21 aprile 2010

IL PRC VICINO AI LAVORATORI DALLA CECCONI


Stamattina due rappresentanti del prc circolo di ardea, sono stati accanto ai lavoratori delle storica ditta "cecconi", stabilimento e vendita carni e salumi, del litorale laziale.
I 50 dipendenti, si sono visti arrivare una lettera di procedura alla mobilità , che equivale al licenziamento, senza che la ditta in questione abbia dato a vedere possibilità di risoluzione.
I lavoratori sostenuti dalla FLAI CGIL, hanno chiesto un incontro istituzionale con l'amministrazione di Ardea per cercare e trovare una soluzione insieme.
Siamo accanto ai lavoratori e sottoscriviamo le loro istanze, chiediamo con loro che sarà del marchio di produzione? e che sarà dell'area dove è sito lo stabilimento che si vuole chiudere , mantenendo solo il negozio aperto? chi produrrà le carni e salumi ?
Il settore in questione registra già una perdita di occupazione notevole,domani sarà tenuto un confronto con il sindaco, e se necessario attivare un tavolo di crisi.

barbara tamanti
PRC circolo Ardea

SALUMIFICIO CECCONI, LA SOLIDARIETA' DELL'IDV


La chiusura dello stabilimento di Paolo Cecconi,in via Laurentina
nella zona Caronti,profetizza tramite una lettera di licenziamento
la perdita dell'occupazione per ben 50 lavoratori.
Il problema dell'occupazione mi coinvolge particolarmente.
Un edificio memorabile che elargiva un impiego ad oltre 50
persone,dopo ciò che è accaduto ci presenta una questione
delicata che necessita sicuramente di una profonda diligenza.
Come responsabile dell' Italia dei Valori Ardea,sensibile
al medesimo dilemma,espongo intensa solidarietà ai dipendenti vittime
di questa tormentata vicenda.
Ostile nei confronti di tali ingiustizie esterno il mio appoggio a coloro
che da qui a poco spero vedranno la situazione migliorare ed assestarsi,
riappropriandosi così di quello che è un loro diritto.

Alberto Delli Colli
IDV Ardea

20 aprile 2010

ARDEA - STABILIMENTO CECCONI, NUOVA CHIUSURA


Amara sorpresa per cinquanta dipendenti dello stabilimento di lavorazioni carni suine, di Cecconi Paolo ubicato in via Laurentina all’incrocio con la Pontina vecchia zona Caronti. Per i lavoratori è stato un fulmine a ciel sereno come riportato in un loro comunicato per annunciare lo stato di agitazione: “I lavoratori dipendenti della Cecconi Paolo di Ardea in assemblea il giorno 19 aprile 2010, congiuntamente alla organizzazione sindacale Flai CGIL rappresentata da Luca Battistini, vista la lettera che preannuncia il licenziamento dei dipendenti e la chiusura dello stabilimento, respingono con forza il proposito della ditta Cecconi, alla unanimità dichiarando lo stato di agitazione permanente e indicono lo sciopero di tutti dipendenti della produzione, commerciale e vendita al minuto, intero turno, per il giorno 20 aprile 2010 e una serie di ulteriori iniziative che verranno di volta in volta comunicate” Saputa dell’agitazione, sul posto a portare solidarietà il capogruppo del Pd. Antonino Abate, il presidente della commissione urbanistica Fabrizio Acquarelli, i quali hanno portato la solidarietà del sindaco Eufemi, sensibile ai problemi dell’occupazione e dei lavoratori tanto chiedergli di costituire una delegazione di lavoratori per essere ricevuti in comune. Nel precedente consiglio comunale fu espressa piena solidarietà ai lavoratori della vicina Playtex stabilimento al confine con Ardea come Cecconi sta al confine con Pomezia. Il rappresentante sindacale ha spiegato ai due consiglieri Acquarelli e Abate e a Barbara Tamanti segretario politico della sezione di Ardea di Rc , che secondo lui e i lavoratori il problema dovrebbe essere quello di una chiusura dello stabilimento e del terreno circostante oltre sedicimila metri quadrati per trasformarlo urbanisticamente per speculazione edilizia.
L.C.

