberti e Vittorio Costabile nel volantino affisso in tutto il territorio scrivono. Il direttivo dell’associazione Ardia Comunitas favorevole alla transazione suggerisce ai propri soci e a tutti coloro che riterranno opportuno di partecipare all’assemblea, muniti di documento di riconoscimento e di conferire il mandato, mediante sottoscrizione di apposita procura, all’avvocato Giovanni Angeloni, il quale presenzierà all’incontro che si terrà il predetto giorno presso la sala Bar Millennium (Mago del Ferro) via Laurentina Km 35,600. Mentre il Comune da un lato cerca di reprimere la piaga dell’abusivismo edilizio nei settecento ettari demaniali e il fiorire delle discariche abusive di ogni genere, dall’altro si rende conto come la soluzione sia vicina. Lo stesso sindaco dopo l’ultimo abbattimento ha dichiarato: "Si tratta dell´ennesimo straordinario risultato ottenuto - dichiara il Sindaco Eufemi - nell´ambito del programma volto a restituire decoro alla città, ma è anche un´ulteriore segno di forza dell´Amministrazione e delle Istituzioni nella lotta alle illegalità. In questo caso si è colpita la criminalità organizzata grazie alla costante azione che i Carabinieri svolgonlla sua squadra. o sul nostro territorio. Proporrò che l´area possa essere attrezzata a servizio dei bambini del quartiere. Rivolgo - conclude il primo cittadino - un ringraziamento particolare alle Forze dell´Ordine (Carabinieri della Tenenza di Ardea e Polizia Municipale), al direttore dei lavori che ha coordinato la ditta esecutrice della demolizione e agli operatori degli uffici comunali intervenuti questa mattina". Mai nessuna risoluzione di questo caso è ancora tanto ma tanto lontana. E’ impossibile al momento poter ottenere il rilascio di permessi a costruire in sanatoria a quanti hanno richiesto la sanatoria edilizia. E’ impossibile effettuare alcun lavoro pubblico. Nel prossimo Consiglio i “dissidenti” chiederanno spiegazioni dei soldi stanziati per portare l’acquedotto in via dei Monti di Santa Lucia. Il permissivismo dell’amministrazione che non ha mai provveduto a diffidare l’Enel a fornire energia elettrica malgrado la legge 47/85 imponga alle società di servizi di non fornire servizi in certe zone. L'unica a rispettare la legge sembrerebbe essere la concessionaria comunale Idrica Spa che da tempo ha bloccato gli allacci per la fornitura di acqua e scarico in fogna… Domenica comunque tra i tanti politici parteciperà lo stesso presidente del Consiglio Policarpo Volante per ribadire come al momento non ci sia alcuna risoluzione e “non conosco la panacea per concludere l’affrancazione dell’uso civico demaniale”. Non è esclusa neppure la presenza dei sei consiglieri del Pdl, in rotta con l’altra parte del partito, i quali prenderanno la parola per "evitare che si possa continuare a giocare sulla pelle di cittadini". Per dovere di cronaca durante l’ultima demolizione avvenuta venerdì scorso alla Banditella Bassa, c’è stato un controllo della zona da parte dei carabinieri della Tenenza i quali sono usciti sbalorditi per le discariche e le costruzioni abusive che nascono come funghi malgrado l’impegno profuso dal capitano Aldo Secci e dalla sua squadra.
Luigi Centore


I PINOCCHI DI ARDEA TORNANO IN AZIONE

In odore di elezioni rispuntano i "merlini " con la soluzione in tasca, ancora una volta i sapientoni del, si può fare, partono alla ricerca famelica di consenso elettorale e qualche altro obolo da far finire nelle tasche dei soliti geometri .

Una miscela di demagogia ed inganno,forse qualcuno dovrebbe cominciare a domandarsi: SE UNA SOLUZIONE ESISTE DAVVERO, E' MAI POSSIBILE CHE I SOLITI NOTI, la vengano a rappresentare sempre prima di una campagna elettorale, sfruttando la disperazione e la buona fede della gente ?

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