15 dicembre 2009

EVADE 40 MILIONI DI EURO-DENUNCIATO AVVOCATO ROMANO







SAREBBE INTERESSANTE SAPERE SE QUESTO SEDICENTE AVVOCATO DI CUI IL  "CORRIERE DELLA SERA"  PUBBLICA SOLO LE INIZIALI, HA SVOLTO INCARICHI DIRIGENZIALI NEI COMUNI DI ARDEA E POMEZIA: CONSULENZE LEGALI, PARTECIPAZIONI IN SOCIETA' CONTROLLATE. DE FUSCO ED EUFEMI POTREBBERO   SCIOGLIERE QUESTI DUBBI ?!

L'uomo, P. G., 47 anni, era il legale di diversi enti pubblici sebbene fosse un dipendente statale

ROMA - Un dipendente statale ha esercitato la professione legale evadendo il fisco per oltre 40 milioni di euro. Lo ha scoperto il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma dopo una complessa verifica fiscale. Il noto professionista della Capitale, P.G. di 47 anni, nonostante il suo status di dipendente pubblico, ha parallelamente esercitato la professione di avvocato per conto di numerosi Enti Pubblici, percependo compensi in totale evasione delle imposte per un ammontare per oltre 40 milioni di euro, ed Iva sottratta all'erario per oltre 16 milioni di euro.

GLI INCARICHI - Nel corso degli ultimi anni, l'uomo ha ricevuto oltre ottanta incarichi retribuiti, alcuni anche di notevole spessore tecnico e finanziario. Non è stato facile, però ricostruire l'ammontare dei proventi riscossi ed evasi, dal momento che P. G. non conservava né documentazione fiscale, nè libri e registri contabili. I finanzieri hanno monitorato le transazioni bancarie e finanziarie e preso informazioni dalle persone che affidato incarichi. E' stato così accertato come l'avvocato abbia utilizzato, per le proprie transazioni, una partita IVA formalmente aperta per l'attività di bar e caffé, solo per emettere fatture nei confronti dei propri clienti. Le Fiamme Gialle hanno perciò contestato violazioni della normativa sull'impiego pubblico ed emesso sanzioni per oltre 1,5 milioni di euro a carico di sedici società clienti dell'avvocato.

mortilavoroNegli ultimi due giorni tv e giornali sono stati legittimamente concentrati sull’episodio che ha coinvolto il presidente del Consiglio. Non vorremmo pertanto turbare l’attenzione introducendo un elemento di “disturbo”. Ma pensiamo, assumendoci il rischio di essere impopolari, che il millesimo morto sul lavoro dall’inizio dell’anno sia un fatto tragico e che meriterebbe, se non altro, un servizio di coda di un tg, una breve nelle pagine interne di cronaca.
Loris Pozzi. Elettricista piacentino di 37 anni. E’ morto nel pomeriggio di ieri, mentre stava lavorando ad uno strumento per il controllo del vento. Il palo gli cade addosso, lo colpisce alla testa, uccidendolo sul colpo. E’ l’ultimo infortunio mortale sul lavoro che ci è stato comunicato e che fa scoccare il numero mille nell’inesorabile contatore situato sul nostro sito.
1000 morti sul lavoro nell’anno 2009. Oltre un milione di infortuni, più di 25mila invalidi.
Non c’è giorno che il bollettino di guerra della (in)sicurezza sul lavoro non conti un nuovo decesso o un grave infortunio.
Ieri a Varese due giardinieri si trovavano ad oltre dieci metri d’altezza quando il cestello su cui stavano lavorando ha ceduto ed è precipitato nel vuoto. Nonostante il tremendo volo fortunatamente si sono salvati riportando solo qualche lieve contusione.
Lo stesso giorno un operaio, mentre stava lavorando con un collega a una cisterna del carburante di una stazione autostradale nei pressi di Modena è rimasto ustionato.
Chi invece ci ha lasciato la pelle è stato un operaio straniero di 43 anni, che stava lavorando su un cavalcavia nel Riminese, ed è morto investito da un mezzo dello stesso cantiere che procedeva in retromarcia.
Sarà un nostro chiodo fisso, ma non intendiamo rinunciare a quella che a nostro avviso è una battaglia di civiltà. Perchè pensiamo che in nessun paese civile il lavoro, strumento per il sostentamento e l’inclusione sociale possa essere uno strumento di morte. “Vogliamo lavorare per vivere non per morire”, ripetevano i familiari delle vittime davanti al tribunale in cui si svolgeva il processo sulla Thyssen. All’udienza sull’amianto di Casale Monferrato. Davanti ai cancelli della Umbria Olii di Campello sul Clitunno.
Per questo lanciamo nuovamente l’appello ai media pubblici e privati e alla carta stampata. Parlare degli infortuni non riporterà in vita i caduti sul lavoro ma potrà prevenirne di nuovi. E rallentare la corsa di questo maledetto contatore che enumera donne e uomini sacrificati sull’altare del profitto.

