17 luglio 2010
COMUNICATO STAMPA
Il gruppo dirigente del PD di Ardea (di recente ricompattatosi per il rilancio del partito), alla luce dei ben quattro consigli comunali andati deserti e di fronte alle dimissioni dell’intera giunta, ritiene che Eufemi sia arrivato al capolinea politico/amministrativo.
E’ una notizia che spiace per l’uomo e, soprattutto, per Ardea che, come hanno ripetutamente dichiarato importanti esponenti di centrodestra “…l’amministrazione è in stallo da molti mesi.” In un periodo così difficile per l’economia e tra i tanti, annosi problemi di Ardea, è indispensabile ridare slancio al territorio con un’azione incisiva di governo, cosa ormai è divenuta un’autentica chimera per il centrodestra.
Purtroppo, a oggi, i problemi di Ardea dopo Eufemi ed Eufemi bis, sono ancora irrisolti nella stragrande maggioranza dei casi, mentre della sbandierata legalità rimangono sul terreno soltanto gli avvisi di garanzia che hanno colpito molti esponenti della giunta e della maggioranza del consiglio comunale. Siamo d’accordo che la giustizia deve fare il suo corso e che l’avviso di garanzia è, appunto, soltanto un avviso, ma non possiamo sottacere che quando se ne fa incetta diventa difficile nascondere gravi responsabilità.
D’altra parte lo avevamo previsto che la maggioranza “bulgara” di Eufemi (18/19 consiglieri a favore su 20) non avrebbe condotto a nulla di positivo Ardea. Quando almeno cinque consiglieri, votati per un’azione di contrasto all’Eufemi dimissionato dai suoi, passa dall’opposizione alla maggioranza, significa soltanto che la bussola politica e dell’amministrazione è sfasata e che l’unico collante può essere solo la spartizione degli affari. Questo, però, non è più il periodo degli affari: tramontati gli appetiti del nuovo sacco edilizio; ferma la costruzione selvaggia di nuovi mostri come quello dell’area Puccini e i palazzoni di Rio Verde, rimangono le briciole e notoriamente sono insufficienti per accontentare tutte le “bocche”, anche quelle non previste.
Il gruppo dirigente del PD ritiene che non ci siano più margini per proseguire un’esperienza politica e amministrativa rivelatasi disastrosa, che ha mal governato Ardea da oltre un ventennio.
E’ ora di cambiare pagina, di dare la parola al popolo sovrano che questa volta ben saprà scegliere tra chi ha mostrato di voler solo “tirare a campare” e chi è intenzionato a risolvere i problemi di sempre, per fare di Ardea un moderno paese di diritti e obblighi e non più soltanto di bieco clientelismo e affari.
Il PD si candida da per guidare una coalizione di centrosinistra rinnovata e compatta, in grado di elaborare un credibile programma di sviluppo economico, compatibile con le vocazioni di Ardea e in grado affrontare e risolvere i problemi lasciati marcire da tutte le compagini di centrodestra, dimostratesi ingannevoli e non all’altezza della situazione.
Ardea, lì 17 luglio 2010
Michele Lotierzo
Vice segretario PD
La denuncia di don Ciotti

Il presidente di Libera accusa il mondo del pallone. "Da sempre le mafie hanno controllato sul territorio i vari club. Oggi gestiscono le scommesse condizionano le partite, usano lo sport per cementare legami della politica, riciclano soldi. Mi stupisco di chi si stupisce"
La mafia controlla il mondo del calcio. Non stiamo parlando della maxi operazione dell'Interpol in Cina, Malesia, Singapore e Thailandia che ha portato all'arresto di oltre 5mila persone, ma dell'importante denuncia di don Luigi Ciotti, presidente di Libera. "Mi stupisco di chi si stupisce - ha affermato -. Da sempre le mafie hanno controllato sul territorio le squadre di calcio. E oggi più che mai gestiscono il calcio scommesse, condizionano le partite, usano lo sport per cementare legami della politica, riciclano soldi.