ARDEA - SCUOLA SUPERIORE, UNA STORIA INFINITA


ArdeaComitato di Quartiere Nuova Florida
Associazione Culturale per la Difesa del Diritto dei Cittadini (ONLUS)
Via Potenza, 13 - 00040 Ardea - Nuova Florida - (Roma)
Tel. 349/6724504 – 335/6656173

Al Sindaco Carlo Eufemi


Oggetto: Ancora la SCUOLA SUPERIORE


Signor Sindaco,

dopo le trionfanti dichiarazioni lette a suo tempo nei giornali e le affermazioni riportate a pagina 18 del fatidico libretto “Mille Giorni di... bugie.”, ci corre l’obbligo di comunicarle che Lei non è correttamente informato!
Infatti l’iter amministrativo per lo sblocco definitivo - e quindi per il via alla procedure d’appalto – di questa importantissima opera, da anni attesa dalla popolazione, non è affatto concluso! E non lo è proprio a causa della latitanza del Comune di Ardea!
L’ultimo ostacolo che vi si frappone pare essere l’esistenza di due diverse valutazioni circa il valore da attribuire alla permuta con la Provincia di Roma: una del Comune di Ardea e l’altra della Provincia.
Le due versioni non sono inconciliabili. Occorre tuttavia sedersi ad un tavolo con la Provincia e chiudere la questione, cosa che il Comune di Ardea non ha ancora fatto, dando così prova del suo scarso interesse.
Possiamo chiederle il perché ??
Quella della realizzazione ad Ardea di una Scuola superiore è una battaglia che vede il Comitato di Quartiere della Nuova Florida impegnato da anni. Ai cittadini farebbe sicuramente piacere vedere lo stesso impegno su questo tema da parte Sua e di tutta la Sua Amministrazione.

Distinti saluti.

Il Direttivo
Ardea, 20 aprile 2010

19 aprile 2010

NERONE: UN KEYNESIANO ANTE LITTERAM ?


Repubblica romana

Riflessioni "al passato" sulla spesa pubblica, dove si innescano "quelli che oggi indichiamo come effetti moltiplicativi sul reddito e l’occupazione"

di Rita Castellani

Il primo a rendersi compiutamente conto che le dimensioni e la complessità dell’impero richiedevano un salto di qualità, politico e amministrativo, per essere gestite a vantaggio di Roma, era stato Cesare. Con gli esiti, esiziali per lui, che sappiamo. La resistenza dei ceti senatoriali conservatori si avvaleva, davanti alla plebe, del richiamo ai valori antichi della repubblica romana: con questo atteggiamento dovranno fare i conti tutti gli imperatori della stirpe Giulio-Claudia, oscillando tra mediazioni e strappi, tra attentati subiti e repressioni, sulla via, difficile allora come ora, dell’innovazione.
Al suo insediamento, nel 54 d.C., Nerone, ultimo imperatore di quella stirpe, trovò la riforma dell’amministrazione già impostata da Claudio, con l’affidamento dei ruoli dirigenziali a manager tecnici, i liberti, spesso provenienti da quella cultura ellenistica che, con il suo eclettismo, rappresentava al meglio il dinamismo, anche economico, di molte parti dell’Impero. Il giovane imperatore perfezionò la riforma, con molta attenzione al settore della giustizia, cercando di coinvolgere il Senato nella sua azione, e comunque di compiacerlo ogni volta che era possibile; la sua inclinazione naturale, tuttavia, e forse anche il calcolo politico, lo portava al rapporto diretto con la plebe che, per parte sua, gli manifestò affetto fino oltre la morte.
Nel 58, Nerone tentò la prima vera riforma radicale sul versante economico, in senso anti-protezionistico, con la proposta di abolizione delle imposte indirette: si trattava di una manovra complessa, equivalente ad un quindicesimo del bilancio pubblico. L’intento era quello di liberalizzare i commerci all’interno dell’impero, attraverso la diminuzione dei prezzi e il conseguente aumento del grado di concorrenza, con vantaggio per i ceti meno abbienti e a reddito fisso. Ma i senatori videro in pericolo le loro rendite, derivanti dalle condizioni di quasi-monopolio a cui vendevano in Italia le produzioni dei loro latifondi, e si opposero. Nerone fu costretto a ripiegare su misure parziali e di entità molto minore; ma, in questa sconfitta politica, si consumò definitivamente la sua rottura con il Senato. Da questo momento, Nerone comincia a orientarsi verso una monarchia assoluta di tipo ellenistico: un impero così vasto aveva bisogno di un centro decisionale unico, in grado di relazionarsi con le culture e le esigenze delle province, non più riconducibili alle categorie ristrette della romanità delle origini repubblicane.
È nel 66 che Nerone riesce a mettere in atto una manovra, ancora più articolata, a sostegno della domanda e del reddito, combinando tanto efficacemente politica monetaria e fiscale, da farlo indicare da alcuni studiosi dei giorni nostri come una sorta di keynesiano ante litteram (M. A. Levi, M. Thornton, R. Thornton). Per prima cosa, l’imperatore annuncia e attua una svalutazione monetaria, diminuendo il titolo dell’oro e dell’argento nelle monete senza modificare il loro valore nominale, che si concretizza dunque in un aumento dell’offerta di moneta. La misura della svalutazione è studiata in modo che non risulti, tuttavia, conveniente la tesaurizzazione delle vecchie monete a fini di recupero del metallo prezioso; e anche in modo da migliorare il rapporto di cambio tra oro e argento a favore di quest’ultimo, che era il metallo a cui avevano accesso le classi di reddito più basso. Le spinte inflazionistiche, che potevano derivare da tale operazione, sono contenute dal fatto che la maggiore disponibilità di mezzi di pagamento viene collegata ad un ingente programma di spesa pubblica per grandi opere, come diremmo oggi: si tratta, prima di tutto, di ricostruire Roma, dopo il famoso incendio. Dalla spesa pubblica si innescano quelli che oggi indichiamo come effetti moltiplicativi sul reddito e l’occupazione, principalmente nei settori delle cave, dei trasporti, dei laterizi, delle costruzioni; i quali, all’epoca, erano anche quelli a più alto contenuto tecnologico.
Alla fine, l’inflazione si contenne intorno al 2% annuo, senza peraltro toccare i beni primari come il grano; gli effetti di questa manovra in termini di redistribuzione del reddito e di sviluppo economico saranno invece duraturi e andranno ben oltre la morte dell’imperatore. Il Senato, per parte sua, infamò Nerone, alla sua morte, con la damnatio memoriae ad saeecula saeculorum che, in larga parte, sembra durare fino ai giorni nostri; ma questa, è ancora un’altra storia.
tratto da http://www.noidonne.org/