CRISI, FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA





COMUNICATO STAMPA - Adusbef

IL PRESIDENTE USA OBAMA TAGLIA 200 MLD BANCHE,PER FINANZIARE PMI ED INVESTIMENTI; IL GOVERNATORE DRAGHI METTE IN GURDIA SU BOLLA RISCHI SISTEMICI; CEO DI UNICREDIT PROFUMO, CALPESTA DIRITTI CONSUMATORI; IL NS.GOVERNO SCIPPA TFR LAVORATORI.

Nello stesso giorno in cui il presidente degli Stati Uniti Barack Obama,ha chiesto al segretario del Tesoro di utilizzare i rimanenti fondi Tarp (200 miliardi di dollari) per facilitare il credito alle piccole e medie imprese su tre principali direttrici, aiutare le piccole aziende a crescere e assumere nuovo personale, ammodernare le infrastrutture per i trasporti e rendere le abitazioni più efficienti in termini di consumi energetici, varare un piano di risanamento dei conti per ridurre il deficit statale della metà entro il 2012; il Governatore Draghi ha messo in guardia dai rischi sistemici di nuove bolle speculative all’orizzonte (dopo Dubai e Grecia) poiché uno dei principali rischi per il futuro è quello "dell'impressionante massa di debito pubblico e privato" in scadenza nel mondo, e che potrebbe fare i conti con un aumento dei tassi di interesse. Un evento che "che non succederà domani" ma che deve preoccupare e indurre ad agire in fretta, anche se "la situazione è migliore rispetto a quella di alcuni mesi fa".

Dalla conferenza sul 'futuro della finanza' organizzata dal Wall Street Journal e di fronte a una scelta platea di banchieri e esperti del settore alle prese con le notizie provenienti dalla Grecia e da Dubai, il governatore della Banca d'Italia e presidente dell'Fsb, Mario Draghi, cita il problema del debito fra i maggiori rischi all'orizzonte. Draghi indica poi il modello italiano, dove non sono stati permessi da decenni fallimenti degli istituti di credito, come una delle soluzioni possibili da far conoscere nel mondo per il problema delle grandi banche (too big to fail) che avrebbe conseguenze nefaste per tutto il sistema.

"Se per qualsiasi ragione i tassi di interesse dovessero tornare a salire prima che i bilanci delle banche siano a posto - ha spiegato -, e possono farlo per motivi di politica monetaria e perché il tempo per il risanamento dei conti durerà degli anni", allora "ci sarà da preoccuparsi". "In questo caso - conclude - vedremo il rischio per i debiti degli Stati che si materializzerà". Il governatore ricorda a titolo di esempio la stima dei 4mila miliardi di dollari di debito "di bassa qualità garantito da proprietà commerciali, quelle che più risentono della crisi". Un debito che arriverà a scadenza nei prossimi cinque anni e "molto del quale probabilmente non sarà rifinanziato".
A questo, ha spiegato Draghi, va aggiunto il debito pubblico di diversi Paesi europei, molti dei quali si sono indebitati per le misure di stimolo. "Quello degli Stati Uniti, della Gran Bretagna, della Grecia o della Germania e il nostro", spiega, e questo "crea dei problemi". Inoltre uno dei problemi che sta peggiorando è quello "delle istituzioni finanziarie 'too big to fail' (troppo grandi per fallire, ndr.): sono un grande problema che sta peggiorando, con ripercussioni sulla competitività dell'industria che sta diventando ancora più concentrata di quanto fosse prima della crisi".Non si può far fallire le banche, ma invece "bisogna trovare un meccanismo e risorse per permettere alla banca di continuare la sua attività”.

Adusbef ha raramente condiviso,come ora,la spietata analisi del Governatore,ma non può non denunciare la consueta arroganza di un banchiere come come l’a.d. di Unicredit Profumo, che dalla stessa conferenza di Draghi,ha chiesto per le autorità di regolazione un "più forte mandato improntato alla stabilità finanziaria" e non "alla tutela dei consumatori".
Mentre il Presidente Obama affronta la crisi tagliando i fondi destinati alle banche,il governatore Draghi lancia,questa volta in tempo, l’allarme su rischi di nuovi crack sistemici, l’a.d. di Unicredit Profumo tenta di calpestare ed umiliare i diritti dei consumatori,il ministro Tremonti,approvando maxiemendamento alla finanziaria,scippa il TFR dei lavoratori, creando un buco di bilancio di 3,1 miliardi di euro, che dovrà essere ripianato.

