06 dicembre 2011

ARDEA - PRC , ELEZIONI NEL NOME DELLA SOLIDARIETA' SOCIALE


Pochi mesi alle elezioni amministrative di Ardea. I soliti noti, si esibiranno nelle loro imperdibili performances, ma posizioni politiche a parte, questa volta i nostri generosi e volenterosi amministratori uscenti, dovrebbero impegnarsi ad ascoltare le due richieste che proponiamo.

Brevemente:

  1. Risparmiare al territorio il travolgimento violento di manifesti e cartacce sparsi ovunque senza decoro e regole, rispettando gli spazi di affissione, evitando di impiastrare ogni luogo con facce ammiccanti, con materiale elettorale, (abbiamo persino dovuto vedere bandiere conficcate nel tronco degli alberi sui viali del nostro quartiere). Nel rispetto dei cittadini, dell’ambiente, dell’arredo urbano ma soprattutto della loro dignità.

  2. Proposta a nostro avviso , di primaria e fondamentale importanza, dimostrare la consapevolezza della crisi economica in cui versa il paese, in particolare lo stato di precarietà dei giovani di Ardea, a vantaggio de i quali , non è stata messa in campo alcuna politica occupazionale. Ritenendo la tornata elettorale un momento di grande dispendio di denaro, chiediamo che siano chiamati ai seggi, come scrutatori, solo i giovani disoccupati o inoccupati e donne senza reddito preferibilmente con figli a carico; regolarmente iscritti alle liste comunali. Un piccolo gesto di solidarietà, che se pur di minima entità, sia il segnale di volontà sociale, evitando di andare ad occupare i soliti personaggi, o famiglie intere, già stipendiati, che anzi, usufruiscono di permessi lavorativi, aggravando ulteriormente sulle cassa dello stato.

Crediamo di facile applicazione le nostre richieste, riteniamo anzi doveroso da parte dell’amministrazione, farsi carico di queste proposte, nel caso contrario sarà evidente una cattiva volontà di equità sociale, la stessa che abbiamo denunciato da sempre

Rifondazione comunista

circolo di Ardea


DI PIETRO - IDV - PER FARE UNA MANOVRA COSI BASTAVA BERLUSCONI




Così com'è, noi questa manovra non la votiamo, non la possiamo votare. La respingeremo se non sarà corretta perchè è iniqua, ingiusta, una offesa al sentire comune di giustizia. Abbiamo chiamato i professori ma sanno fare solo gli esattori della povera gente. Ancora una volta vengono presi i soldi a chi non riesce neanche a campare.
Sono riusciti a inseri...re nella manovra la "legge del cassiere", che prende dove trova senza rendersi conto che fa pagare chi è più debole. E' una manovra ragionieristica, che deve essere riscritta in Parlamento: per questo proporremo una contromanovra che a saldi invariati tolga ai più abbienti e non a chi paga sempre. Insomma, una legge del buonsenso con entrate e uscite diverse da quelle del governo.
Infatti, nel testo presentato non viene fatto nulla in concreto contro gli evasori fiscali, contro gli scudati fiscali. Ancora rimangono, ed è assurdo, quei 15 cacciabombardieri da comprare a qualche miliardo l'uno. Insomma, io penso una cosa molto semplice: quando non ci stanno i soldi, si levano dalle spese militari, dagli enti inutili, dalle consulenze a sbafo, dagli sprechi della politica. Non a chi le tasse le paga e le ha sempre pagate.
Per fare una manovra del genere andava bene pure Berlusconi, non servivano i professori.

VIDEO
http://www.youtube.com/watch?v=msmU1zygFes&feature=player_embedded

03 dicembre 2011

Fiat, Cremaschi: “Minacce non nuove. La Fiat ha perso, è questa la verità"


Cosa pensi di questo annuncio di Marchionne?
Il fatto che lui minacci di andarsene è una non notizia. E’ da quando ha aperta la vicenda di Fabbrica Italia a Pomigliano che ripete sempre la stessa cosa. Il punto è che non riesce a vendere una automobile. Non è capace di vendere dove invece si dovrebbe e in un regime di forte competizione. Sono anni che non investe più. Da anni noi della Fiom abbiamo detto che a quei livelli prima o poi avrebbe chiuso. E comunque la cosa che bisogna sempre sottolinea è che la Fiat ha già chiuso tre siti produttivi: Termini Imerese, Imola (Cnh) e Valle Ufita (Irisibus). La Fiat ha perso la sfida sulla competitività e ora vuole scaricare i costi sui lavoratori e sulla collettività.