CALCIO SOTTO CONTROLLO - "E' necessario rompere i silenzi - accusa don Ciotti -, avere il coraggio della denuncia seria e documentata ricordando le tante piccole squadre e realtà locali che non hanno perso la trasparenza e la lealtà nel loro agire quotidiano. Le mafie - ha concluso Don Ciotti - usano il calcio giovanile per arruolare nuova manovalanza. Possedere una squadra di calcio rappresenta in tante realtà un fiore all'occhiello, una testimonianza di prestigio e soprattutto strumento di controllo del territorio". I pericoli - denuncia Libera - di convergenze mafiose e di riciclaggio nel calcio che conta possono essere molto evidenti anche solo dal punto di vista intuitivo.
SOSPETTO STRANIERI - Sotto accusa anche l'alta percentuale di stranieri presenti nei campionati professionistici nazionale che, ad oggi, raggiunge ormai il 40% degli iscritti. Una cifra macroscopica che, secondo Libera, è la conferma di sospetti su sulla regolarità delle modalità di compravendita. L'acquistare un giocatore straniero potrebbe inoltre, sostiene Libera, essere il comodo 'ombrello' per operazioni offshore.
IL VICE SINDACO MORINI CONSEGNA LE PROPRIE DIMISSIONI AL SINDACO EUFEMI*
UDITE UDITE, INCREDIBILE, IMPOSSIBILE MA VERO: MORINI RENZO VICE SINDACO DI ARDEA SI E' DIMESSO. IERI IL MONDO HA TREMATO, DA PECHINO A NEW YORK, DA LONDRA A PIZZICHETTONE. LE BORSE HANNO CHIUSO I BATTENTI. WALL STREET IN PREDA AL PANICO HA PREGATO OBAMA DI INTERCEDERE PRESSO IL MORINI PER IL RITIRO DELLE DIMISSIONI. DALLA SEDE DELL'ONU LA COMMISSIONE STRAORDINARIA PRESIEDUTA DAL PRESIDENTE DELLA CINA POPOLARE JIANG ZENIM HA APPROVATO UNA MOZIONE LA 1445 : " RENZEE' N'UN TE NE ANNA " PURTROPPO LA SENTENZA E' STATA EMESSA DAL CAPO CORRENTE GIORGIO SIMEONI . ORA IL DESTINO DEL RENZO NOSTRANO E' NELLE MANI DI CARLETTO REUCCIO DEFENESTRATO.
** Giorgio Simeoni ha detto: Dimettiti e Morini “Obbedisco”
Ci volevano le dichiarazioni del consigliere Sperandio per convincere l’ex assessore e vicesindaco a rassegnare le dimissioni, oltre certamente il benestare del Simeoni. Ancora una volta logiche politiche di spartizioni partitocratiche e non meritorie, portano ad incarichi che una volta assegnati resta difficile dimettersi. Il capogruppo Massimiliano Giordani come da direttive del gruppo, è riuscito a convincere l’ex assessore a riconsegnare le deleghe, delega che non è personale ma in prestito, anche se un prestito che gli dura da oltre trenta anni. Da lunedì molto probabilmente verrà rinominata la nuova giunta, e non è escluso che Morini “garantito” da Giorgio Simeoni possa non far più parte della giunta. Morini, ha voluto consegnare nel pomeriggio, al rientro ad Ardea del Sindaco *Carlo Eufemi*, dopo un
breve consulto con lo stesso, il vice Sindaco e Assessore al Bilancio del
Comune di Ardea Arch. *Renzo Morini*, come già preannunciato, (al sindaco) ha consegnato
le proprie dimissioni.
Luigi Centore
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Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Giorgio Simeoni (Trevignano Romano, 15 gennaio 1959) è un politico e imprenditore italiano.
Si è laureato in giurisprudenza, ed è diventato un imprenditore. È stato presidente dell'interporto di Civitavecchia e vice-presidente della regione Lazio con delega alla formazione nella giunta presieduta da Storace.[1] Inoltre, ha coordinato la campagna elettorale di Forza Italia per le elezioni amministrative della capitale nel 2006." id="cite_ref-1" class="reference">[2][3]
Nella XV Legislatura è eletto deputato alla Camera nelle file di Forza Italia, nella circoscrizione Roma 1. È membro della commissione ambiente, territorio e lavori pubblici.