IL CODACONS CHIEDE IL RITIRO DEI DECODER OBSOLETI



TV DIGITALE: SWITCH-OFF UN SUCCESSO? NO UNA TASSA A CARICO DEI CONSUMATORI !


Secondo il Viceministro alle Comunicazioni Romani l'operazione dello switch off nel Lazio sarebbe stata un successo. Evidentemente non ha ricevuto le proteste dei consumatori imbestialiti che ieri si sono ritrovati con la scritta "nessun segnale' o con lo schermo blu.
"La realtà è che l'Italia sul digitale ha voluto fare la prima della classe, ma prima della classe non è. L'aver voluto anticipare i tempi rispetto al resto dell'Europa ha solo provocato disagi ai consumatori, gli unici ad aver pagato le conseguenze ed i costi di questa operazione' ha dichiarato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi.
I disagi non sono finiti anche per quelli che in questo momento stanno vedendo i programmi, ma che ancora non hanno capito che, salvo rare eccezioni, non potranno più registrare un programma sul videoregistratore mentre ne stanno vedendo un altro o che tra poco dovranno aggiornare il software del decoder chiamando un tecnico.
Per questo il Codacons chiede a Governo ed Authority delle Comunicazioni di intervenire al più presto per rimediare ai disservizi, stabilendo almeno:
1) Obbligo per le case produttrici di decoder di introdurre la funzione di aggiornamento automatico del software via etere, senza dover ricorrere all'assistenza tecnica. Sono migliaia i consumatori che hanno acquistato in anticipo decoder che tra poco saranno tecnicamente superati.
2) Obbligo per i produttori di vendere solo decoder che prevedono la possibilità tecnica di registrare un programma digitale mentre se ne sta vedendo un altro (attualmente possibile solo per pochissimi decoder).
3) Ritiro immediato dal mercato di tutti i decoder con una sola presa scart.
4) Nel nuovo contratto di servizio in corso di stesura dovrà essere stabilito l'obbligo per la Rai di mettere in chiaro tutti i suoi programmi, sia satellitari che digitali. Gli italiani pagano già il canone alla Rai, non si capisce perchè alcuni canali debbano essere visibili solo per alcuni.

CARO PASTA, PERQUISIZIONI NELLE GRANDI AZIENDE





DAL 2007 I PREZZI SONO AUMENTATI TROPPO
LE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI DENUNCIANO: SOSPETTO CARTELLO
                                                                                                                                     
- Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, su ordine della procura di Roma, ha perquisito oggi le sedi della Barilla a Parma, della De Cecco a Pescara e Roma, della Divella a Rutigliano (Bari), della Garofalo a Gragnano e della Amato a Salerno nell'ambito di un'inchiesta su manovre speculative che hanno determinato un rialzo del prezzo della pasta a partire dal settembre 2007. Anche la sede dell'Unire (Unione industriali pastai italiani) è stata sottoposta a perquisizione.

Il fascicolo, coordinato dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal pm Stefano Pesci, è stato aperto un paio di anni fa in seguito alla denuncia delle associazioni di consumatori. L'ipotesi degli investigatori è che possa esserci un accordo tra le grandi aziende produttrici di pasta per determinare il prezzo che nell'ultimo biennio è aumentato quasi del 50%. Al momento vi sarebbe un solo indagato ma gli accertamenti potrebbero estendersi ad altri soggetti se dalle perquisizioni dovessero emergere prove sufficienti.
Gli investigatori della Finanza sono, infatti, alla ricerca di mail, verbali di assemblea e altra documentazione relativa a questo accordo restrittivo della concorrenza. I magistrati procedono in base all'articolo 501 bis del codice penale che punisce le manovre speculative su merci.
ag

LA DOGANA DI POMEZIA.........



...A TUTT'OGGI ABBANDONATA...ORA BASTA!!!