Il sindacato chiede la convocazione da parte del Governo. Ma non è un po’ tardi?
Capisco che Susanna Camusso e Maurizio Landini per dovere istituzionale chiedano il confronto ma la cosa migliore sarebbe chiedere la restituzione dei soldi pubblici che la Fiat ha preso in questi ultimi trentanni.

Marchionne chiude e Monti nega il confronto sulle pensioni...
Monti e Marchionne sono la stessa cosa. Hanno ruoli diversi ma la pensano allo stesso modo. Sono accomunati dall’idea che bisogna fare ancora sacrifici per competere. Ma il risultatao è che la Fiat non compete. Il dato è che gli operai italiani hanno differenze clamorose di busta paga rispetto ai loro colleghi tedeschi, ma le Volkswagen si vendono le Fiat no. Monti e Marchionne sono espressione di quella tecnocrazia e managerialità che ha creato la crisi e ora pretende di risolverla.

ARDEA - SINDACO CARLO EUFEMI NOMINA LA GIUNTA



L’impegno assunto in Consiglio Comunale dal Sindaco Carlo Eufemi di nominare entro venerdì i componenti la nuova giunta, è stato mantenuto per metà. Questa sera verso le ore 20,00 l’annuncio della nomina di quattro assessori. Riconfermato Giorgio Carlo Bille (Urbanistica e Edilizia Privata) in quota a Francesco Paolo Corso uno dei componenti la PDL che non hanno votato il bilancio di assestamento riconfermati

Nicola Petricca (Ambiente, Igiene Urbana, Sanità, Reti Tecnologiche, Servizi di Manutenzione) proposto da Luca Di Fiori. Fabrizio Velocci (Attività Produttive, Bilancio, Tributi) in quota al gruppo Fulvio Bardi, ed il new entry Alfredo Cugini (Lavori Pubblici) in quota Antonello Magliacca essendo egli il cognato. Mancano da nominare altri e tre assessori, attualmente non risultano riconfermati Massimo Rosa in quota Riccardo Iotti, e Roberto Catozzi in quota a Nazareno Sperandio, pur avendo questi votato il bilancio svincolandosi dall’impegno preso con il gruppo di Massimiliano Giordani. Per molti una mossa tattica per recuperare sia Corso che Magliacca e spaccare con una certa sicurezza il gruppo Giordani ed il duo Magliacca Petrella: Ci riuscirà il nostro eroe? Del resto il sindaco conoscendo i suoi consiglieri sa bene come mandarli in corto consapevole che mai nessuno raccoglierà le firme per defenestralo. Con queste nomine il Sindaco è convinto di aver assicurato la continuità dell'azione amministrativa riservandosi di nominare nei prossimi giorni gli altri Assessori con l'obiettivo di rendere più ampia possibile la coalizione di Governo anche nella prospettiva dei prossimi impegni elettorali. Una prospettiva che sarà dura da avverarsi. Ancora una volta la confusione regna sovrana tra i consiglieri comunali e tutto in danno della popolazione.

Luigi Centore


02 dicembre 2011

“Caos in ARDEA - Consiglio, bene l’azzeramento delle deleghe”


E’ quanto afferma il consigliere comunale Luca Fanco, ufficializzato nel gruppo del Pdl di Ardea