Nel luglio del 2006, due pubblici ministeri di Roma presentano una richiesta d'arresto nei suoi confronti, nell'ambito dell'inchiesta sugli scandali della sanità nel Lazio.[4][5] Il Gip accoglie la richiesta, e richiede l’assenso della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, essendo egli diventato deputato. Nell'ambito della stessa inchiesta, il Gip ha disposto gli arresti domiciliari per l'ex segretario particolare di Simeoni, Gianpaolo Scacchi.[6] La giunta preposta della Camera nega però l'autorizzazione a procedere all'arresto,[7] grazie ai voti determinanti di due deputati dell'Ulivo. L'Assemblea condivise.[8
SENZA CENSURA ANONIMO HA COMMENTATO
]Ci sarebbe troppo da dire abbiamo un sindaco che non fa il sindaco abbiamo i carabbinieri che non possono fare i carabbinieri e abbiamo i vigili che non possono fare i vigili del resto in ardea non ci manca niente abbiamo immondizia , abbiamo i rom che ormai sembrano residenti e comandano loro abbiamo la possibilita dell'aqua ma non so quanti mila euro ci vogliono x richiederla ,il gas non esiste la delinguenza abbonda ,di tutti i tipi ,droga prostituzione ,furti e tutto quello che volete , tanto ti rispondono che qui in ardea nessuno gli fa niente perciò terra di nessuno ,ma le tasse si pagano come una cittadina normale , nessuno si interessa a niente e se qualquno lo fà allora tutti a dossovengono puniti solo i cittadini onesti perche sono la parte piu debbole da colpire , vi sembra normale? Ebbene in Adea e normale.Tanto so che anche questo commento non serve a niente anzi non verra neanche publicato , allora diciamo che ho scritto solo x in sfogo, perche non se ne po piu .
16 luglio 2010
SCUDO SALVA-BANCHIERI? SARA' BATTAGLIA

Ci risiamo. Li abbiamo beccati di nuovo con le mani nella marmellata. Il governo dei furbi e dei ladroni, che affossa le famiglie ma salva i banchieri, ha infilato nella manovra appena approvata al Senato, e che dal 26 luglio approderà alla Camera, una norma per salvare i furbetti del quartierino dai loro processi. Stavolta, la mano è quella del senatore Cosimo Latronico, parlamentare del Pdl sufficientemente sconosciuto per far passare in sordina il misfatto, che ha presentato un emendamento sottobanco per bloccare i grandi processi per bancarotta (articolo 48 della manovra Finanziaria di Tremonti). Tecnicamente si tratta di questo. Nel maxi emendamento, c’è una disposizione in base alla quali non sarà più perseguibile chi, nell’ambito delle procedure per il concordato preventivo e per la ristrutturazione del debito, dovesse commettere il reato di bancarotta semplice o bancarotta fraudolenta. E questo varrà anche per chi già adesso è sotto inchiesta o è stato rinviato a giudizio per tali reati. In pratica, lo ha spiegato bene il collega e amico Antonio Borghesi oggi su Il Fatto quotidiano, si aprirà la strada alla possibilità che qualsiasi imputato di bancarotta semplice o fraudolenta si appelli ad una delibera del consiglio di amministrazione in qualche modo connessa a processi di gestione del dissesto o del debito, per trasformarla in uno scudo anti-processo. Di scudi,non è una novità, questo governo se ne intende. Per capire a chi serve il vergognoso emendamento salva-manager del senatore Latronico, basta risalire a qualche sera fa, alla famigerata cena tra Berlusconi e Casini sull’attico di casa Vespa, alla quale erano presenti Silvio Berlusconi, Gianni Letta, il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi e, guarda caso, il banchiere Cesare Geronzi. Attuale presidente di Assicurazioni generali, Geronzi vanta un indiscutibile primato in quanto a crac e fallimenti. Ha iniziato la sua lunga carriera, infatti, con il crac di Federconsorzi, a seguire una bancarotta preferenziale nella vicenda Italcase-Bagaglino e infine i famosi crac Parmalat e Cirio. L’emendamento salva Geronzi, e salva tutti i furbetti del quartierino, passati presenti e futuri, è servito. Questo è il governo Berlusconi, con buona pace di Tremonti. Tutto questo, mentre proprio ieri l’Istat ha detto che ci sono 8 milioni di nuovi poveri. La tagliola della fiducia che proprio ieri il ministro dell’Economia ha annunciato anche alla Camera non ci fermera'. Siamo gia' al lavoro per impedire l'ennesimo scempio.
