17 febbraio 2012

LUIGI CAVALLARO: "IL DEFAULT PUO' ESSERE NON COSI' DISASTROSO"

Default o no, per la Grecia e per l'Europa è chiaro che il percorso che stanno costruendo non è la soluzione alla crisi ma la riproduzione del problema.
Non si risolve la crisi greca con le politiche deflazionistiche. Non si è mai sentito che colpendo il reddito e la domanda si risanano i conti dello Stato. La crescita e l’occupazione dipenbdono dalla domanda, come diceva Keynes. Beveridge sosteneva che il pareggio di bilancio era un obiettivo difficilmente perseguibile se si voleva ottenere più occupazione. La crisi greca è indotta dallle politiche deflazionistiche europee. Il suo sbocco sarà nella progressiva acquisizione di tutte le residue attività da parte dei paesi creditori. Una Versailles al contrario con la Germania che impone riparazioni impossibili. Le riparazioni che la Germania sta imponendo ai paesi debitori sono tali che finiranno per deprimere la domanda al punto tale da portarli alla deflagrazione.

Che ruolo stanno giocando gli Stati uniti?

Gli Stati uniti non sono disinteressati alle sorti dell’Unione europea ovviamente. Il dollaro ha consentito agli americani di vivere al di sopra delle loro risorse per tutto il dopoguerra. Ovviamente nella misura in cui l’euro arrivasse ad essere moneta di riserva internazionale si creerebbero problemi per gli americani. Ma c'è da dire che l’Europa sta facendo di tutto per far avverare le peggiori profezie. La deflagrazione di un’area valutaria in realtà potrebbe essere un esito meno grave di quello che non si pensi, come dimostra il caso Argentina.

Nel Monti-pensiero va tutto bene a parte che quasi il 15% sta sotto la soglia di povertà. Non è un paradosso?
Sono sempre curioso quando vengono fuori questi outlook di sapere cosa ne pensano i sostenitori della decrescita. Monti in questo momento deve avere questo atteggiamneto di rassicurazone verso i mercati finanziaria perché dalla loro fiducia deriva la possibilità di continuare a finanziare il nostro debito pubblico. E’ chiaro che le previsioni di crescita sono negative, e quindi il rapporto debito/pil peggiorerà. E se peggiora riprende la speculazione al ribasso. E’ uscito proprio in questi giorni il volume 'L’autonomia della politica monetaria', in cui si parla del divorzio tra bankitalia e governo trent’anni fa. Il matrimonio assicurava il finanziamento del debito da parte della banca centrale. E nel ’92 dopo il divorzio, appunto, raddoppiamo il livello del debito al 124% e la spesa per interessi sul mercato finanziario internazionale finì a livelli astronomici.

Come dimostra la vicenda del conflitto tra Parlamento europeo e Troika, si sta modificando lo stesso assetto ordinamentale del diritto pubblico e costituzionale.
C'è un ritorno all’800 in cui il governo era il comitato di affari della borghesia, come diceva Marx. Erano le costituzioni europee dell’800 liberale che erano improntate agli interessi del capitale. A partire dalla rivoluzione russa con le sue formulazioni abbiamo vissuto un momento opposto in cui le esigenze del capitalismo erano dietro alle necessità dello Stato e della politica. Era lo Stato che dettava le leggi. Senza questo rovesciamento, per capire, non avremmo avuto lo Statuto dei lavoratori. Oggi stiamo facendo il percorso inverso. E via via che gli stati recedono dal governo dell’economia r

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