da Il Faro on line – “Nell’ultimo Consiglio abbiamo assistito all’ultimo tentativo dell’ex Capogruppo del Pdl Massimiliano Giordani e dei suoi seguaci, di portare il Pdl di Ardea e l’intera coalizione del centro-destra nel baratro. E’ riuscito in questi anni a turno a far litigare tutti e scontentare tutti con rivalse personali che nulla hanno a che fare con la politica”. E’ il duro commento del consigliere comunale Luca Fanco, ufficializzato nel gruppo del Pdl di Ardea. “Giorno dopo giorno, - ha spiegato - sono emersi tutti i suoi limiti, evidenziando la totale assenza di esperienza e cultura politica. Un doveroso plauso va dato al Sindaco, che, anche se in ritardo, ha avuto il coraggio di interrompere questa agonia e paralisi amministrativa con l’azzeramento della giunta ufficializzando una nuova maggioranza che darà in questi ultimi mesi di mandato, ai cittadini, al territorio e alla coalizione del centro-destra nuova linfa per essere vincenti alle prossime elezioni amministrative”. “Adesso il centro-destra deve trovare una figura vincente come prossimo candidato a Sindaco, l’ideale sarebbe un uomo con elevata cultura ed esperienza politica-amministrativa, che non abbia procedimenti penali in corso relativi alla pubblica amministrazione, che non abbia vizietti strani come il gioco d’azzardo o l’assunzione di sostanze stupefacenti, che abbia una dichiarazioni dei redditi dove giustifichi il suo tenore di vita, che abbia dimostrato nel passato di essere in grado di far funzionare la macchina amministrativa con il massimo regime, solo così i cittadini di Ardea ed il loro territorio avranno la stabilità amministrativa che finalmente permetterà di realizzare tutte quelle opere e servizi tanto attesi da anni!”

01 dicembre 2011

Concita De Gregorio: “Il Pd ha perso di proposito le elezioni regionali del Lazio”




L'ex direttore de l'Unità, ospite all'assemblea nazionale di Tilt a Pisa, ha raccontato i particolari della strategia del Partito democratico. Che volutamente non ha appoggiato il referendum , il NO B. Day, le manifestazioni studentesche e, soprattutto, la candidatura di Emma Bonino a presidente del Lazio. E i Radicali vanno all'attacco


Il Partito democratico ha perso di proposito le elezioni regionali nel Lazio per far vincere la Polverini e, in tal modo, rafforzare Fini. E poi. Il Pd non ha aderito alle campagne degli studenti perché “tanto non votano”, non ha sostenuto il “No B. Day” perché “non è una manifestazione” creata dai democratici e non ha appoggiato il referendum perché “tanto non raggiunge il quorum”. Fino a qualche giorno fa erano solo delle congetture ad appannaggio dei retroscenisti politici, oggi invece sono diventate qualcosa di più. Merito di Concita De Gregorio. L’ex direttrice de L’Unità, infatti, intervenendo sabato scorso all’assemblea nazionale di Tilt a Pisa, ha rivelato alla platea particolari per certi versi imbarazzanti sulla strategia del maggior partito di opposizione che, a sentire la giornalista di la Repubblica, le avrebbe impedito di portare avanti campagne politiche sulle pagine del quotidiano fondato da Gramsci.

Particolarmente interessante, in tal senso, ciò che è avvenuto nelle stanze del potere dei democratici dopo la candidatura di Emma Bonino alle elezioni regionali del Lazio. La ricostruzione della questione direttamente dalle parole di Mario Staderini. Il leader dei Radicali, infatti, dopo aver appreso i retroscena rivelati dalla De Gregorio, ha scritto una nota in cui riprende le parole della ex direttrice de l’Unità.

“Durante l’assemblea nazionale di TILT dello scorso 26 novembre – scrive Staderini – Concita De Gregorio ha confermato quanto ci era parso subito oggettivo ed evidente: il Partito Democratico ha voluto far perdere Emma Bonino alle Regionali del Lazio”. A questo punto, l’esponente radicale ha ripreso la ricostruzione della giornalista, che ha detto testualmente: “Quando Emma Bonino si autocandidò a Roma per assenza di candidati del centrosinistra, aveva tutte le possibilità di vincere, lo dicevano i sondaggi e le esperienze di vita. Siccome il Pd non sembrava di voler sostenere la candidatura di Bonino, sono andata da un altissimissimo dirigente nella sede del Pd e ho chiesto: ‘Siccome esiste un candidato del centrosinistra ed uno del centrodestra, io vorrei sapere se per caso voi avete deciso di non sostenere questa candidatura. Siccome mi sembra che sia cosi, diciamocelo, è ipocrita e inutile che l’Unità faccia la campagna quando nei circoli del Pd arrivano indicazioni di non fare volantinaggio’”.

La risposta dell’altissimissimo dirigente del Pd? Concita De Gregorio non ha usato giri di parole: “Mi ha risposto così – ha detto – : ‘A noi questa volta nel Lazio ci conviene perdere. Perché, siccome la Polverini è la candidata di Fini e siccome è l’unica sua candidata della tornata, se vince, Fini si rafforza all’interno della sua posizione critica del centrodestra e, finalmente, si decide a mollare Berlusconi e a fare il terzo polo, insieme a Casini. E noi avremmo le mani libere per allearci con Fini e Casini e andare al governo. Senza ovviamente che gli elettori ci mollino, senza perdere troppo consenso. Perché non saremo noi a condurre questa operazione, noi perdendo oggi daremo solo il via, il resto lo farà la crisi economica’”.