17 aprile 2010

MALEDETTA POLITICA-ENNESIMO SUICIDIO E LORO.........

Si uccide operaio della Renopress
Subito dopo arriva un'offerta di lavoro

L'ha trovato un collega disoccupato. Mario Farisano, 44 anni, si è impiccato in garage con la corda per saltare della figlia. Era in cassa integrazione

di ALESSANDRO CORI

E' stata la paura di non riuscire più ad arrivare a fine mese a spingere Mario Farisano a farla finita. Da un anno era in cassa integrazione, come tutti i suoi colleghi della Nuova Renopress di Budrio, azienda che produce ricambi per auto, e il futuro lo spaventava. Due figlie da mantenere, una moglie anche lei disoccupata, Mario si arrangiava cantando la sera per i locali attorno a Molinella, ma la prospettiva di un altro anno senza un vero lavoro ieri mattina è diventata insopportabile.

16 aprile 2010

NOTIFICARE CARTELLE ESATTORIALI O INGIUNZIONI DI PAGAMENTO A MINORI, OLTRE CHE DI CATTIVO GUSTO E' ILLEGALE


ma che modi..!!!!

Lo avevamo detto..e detto fatto!
Il servizio mensa scolastica del comune di Ardea ancora provoca polemiche.In un comunicato, puntavamo il dito contro l'inspiegabile alternarsi di ditte in appalto al comune per il servizio mensa scolastica.Cambiamenti tanto repentini da provocare l'interruzione del pagamento da parte delle famiglie, che si erano trovate senza alcuna indicazione, per lungo periodo, su quanto e chi pagare.
Ora a distanza di due anni gli innocenti e forzati debitori, si vedono recapitare la richiesta di pagamento regresso,(cifre importanti, in alcuni casi), e per giunta con avviso di mora in caso di ritardato pagamento.
Lo avevamo denunciato, le famiglie degli alunni, compresi gli ex alunni, gettate nel panico improvviso,nessuna forma di dilazione è¨ stata proposta ed è evidente la difficoltà per alcuni di dover pagare 400 o anche 5oo euro tutte insieme.
Chiediamo pertanto di dare la possibilità ufficiale di rateizzare il saldo, per tutti, considerando che la cifra è certo dovuta, ma necessita di sostegno, anche in virtà del fatto che il danno è stato provocato dall'amministrazione stessa, pertanto un minimo di collaborazione a modo di scuse, è dovuta!
Inoltre chiediamo quale criterio è stato adottato nel comunicare tale "debito regresso", visto che la lettera è stata recapitata ai minori usando come veicolo proprio la scuola. Riteniamo questa metodica quanto meno immorale,, si poteva recapitare utilizzando il servizio di posta, o il comune ha perduto tutti gli indirizzi?
In alcuni casi, la lettera è stata addirittura consegnata a minori con disabilità chiedendo per ricevuta la firma della assistente educativa, raggiungendo alcuni scolari alla scuola media, presso la quale si erano trasferiti, dopo appunto due anni.
Il comune di Ardea non perde occasione per manifestare il cattivo gusto amministrativo che a volte, come in questi casi tocca il ridicolo, questo calpestare la dignità dei ragazzi, è davvero indicativa di un governo sprezzante di una qualsiasi sorta di attenzione sociale.
Chiediamo chiarimenti sulla questione e soprattutto, chiediamo una posizione dell'amministrazione sulla proposta di rateizzare i pagamenti.

Barbara Tamanti
PRC circolo Ardea

STORIE DI STRAORDINARIA SOLIDARIETA'



Dall’esperienza del terremoto in Abruzzo del 6 aprile 2009 alla nascita delle Brigate di Solidarietà Attiva
Yassir Goretz*