di Massimo Donati
La falsa riforma sanitaria di Obama - 20 milioni di americani precari resteranno privi di assistenza sanitaria
Cancellata l'opzione pubblica inclusa nel testo originale,Ingrassa le assicurazioni private e le società farmaceutiche. Concessioni agli anti-abortisti. 20 milioni di americani resteranno ancora privi di assistenza sanitaria
Il 21 marzo 2010 la "Camera dei rappresentanti" degli Stati Uniti ha approvato sul filo del rasoio la cosiddetta "riforma sanitaria" di Obama, già approvata dal Senato alla vigilia di Natale. 219 i voti a favore, 212 i contrari: i Repubblicani e 34 democratici "dissidenti".
Si tratta di riforma, sia pur timida, del sistema sanitario americano? I fatti dicono il contrario.
Bando all'uso dei fondi pubblici nelle interruzioni di gravidanza
Innanzitutto va detto che il costo stimato è di 829 miliardi di dollari in 10 anni pari a un solo anno di spese militari.
In secondo luogo occorre ricordare che la legge non sarebbe passata senza il voto favorevole dei fanatici antiabortisti guidati dal deputato "democratico" Bart Stupak del Michigan. Per convincere i "Blue dogs" il Presidente si è letteralmente calato le brache firmando notte tempo un "ordine esecutivo" - l'equivalente di un decreto presidenziale - che rafforza in tutta l'Unione il divieto di usare i fondi federali per rimborsare le spese delle interruzioni di gravidanza. Un'omologazione evidente alla politica delle crociate clerico-fasciste perseguita del suo predecessore, il boia G.W. Bush contro il riconoscimento dei diritti civili, sociali e sanitari delle donne.
Come se non bastasse avere messo al bando i fondi pubblici la legge ha anche stabilito che per accedere al servizio per l'interruzione di gravidanza le donne dovranno pagarsi una polizza a parte, oltre a quella per la "copertura sanitaria". E come faranno i poveri d'America bisogna domandarlo ai pennivendoli nostrani come Federico Rampini di Repubblica che per l'occasione ha sparato il titolone a nove colonne: "Passa la riforma Obama. Questo è il vero cambiamento". Senza parlare degli entusiasmi dei giornali trotzkisti il manifesto e Liberazione, e de l'Unità del partito liberale di Bersani.
La sanità resta nelle mani della speculazione privata
La sanità americana, come è noto, è da sempre fondata sulle assicurazioni private e sullo strapotere dei monopoli farmaceutici e biomedicali che speculano sulla salute del popolo americano al solo scopo di massimizzare i profitti. Questo regno della giungla non viene minimamente scalfito da questa "svolta epocale" (dichiarazione del responsabile per le Politiche della Salute della Cgil, Stefano Cecconi). L'America resta infatti priva non solo di un sistema sanitario nazionale pubblico e universalistico, ma persino di una sottospecie di assicurazione di Stato disponibile a tutti, gratuita o a costo contenuto.
E pensare che ancora nel settembre scorso Obama affermava che: "offrire un'assicurazione pubblica in concorrenza con le private aiuterebbe a migliorare la qualità delle cure e a ridurre i costi". Nel giro di poche settimane questa opzione, che in campagna elettorale era stata presentata come la parte principale, prendeva la forma di "un'agenzia federale con il mandato di negoziare con i fornitori di sanità (ospedali, dottori, case farmaceutiche) il prezzo migliore per gli iscritti". Alla fine dell'anno, la "public option", svuotata di ogni contenuto, era ormai diventata una "sliver", "piccola parte forse non essenziale", della "riforma del sistema sanitario" e infine lo squallido prestigiatore e opportunista, pressato dalle lobby e dai mass-media del regime, la faceva scomparire del tutto.