Alla luce della rivelazione, Mario Staderini è passato all’attacco: “Questa rivelazione avrebbe del clamoroso se non fosse che avevamo denunciato tutto a tempo debito – ha commentato il leader dei Radicali -. Bastava infatti guardare il budget della campagna elettorale del centrosinistra, che nel caso della Bonino era un quarto di quanto speso per Marrazzo. A questo punto – ha chiesto Staderini – , al di là del dirigente citato dalla De Gregorio e che dall’audio sembrerebbe essere individuato in Fioroni, credo che Pier Luigi Bersani debba dire la verità e chiedere scusa agli elettori che sostennero la candidatura di Emma Bonino”

Caro PD, che errore appoggiare il Governo


Intervista a Paolo Ferrero, Segretario nazionale PRC

Maria Zegarelli – l’Unità 01/12/2011


Mario Monti «è come un conducente di un autobus che, mentre sta finendo contro un muro, non frena, anzi accelera…». È, in estrema sintesi, «un banchiere che decide le misure, le presenta e il Parlamento gliele deve approvare». Il Pd, invece, che prima «era un interlocutore con cui lavorare per preparare un`alternativa in grado di mandare a casa Berlusconi, ha fatto un errore drammatico» quando ha deciso di appoggiare il governo di tecnici e quindi ormai il dialogo è chiuso. Paolo Ferrero, alla vigilia del congresso di Rc, che si svolgerà a Napoli da domani a domenica, come si posiziona il suo partito? «Noi arriviamo a questo congresso con 500 delegati, 40mila iscritti e due nodi fondamentali sui quali far ruotare la nostra discussione: costruire un`unità a sinistra per un`alternativa a questa politica neoliberista e riaffermare, nel ventennale della nascita di Rc, le ragioni del comunismo, non come ideologia, ma come estensione dei beni comuni, della programmazione pubblica e della democrazia e partecipazione del basso».

È per questo che ha lanciato un appello a Nichi Vendola che al suo contrario non ha un approccio di totale chiusura verso il governo?

«Ho lanciato un appello a Nichi perché credo che spetti a noi fare una opposizione costituente, di sinistra, a questo governo che, ormai è evidente a tutti, intende attuare una politica di continuità rispetto al passato. Ma non mi rivolgo soltanto a Nichi, che è la personalità più nota. Noi parliamo a tutta la sinistra sociale, sindacale, culturale, delle associazioni e dei movimenti, che a tutt`oggi continuano a non trovare rappresentanza nei partiti che sono in Parlamento e si apprestano, a parte la Lega razzista e campanilista, ad approvare ogni misura che gli verrà sottoposta. Basta guardare cosa è successo oggi: hanno approvato quasi unanimemente l`obbligo del pareggio di Bilancio in Costituzione, un provvedimento che più liberista di così è difficile immaginare».

Porte chiuse anche con il Pd, con il quale in realtà il rapporto non è mai stato facile. Prima delle dimissioni di Berlusconi era soprattutto desistenza, oggi che cosa è?

«Non è vero che era solo desistenza, c`era un schema a cui si stava lavorando e per il quale avevamo dato la nostra disponibilità».

Mandare a casa il Cavaliere?

«Era uno schema di costruzione di un fronte comune democratico per battere il berlusconismo. Poi, il Pd ha fatto 1′errore drammatico nell`appoggiare Monti ed è evidente che ora è cambiato tutto. Io non cosa sarà la politica fra un anno, se una parte di questo governo diventerà schieramento, se lo stesso Pd sarà ancora unito oppure no. Oggi non ha più senso parlare di un centrosinistra contro un centrodestra: sono lì tutti insieme a votare le stesse cose».

Monti ha appena annunciato per lunedì le prime misure chiedendo al Parlamento che vengano approvate al più presto. In caso contrario, aggiunge, l`Italia rischia grosso.