Non è facile raccontare l’esperienza della brigate di solidarietà attiva in Abruzzo, durante i 7 mesi in cui abbiamo gestito il campo di San Biagio a Tempera, senza cadere nella retorica ed è un peccato, per motivi di spazio, non elencare i nomi e le esperienze di tutti i 650 volontari che ci hanno aiutato in questa straordinaria impresa, partita dal basso, nel nome della solidarietà. IL 6 aprile alle 3.32 un terremoto pari a 5,8 della scala Richter colpisce la città dell’Aquila, ciò ha causato la morte di 308 persone, oltre 1600 feriti e ben 65 mila sfollati.
Il terremoto è stato così forte che anche a Roma si sono creati momenti di panico tra gli abitanti, tanto che le prime notizie ansa e del televideo Rai parlavano di un terremoto nella città di Roma, anche io spaventato nella notte, d’istinto ho preso mio figlio di due anni dal lettino e la mattina insieme alla mia compagna, eravamo in dubbio se portarlo al nido.
La mattina arrivato in Direzione Nazionale, la prima cosa è stata quella di commentare con i compagni il terremoto. Il compagni , mi dissero che il terremoto è stato all’Aquila, infatti le agenzie stampa hanno cominciato a parlare di morti e migliaia di sfollati. E’ stato a questo punto che abbiamo preso la decisione di organizzare qualcosa subito e di andare li e portare il nostro aiuto. Avevamo pensavamo di andare su con un furgone, con acqua biscotti e tè, poi, ora dopo ora, i furgoni sono diventati quattro, è arrivata una cucina completa, pasta, gazebo, tavoli e sedie.
Nel pomeriggio partenza per l’Aquila con dodici compagni e il sottoscritto.
Il Partito tutto è stato mobilitato dalla segreteria nazionale a tutti i nostri circoli, la Federazione di Pescara è stata utilizzata come centro di tutta la raccolta di aiuti.
Durante il tragitto per l'Aquila il nostro pensiero è andato alle Brigate Internazionali, da li l'idea di chiamarci Brigate di Solidarietà Attiva.
Arriviamo all’Aquila al campo base in tarda serata, ci troviamo di fronte a una scena desolante, centinaia di macchine parcheggiate intorno al campo tutte piene di sfollati, tra cui bambini e anziani che non sono riusciti a sistemarsi nel tendone allestito dalla Protezione Civile già stracolmo. Tutto il campo era pieno di fango che si moltiplicava con il via vai degli enormi mezzi dell’esercito e dalla protezione civile, il freddo è pungente e un gruppo di giovani comunisti di Pescara è lì in nostra attesa. Non sono passati 20 minuti dal nostro arrivo, che la terra ha ricominciato a tremare e per la maggioranza di noi era la prima volta. Parlo con un uomo che tiene in braccio il suo bimbo che ha la stessa età di mio figlio, mi ha raccontato che, abitando al quinto piano, durante il terremoto delle 3 e 32 non è riuscito a raggiungere il lettino di suo figlio perché era impossibile muoversi, ho pensato che l’impotenza di aiutare un proprio caro, il proprio figlio, deve essere la peggiore cosa possa accadere nella vita di una persona.
Dopo alcuni minuti proviamo a parlare con qualche responsabile della protezione civile, ma nessuno sembra ci voglia dare retta, la confusione era molta e tutti noi volevamo dare una mano. Finalmente, dopo una lunga serie di telefonate, il nostro segretario Paolo Ferrero da Roma, riesce a contattare i vertici della protezione civile, spiegandogli che, potevamo dare una mano preparando dei pasti caldi con la nostra cucina. Dopo molte ore, in mezzo al fango, cerchiamo di renderci utili affiancando un gruppo di militari che stavano preparando le colazioni, finalmente la situazione si sblocca e un responsabile della protezione civile ci dici di recarci nel paese di Tempera.