Ciò significa molto banalmente che le assicurazioni private e le società farmaceutiche continueranno a fare il bello e il cattivo tempo e a ingrassare come e più di prima. Sicuramente più di prima perché la legge per la prima volta prevede l'obbligo di acquistare una copertura sanitaria individuale, pena una multa di ben 700 dollari l'anno, a fronte di una ridicola multa per i padroni delle aziende che non forniranno l'assicurazione ai dipendenti, pari ad appena 2 mila dollari all'anno e applicabile solo a partire dal 30° impiegato.
Si è calcolato che saranno circa sedici milioni di cittadini che dovranno comprare obbligatoriamente una polizza sanitaria privata. Nel caso dovesse costargli più del 9,5% del loro reddito, riceveranno un misero sussidio statale: fino a 6mila dollari.
In tal modo la "middle classe", di cui il "Nuovo Kennedy" si dichiara il rappresentante, dovrebbe rientrare nella copertura assicurativa, mentre solo nel lontano 2014, guarda caso a scadenza di mandato, il servizio Medicaid dovrebbe essere esteso fino a coprire chi guadagna meno del 133% della soglia di povertà, pari a circa 29mila dollari di reddito annuo lordo per una famiglia di quattro persone.
L'unico dato certissimo sono allora i miliardi di dollari che finiranno nelle tasche delle compagnie assicurative già protagoniste delle massicce speculazioni, unite a quelle delle banche, che hanno innescato la spaventosa crisi finanziaria e a cui già sono stati versati fiumi di denaro pubblico sia da Bush che da Obama, per salvarle dalla bancarotta. A conti fatti anche la legge Obama serve unicamente a questo scopo, ossia a mettere un argine ai dati da Terzo Mondo del censimento 2009 secondo il quale: "sono 14 mila ogni giorno gli americani che perdono l'assicurazione sanitaria perché non sono in grado di pagarla, perché si ammalano, o perché perdono o cambiano posto di lavoro (le cosiddette pre-existing condition a cui fanno ricorso da sempre le assicurazioni private), per un totale di 46 milioni di americani, pari ad oltre il 15% del totale della popolazione, privi di assistenza sanitaria".
Un grande inganno
Altro quindi che "riforma sociale per i più deboli" come sostengono "i democratici", altro che "socializzazione dell'assistenza medica" e "socialismo sanitario di tipo cubano", come sostengono i lobbisti repubblicani, altro che "due passi avanti e uno indietro" come afferma il regista Micheal Moore.
La verità è che siamo di fronte ad un grande inganno: il diritto universale alla salute resta una chimera. 20 milioni di americani, soprattutto disoccupati e precari, resteranno privi di assistenza sanitaria, il che significa doversi pagare i medicinali e il Pronto soccorso, non avere accesso alle visite mediche, ecc., almeno altri venti milioni saranno costretti ad indebitarsi, che sia per comprare la polizza, sotto ricatto, o per pagare la multa, se rifiutano l'assistenza sanitaria privata!
È chiaro a questo punto che i pescecani delle assicurazioni, come il colosso californiano Blue Cross, che a febbraio aveva imposto l'ennesimo rincaro del 39% delle tariffe, protestano non già per l'impianto della legge, quanto per quell'impercettibile aumento del pressione fiscale nei loro confronti.
Per non perdere totalmente la faccia di fronte al suo elettorato imbufalito dalla repentina retromarcia sulla "public option", Obama ha promesso di obbligare le assicurazioni a calmierare il prezzo delle Polizze, "attraverso una nuova borsa prezzi controllata dallo Stato". Ha anche promesso di rendere operativi i divieti alla generalizzata prassi delle compagnie assicurative di coprire i sani e respingere i malati, per cui non potranno: 1) rescindere una polizza quando il paziente si ammala; 2) rifiutarsi di assicurare un bambino invocando le sue malattie presistenti, compresi lo screening genetico neonatale; 3) utilizzare i tetti massimi di spesa per rifiutare i rimborsi oltre un certo ammontare (una pratica particolarmente odiosa per i pazienti con patologie gravi che richiedono terapie costose come il cancro). Ha stabilito anche che i genitori avranno il diritto di mantenere nella copertura della propria assicurazione i figli fino al compimento del 26° anno di età.