«Le misure annunciate da Monti sono recessive, si torna a parlare di nuovo di Ici – e se messa sulle case da 2-300mila euro sarebbe fortemetne iniqua – di pensioni, di interventi sul mercato del lavoro. Non è così che usciremo dalla crisi e, sopratutto, non sono queste le misure che servono a sconfiggere la speculazione…».

Quali, invece, sarebbero necessarie?

«Sono sostanzialmente due: un`operazione sul piano europeo per fermare le speculazioni facendo sì che la Bce acquisti direttamente i titoli di Stato dei paesi membri…».

Ma su questo la Merkel ha una posizione diversa.

«Penso che bisogna dire con chiarezza, visto che è rimasta da sola a sostenere questa posizione, che o la Merkel accetta questa condizione oppure noi non le restituiamo i soldi delle banche tedesche che abbiamo nel debito. Insomma, credo che ci sia bisogno di una contrattazione molto dura altrimenti si va a fondo. La Bce deve funzionare come le altre banche centrali, non può continuare a prestare i soldi alle banche private ma non agli Stati».

E in Italia, che si dovrebbe fare?

«In Italia c`è bisogno di una patrimoniale molto secca, 1`1% sopra il milione di euro, per arrivare progressivamente al 2%. Dai nostri calcoli si recupererebbero oltre 20 miliardi, mentre altri 20 potrebbero derivare fissando un tetto alle pensioni alte: 5mila euro netti, così come per il cumulo delle stesse. Se c`è la crisi è assurdo che ci siano persone che avranno pensioni, come Draghi, oltre 14mila euro lordi, che peraltro, cumulano con il loro stipendio. Oggi gli unici tetti sono fissati per le fasce più deboli che si vedono dimezzare le pensioni se si cumulano ad altri

29 novembre 2011

Il suicidio assistito di Lucio Magri l'addio ai compagni: "Ho deciso di morire"


Il fondatore del Manifesto morto in Svizzera ha deciso tutto con lucidità; dalla fine alla sepoltura vicino alla sua Mara. Gli amici hanno tentato di dissuaderlo ma lui era depresso per la morte della moglie di SIMONETTA FIORI

E ALLA FINE la telefonata è arrivata. Sì, tutto finito. Ora si rientra in Italia. Alle pompe funebri aveva provveduto lo stesso Lucio Magri, poco prima di partire per la Svizzera. Era il suo ultimo viaggio, così voleva che fosse. Non ce la faceva a morire da solo, così il suo amico medico l'avrebbe aiutato. Là il suicidio assistito è una pratica lecita, anche se poi bisogna vedere nei dettagli, se ci sono proprio le condizioni. Ma ora che importa? Che volete sapere? Non fate troppi pettegolezzi, l'aveva già detto qualcun altro ma in questi casi non conta l'originalità. IMMAGINI La vita dal Pci al Manifesto 1