Ci mettiamo subito in viaggio, più di un’ora per fare appena 10 km perché tutte le strade erano impraticabili e quello che vedevamo dai finestrini dei nostri furgoni sgangherati, ci dava il quadro dell’enorme disastro, con l’aiuto del navigatore arriviamo finalmente a destinazione.
Uno spiazzo bianco di breccia lungo la strada, un gruppo di volontari della protezione civile che tira su le prime tende, noi che scarichiamo i nostri furgoni e cominciamo a montare la cucina e i gazebo, ci accorgiamo però che gli sfollati sono molti e che non ci basterà quello che abbiamo sui furgoni, mandiamo subito, Gennaro e Hamadi a fare la spesa a Teramo, ma non avendo un fondo cassa, il compagno Gennaro anticipa di tasca sua.
Al contrario della protezione civile, sicuramente efficiente, ma con un sistema piramidale, che di fronte ad un problema, fa si che, impiegando molto tempo, per le varie autorizzazioni prima di mettersi in opera, siano stati battuti in efficienza dai nostri compagni, che, come dire, hanno fatto “alla romana”. Del resto, anni e anni di esperienza alle feste di Liberazione serviranno pur a qualcosa? Infatti i nostri compagni in poche ore sono stati capaci di: allacciare la luce, collegare l’acqua e lo scarico nelle fognature e montare una cucina perfettamente funzionante. Dobbiamo essercela cavata egregiamente, se un capitano dell'esercito ci ha chiesto da quanti anni facessimo questo lavoro.
Cristiano (un compagno meraviglioso e colonna portante di tutta la brigata che insieme a me resterà sul campo dall’inizio alla fine della nostra esperienza), prepara il primo pasto per oltre 600 persone e la sera per 1400. Persino i volontari della protezione civile venivano a mangiare da noi, tanto che Luca del dipartimento nazionale della protezione civile, rimane colpito dalla nostra organizzazione ma soprattutto dalla nostra volontà di risolvere i problemi, tanto da seguirci passo dopo passo in tutti i 7 mesi, correggendo anche molti errori che inevitabilmente abbiamo fatto. Al secondo giorno ci fanno spostare al campo di San Biagio che è stato allestito dalla Misericordia ed è li che rimaniamo fin alla fine. Al terzo giorno, oltre alla cucina di San Biagio ci chiedono di aprire un’altra cucina nel paese di Camarda, per fortuna sono arrivati anche altri volontari da tutta l’Italia, questo grazie al fatto che eravamo l’unica organizzazione ad accettare volontari.
Eravamo partiti pensando di rimanere due giorni per distribuire biscotti e tè e ci siamo ritrovati li per 7 mesi, 24 ore su 24. Con la nostra cucina popolare e con uno spaccio POPOLARE vero, che permetteva, in quell’emergenza a tutti, di prendere i generi di prima necessità a seconda delle loro esigenze. Dai vestiti, alle scarpe, ai prodotti per l’igiene personale, senza dover compilare moduli o domande, senza inutile burocrazia. Abbiamo portato barbieri, creato un parco gioco per i bimbi con una piccola piscina, casette di legno, bagni per anziani e bambini. Abbiamo organizzato feste portato giocolieri, attori e gruppi musicali .
Tra i nostri volontari tanti iscritti al Partito della Rifondazione Comunista, giovani dei centri sociali, ma anche persone lontane dalla politica, spinte però dalla voglia di dare una mano, ricordo sempre con piacere l’arrivo di oltre 80 Boy scout e sorrido nel ricordarmi una notte intorno al fuoco con il prete che inizia a cantare “Bella Ciao”. O con l’arrivo di una ventina di studenti americani che dopo una settimana insieme a noi hanno cambiato idea o per lo meno hanno capito che, i comunisti non sono proprio quello che gli hanno insegnato negli Stati Uniti.