Ma chi la spunterà nelle cause legali non è difficile immaginarlo.
Un altro scandalo? Non una riga per porre termine alle criminali sperimentazioni di farmaci e vaccini operati da "Big Pharma" sui più deboli ed indifesi.
La montagna degli annunci planetari insomma ha partorito un topolino minuscolo che non cambierà di certo lo status quo. L'unico dato positivo di tutta questa vicenda, giocata con grande spregiudicatezza sulla pelle delle masse popolari e del proletariato americano, è che l'ipnosi collettiva sta incominciando a diradarsi. Lo scopo di Obama è chiaro: aumentare la copertura assicurativa privata allo scopo di ridurre (leggi tagliare) di oltre 2mila miliardi di dollari in 10 anni le spese federali (ossia statali) per gli aiuti medici agli anziani (medicare) ed agli indigenti (medicaid), mettere una toppa all'impatto della crisi economica sui titoli dei grandi monopoli farmaceutici ed assicurativi della sanità privata.
Obama è salito alla Casa Bianca nel vano tentativo di salvare dalla sua inevitabile sorte il barbaro, crudele e disumano sistema capitalistico!
15 luglio 2010
Eufemi risorgerà dalle ceneri come l’airone cenerino di Ardea
Sentito telefonicamente sulla crisi politica alle 14,00 di oggi, Nazareno Sperandio prende le difese di Renzo Morini e dice: “Morini ha dato la sua disponibilità a dimettersi come impartitogli da Giorgio Simeoni, Sperandio prosegue l’incarico di assessore e vicesindaco Morini fanno parte di un accordo pre elettorale sancito con i vertici romani, quindi pur avendo lo stesso manifestato la sua disponibilità a dimettersi deve attendere disposizioni dall’ex consigliere regionale Simeoni, Sperandio con tutta calma aggiunge, qualora il sindaco che tra l’altro non sembra intenzionato a revocare l’incarico a Renzo Morini dovesse però farlo, la politica ad Ardea subirebbe un ulteriore stallo in danno della cittadinanza. Gli accordi dice Sperandio vanno rispettati, non era previsto in nessun accordo che un assessore fosse di riferimento di Magliacca e Putrella, questo prEufemi risorgerà dalle ceneri come l’airone cenerino di Ardeaecisa è stata una autonoma scelta del sindaco, inoltre Morini si è guadagnato quanto ha avuto fino ad ora in quanto ha rinunciato a fare il candidato sindaco come Forza Italia cedendolo ad A.N. con l’impegno Morini, avrebbe ottenuto in futuro come F.I. quello che oggi ha ovvero l’incarico di assessore con delega a vice sindaco. Successivamente anche il consigliere Bruno Cimadon firmò un documento che avallava tale scelta, ora se si vuole mettere in discussione Morini si dovrà mettere in discussine tutto e quando dico tutto dico tutto (e ci tiene a precisarlo) compreso la presidenza del consiglio la quale anche questa viene da un accordo romano” Queste affermazioni dette telefonicamente da Sperando non solo modificano le teorine del capogruppo Massimiliano giordani, ma lasciano credere che tutto ritornerà come prima, infatti se il sindaco rimane sulle sue posizioni non potendo forse inimicarsi l’alto politico romano, non rischierebbe nulla infatti non si paventano per ora la raccolta di firme per sfiduciarlo non volendo nessuno andare a nuove elezioni prima che è stato portato a termine il programma elettorale. Notizie che lasciano dell’amaro in bocca ai cittadini ed ai candidati che parteciparono a quella tornata elettorale. Vuoi vedere che Sperando avrà ragione e che ancora una volta il sindaco come l’airone cenerino del paese che amministra si rialzerà in volo dalle ceneri ?