Oggi, dicembre 2009, siamo ancora in attesa che venga realizzato lo spostamento della Dogana di Pomezia presso la palazzina antistante la sede attuale (centro merci intermodali ferroviari di Santa Palomba), come ci aveva rassicurato in passato il Direttore Regionale, questo per ovviare le condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza in cui sono costretti, ancora oggi, a lavorare i nostri colleghi.
Noi non possiamo non ricordarle:
il personale doganale non può evitare di respirare aria inquinata sia dai materiali trasportati nei container e sia dai solventi ad alta acidità usati per la pulitura degli stessi, rischiare quotidianamente l'incolumità alla loro stessa persona per la movimentazione, di questi grandi mezzi di trasporto, che avviene troppo vicina alla sede attuale.
Per il controllo dei container, la UIL Dogane Lazio, in passato, ha chiesto l'attivazione dello scanner per il controllo delle merci evitando così contraffazioni e trasporti illeciti delle stesse ma ad oggi è stato solo effettuato il sopralluogo per l'istallazione.
Ci sentiamo anche in dovere di ricordare le tante competenze a cui è soggetta questa Dogana:
verifiche doganali, controlli sui depositi fiscali (ENI, ecc...), personale da destinare al controllo viaggiatori dell'aeroporto di Pratica di Mare, nuova apertura dello sportello doganale di Nettuno, lo sportello doganale di Anzio.
Presa visione e coscienza dell'aggravio di lavoro dei nostri colleghi è palese il bisogno di maggior personale.
Alla luce di tutto ciò, facciamo presente che tutti questi problemi, da noi di nuovo elencati, riguardanti la Dogana di Pomezia, ancora oggi,
NON SONO STATI RISOLTI!!!
Ma speriamo che al più presto sia data dignità ai nostri colleghi doganali per dar loro possibilità di svolgere un lavoro che garantisca un servizio doganale a sostegno della velocizzazione delle operazioni di sdogamento, dell'efficienza dei servizi resi all'utenza, della tutela della legalità , della lotta alla contraffazione, della tutela del made in Italy....
Roma, 14 dicembre 2009
Il Segretario Regionale Aggiunto UIL DOGANE LAZIO
Virgilio Tisba

ENNESIMO REGALO

Chi lascia il lavoro nel 2010 avrà una pensione più leggera se ha versato meno di 18 anni di contributi entro il 1995. Da gennaio entrano infatti in funzione i nuovi coefficienti per il calcolo dei trattamenti quantificati con il sistema misto o interamente contributivo.
La revisione dei parametri iniziali, messa in programma dalla riforma Dini (legge 335/95), doveva scattare ogni dieci anni. L'obiettivo era stare al passo con l'andamento della vita media. Il principio era: se si vive più a lungo diventa di conseguenza più ampio il periodo in cui si beneficierà dell'assegno. Saltata la scadenza del 2006, la legge 247/07 ha stabilito di fare partire i nuovi coefficienti dal 2010 e di aggiornarli ogni tre anni

Rispetto ai valori in vigore fino al 31 dicembre di quest'anno, si registra una riduzione che va dal 6,38% per chi può mettersi in pensione a 57 anni all'8,41% per chi si ritira a 65 anni. La decurtazione sale con il crescere dell'età perché, dal punto di vista statistico, è provato che con il passare degli anni aumentano le possibilità di una lunga vita.
Dai nuovi coefficienti sono esclusi coloro che avendo 18 anni di contributi al 31 dicembre '95 restano agganciati anche per gli anni a venire al calcolo retributivo. Invece, sono interessati ai nuovi coefficienti coloro che hanno diritto a una pensione di vecchiaia (o tutta contributiva per opzione o calcolata con il sistema misto). La pensione anzianità (che richiede 35 anni di contributi) con una quota contributiva, invece, scatterà solo dal 2014-2015

14 dicembre 2009

GLI AMICI DEGLI AMICI





14/12/2009 - In merito allo sgombero dei locali delle Salzare dei quali il Comune è un semplice custode giudiziario e, non ancora proprietario del bene, peraltro da abbattere, il Sindaco ha dichiarato “di aver coinvolto le associazioni di volontariato del territorio e la Guardia Nazionale Ambientale a presiedere i locali al fine di evitare nuove occupazioni”. Tale coinvolgimento si è reso concreto, poi, in assegnazioni in comodato d’uso dei locali stessi a talune associazioni ONLUS. A prescindere dal merito sulla legittimità o meno di tale forma giuridica di utilizzo del bene che deve essere in linea con il provvedimento giudiziario emanato, anche perché si tratta di un edificio per il quale è stato ordinato l’abbattimento, sul metodo adottato ci sorgono fondati dubbi sulla trasparenza della procedura effettuata. Infatti, non ci risulta che siano stati emessi avvisi pubblici di partecipazione per tutte quelle associazioni, che sul territorio, indubbiamente più di dieci, avessero i requisiti che sarebbero dovuti essere indicati in tale bando. Il risultato è che si è trattata di un’assegnazione effettuata in maniera discrezionale tale da sembrare fatta per favorire gli amici degli amici.
Franco Lo Reto – Portavoce del Partito Socialista Italiano