S'era raccomandato con i suoi amici più cari, quelli d'una vita, i compagni del Manifesto. Non voglio funerali, per carità, tutte quelle inutili commemorazioni. Necrologi manco a parlarne. Luciana si occuperà della gestione editoriale dei miei scritti. Per gli amici e compagni lascio una lettera, ma dovete leggerla quando sarà tutto finito. Sì, ora è finito. La notizia può essere resa pubblica. Lucio Magri, fondatore del Manifesto, protagonista della sinistra eretica 2, è morto in Svizzera all'età di 79 anni. Morto per sua volontà perchè vivere gli era diventato intollerabile A casa di Lucio Magri, in attesa della telefonata decisiva. È tutto in ordine, in piazza del Grillo, nel cuore della Roma papalina e misteriosa, a due passi dalla magione dove morì Guttuso, pittore amatissimo ma anche avversario sentimentale. Niente sembra fuori posto, il parquet chiaro, i divani bianchi, i libri sulla scrivania Impero, la collezione del Manifesto vicina a quella dei fascicoli di cucina, si sa che Lucio è un cuoco raffinato. Intorno al tavolo di legno chiaro siede la sua famiglia allargata, Famiano Crucianelli e Filippo Maone, amici sin dai tempi del Manifesto, Luciana Castellina, compagna di sentimenti e di politica per un quarto di secolo. No, Valentino non c'è, Valentino Parlato lo stiamo cercando, ma presto ci raggiungerà. In cucina Lalla, la cameriera sudamericana, prepara il Martini con cura, il bicchiere giusto, quello a cono, con la scorza di limone. Cosa stiamo aspettando? Che qualcuno telefoni, e ci dica che Lucio non c'è più. Da questa casa Magri s'è mosso venerdì sera diretto in Svizzera, dal suo amico medico. Non è la prima volta, l'aveva già fatto una volta, forse due. Però era sempre tornato, non convinto fino in fondo. Ora però è diverso. Domenica mattina rassicura gli amici: "Ma no, non preoccupatevi, torno domani". La sera il tono cambia, si fa più affannato, indecifrabile, chissà. Il lunedì mattina appare sereno, lucido, determinato. Ha scelto, e dunque il più è fatto. Bisogna solo decidere, e poi basta chiudere gli occhi. L'ultima telefonata nel pomeriggio, verso le sedici. Poi il silenzio. Una depressione vera, incurabile. Un lento scivolare nel buio provocato da un intreccio di ragioni, pubbliche e private. Sul fallimento politico - conclamato, evidentissimo - s'era innestato il dolore privato per la perdita di una moglie molto amata, Mara, che era il suo filtro con il mondo. "Lucio non sapeva usare il bancomat né il cellulare", racconta una giovane amica. Mara che oggi sorride dalle tante fotografie sugli scaffali, vestita color ciclamino nel giorno delle nozze. Un vuoto che Magri riempie in questi anni con le ricerche per il suo ultimo libro, una possibile storia del Pci che certo non a caso titola Il sarto di Ulm, il sarto di Brecht che si sfracella a terra perché non sa volare. Ucciso da un'ambizione troppo grande, così almeno appare ai suoi contemporanei. Anche Magri voleva volare, voleva cambiare il mondo, e il mondo degli ultimi anni gli appariva un'insopportabile smentita della sua utopia, il segno intollerabile di un fallimento, la constatazione amarissima della separazione tra sé e la realtà. Così le ali ha deciso di tagliarsele da sé, ma evitando agli amici lo spettacolo del sangue sul selciato. Aspettando l'ultima telefonata, a casa Magri. Lalla, la cameriera peruviana, va a fare la spesa per il pranzo, vi fermate vero a colazione? E' affettuosa, Lalla, ha ricevuto tutte le ultime disposizioni dal padrone di casa. No, non ha bisogno di soldi per il pranzo, ci sono ancora quelli vecchi che lui le ha lasciato. È stata lei ad assistere Mara nei tre anni di agonia per il brutto tumore, e poi ha visto spegnersi lui, sempre più malinconico, quasi blindato in casa. Ogni tanto qualche amico, compagno della prima ora. Ma dai, reagisci, che fai, ti lasci andare proprio ora? Ora che esce l'edizione inglese del tuo libro? E poi quella argentina, e quella spagnola? Dai, ripensaci, c'è ancora da fare. Ma lui non era convinto. Non poteva fare più nulla. Lucido e razionale, fino alla fine. E poi s'era spenta la sua stella, così scrive anche nell'ultima lettera ai compagni. Sembra tutto surreale, qui in piazza del Grillo, tra squilli di telefono e porte che si aprono. Arriva Valentino, invecchiato improvvisamente di dieci anni. Lo accolgono con calore. No, non sappiamo ancora niente. Aspettiamo. Ricordi privati e ricordi pubblici, lui grande giocatore di scacchi, lui grande sciatore, lui politico generoso che preparava i documenti e nascondeva la sua firma. Ma attenzione a come ne scrivete, non era un vanesio, non era un mondano. Dalle fotografie sui ripiani occhieggia lui, bellissimo e ancora giovane, un'espressione tra il malinconico e il maledetto. Dietro la foto più seducente, una dedica asciutta. "A Emma, il suo nonno". Neppure Emma, la bambina di sua figlia Jessica, è riuscito a fermarlo. Poi la telefonata, quella che nessuno avrebbe voluto mai ricevere. Ora davvero è finita. Le pompe funebri andranno a prelevarlo in Svizzera, tutto era stato deciso nel dettaglio. L'ultimo viaggio, questo sì davvero l'ultimo, è verso Recanati, dove sarà seppellito vicino alla sua Mara, nella tomba che lui con cura aveva predisposto dopo la morte della moglie. Luciana Castellina s'appoggia allo stipite della porta, tramortita: "Non avrei mai immaginato che finisse così". Il tempo dell'attesa è concluso, comincia quello del dolore. (29 novembre 2011)