Luigi centore
P.S. nella leggenda di Ardea si dice che è stata bruciata sette volte ed è sempre risolta e tutte le volte dalle sue ceneri si è alzato in volo un airone che in seguito venne chiamato airone cenerino. L’airone è il simbolo insieme alla nave di Enea è il simbolo della città di Ardea
Ci domandiamo, " MA CHE C'AZZECCA " la mitologia e la leggenda dell'airone con le squallide vicende di questa classe politica incapace, o forse si intende metaforicamente insinuare che Eufemi e compagni hanno bruciato Ardea per l'ottava volta ?
il Webmaster
Petricca cede… ma Morini tiene duro
14 luglio 2010
CRISI POLITICA AD ARDEA
La sceneggiata continua, tutti contro tutti in cerca di poltrone e potere con una amministrazione da tanto tempo in stallo, come ammette lo stesso capogruppo PDL.Oggi alle ore 19.00 ( in notturna, forse per la vergogna ) si terra' il Consiglio Comunale. Diverse le assenze importanti, ma gli informati dicono che l'assise si pronuncierà solo su punti di normale amministrazione. Da domani Eufemi dovrà rimettere insieme un esecutivo, il clima già caldo non lo aiuterà nell'infuocato contendere delle forze politiche mai sazie di deleghe e di appalti da gestire.
Riuscirà il nostro " eroe " nettunense a far ripartire il caravanserraglio del centro -destra ?
il webmaster
Ufficializzata la crisi politica con le dimissioni di cinque dei sette assessori della giunta Eufemi. Le deposizioni sono state consegnate al protocollo generale alle ore 12,00 di oggi alla presenza del capogruppo del Pdl, Massimiliano Giordani.
“A seguito della proposta del gruppo consiliare di cui sono il legittimo capogruppo, - ha spiegato Giordani - la giunta è stata azzerata per le dimissioni della maggioranza degli assessori. Ad avallare tale scelta il capogruppo del partito dell’Udc quello dell’Udeur, quello del gruppo misto e i consiglieri del cartello “Magliacca”. Il tutto - ha continuato Giordani - per rilanciare l’amministrazioni da tempo allo stallo”.
Gli assessori dimissionari sono Carlo Giorgio Bille, Fabrizio Velocci, Mario Polito, Massimiliano Gobbi e Daniele Bosu, rispettivamente all’urbanistica, commercio, pubblica istruzione, servizi sociali e lavori pubblici. “Gli stessi - conclude il capogruppo - restano a disposizione del partito”.
A restare aggrappati alla poltrona l’assessore Nicola Petricca con delega all’ambiente, (settore, in quest’ultimi tempi molto chiacchierato) ai cimiteri, alle manutenzioni all’autoparco e a diverse di deleghe sottratte ai lavori pubblici, quali le opere fognarie, idriche di metanizzazione e di raccolta rifiuti solidi urbani. Renzo Morini assessore al patrimonio, bilancio con delega a vice sindaco.
Ormai è netta la diatriba che vede contrapposti il gruppo che in regione fa capo a Antonio Paris e che qui è rappresentato dal sindaco, da Luca Di Fiori e da Nazareno Sperandio. Ancora una volta con le mancate dimissioni di Morini e Petricca, la crisi si è allungata e potrebbe essere senza ritorno. Stando a indiscrezioni, sembra che nessuno dei due “disubbidienti” sia interessato a consegnare le deleghe come richiesto dal capogruppo con l’avallo oltretutto dei vertici romani che hanno tuonato: “Chi non si allinea alla volontà della maggioranza del partito è fuori”.
La paura di Petricca come quella di Renzo Morini è che, qualora dovessero essere rinominati, perderebbero dei pezzi di deleghe oggi in loro potere. Renzo Morini, oltretutto, non è intenzionato a dimettersi per non mettere in discussione la sua successione a Eufemi come futuro candidato a sindaco. I cittadini rutuli venuti a conoscenza della notizia, si sono stretti intorno al capogruppo del Pdl e a quanti chiedono a viva voce le dimissioni di Renzo Morini e Nicola Petricca come hanno fatto senza riserve gli altri cinque colleghi.
(Nella foto dall’alto a sinistra: Morini, Petricca, Di Fiori e Sperandio. Al centro Eufemi)
Luigi Centore
da ilfaroonline