Momenti belli e toccanti, pianti quando era il momento di lasciare il campo, ma anche lunghe discussioni e litigate pazzesche soprattutto tra chi il campo lo ha vissuto per troppo tempo. Ma anche momenti buffi, come il volontario che appena arrivato, voleva fare la raccolta differenziata, anche se avevamo un solo secchio della spazzatura e quello che voleva fare lezioni di marxismo-leninismo, non sappiamo se ai terremotati o ai volontari. Anche momenti di tensione, quando un uomo che aveva perso tutto nel terremoto, si è presentato a noi, come un militante di una formazione di estrema destra e che dopo qualche giorno, ferma una tropue giornalistica, gridando che, se non era per i “comunisti”, sarebbero stati li chi sa per quanti altri giorni senza mangiare. Momenti eroici, come quel volontario che, dal 7 aprile e per sette mesi, senza mai parlare, ma lavorando giorno e notte, su e giù per il campo con una carriola a pulire. Quello che, resta tutto il pomeriggio letteralmente nella merda e sotto la pioggia per aggiustare la fognatura, l’altro ragazzo che, la mattina veniva accompagnato dai genitori per darci una mano e la sera doveva tornare casa perché sotto dialisi. Un giovane compagno che distribuiva scarpe tutto il giorno nel nostro spaccio popolare, mentre lui aveva le sue completamente bagnate. Potrei fare tanti altri esempi del genere, di tutti i giovani e delle tante ragazze, ognuno dei nostri 650 volontari potrebbero raccontarci una storia, un momento, un fatto che gli ha cambiato la vita, ma so bene che, molti, la maggioranza, non lo farà, perché appartiene a quella categoria di “essere umani” che non amano stare al centro dell’attenzione o fare vanto di se stessi, ma saranno sempre pronti e presenti li dove c’è bisogno di dare una mano, nella convinzione che la solidarietà è il primo principio per un essere umano e in particolare per un comunista.
Sapevo, quando dopo una settimana dal terremoto, la Segreteria del Partito, mi ha proposto di coordinare i volontari, che non sarebbe stato facile e che inevitabilmente con il mio ruolo, sarei stato il parafulmine di molte situazioni. Il mio telefono è rimasto accesso per ricevere telefonate, giorno e notte e ha squillato per sette mesi senza sosta . Sono rimasto lontano da casa per lunghissimo tempo, tanto che mio figlio, che andava al nido, ha iniziato a dire che ero morto. Ho dovuto spesso prendere decisioni antipatiche, ma sempre con l’intenzione di garantire ogni giorno a 260 persone un pasto e tutto quello di cui avevano bisogno per alleviare, almeno in parte, il dramma che stavano vivendo.
Ringrazio ancora tutti i compagni e i volontari che hanno dato una mano in questa esperienza unica, perché è la prima volta nella storia del volontariato in Italia, che un’organizzazione nasce durante una situazione di emergenza. La maggioranza di noi si è formata in questa esperienza, molti continuano il loro lavoro costituendo nei propri territori associazioni di Brigate di Solidarietà Attiva, impegnandosi nel volontariato e nella solidarietà sociale altri, come il sottoscritto, hanno scelto di intraprendere un percorso all'interno della Protezione Civile in particolare con la Prociv Arci, entrambi i percorsi devono andare di pari passo perché entrambi rafforzano il Partito della Rifondazione Comunista nella sua scelta di impegnarsi nel sociale.
In fine voglio ringraziare tutti i volontari di altissimo livello, con cui abbiamo avuto la fortuna di lavorare, sono convinto che la protezione civile funziona solo nell’ ambito di interforze (Vigili del Fuoco, Volontari della Protezione Civile, Esercito ed Enti locali) e non può e non deve essere privatizzata, deve rimanere e ci impegneremo, affinché la Protezione Civile rimanga quella voluta da Giuseppe Zamberletti ed Enrico Berlinguer.
* responsabile volontari terremoto d'abruzzo