29 novembre 2011

Il suicidio assistito di Lucio Magri l'addio ai compagni: "Ho deciso di morire"


Il fondatore del Manifesto morto in Svizzera ha deciso tutto con lucidità; dalla fine alla sepoltura vicino alla sua Mara. Gli amici hanno tentato di dissuaderlo ma lui era depresso per la morte della moglie di SIMONETTA FIORI

E ALLA FINE la telefonata è arrivata. Sì, tutto finito. Ora si rientra in Italia. Alle pompe funebri aveva provveduto lo stesso Lucio Magri, poco prima di partire per la Svizzera. Era il suo ultimo viaggio, così voleva che fosse. Non ce la faceva a morire da solo, così il suo amico medico l'avrebbe aiutato. Là il suicidio assistito è una pratica lecita, anche se poi bisogna vedere nei dettagli, se ci sono proprio le condizioni. Ma ora che importa? Che volete sapere? Non fate troppi pettegolezzi, l'aveva già detto qualcun altro ma in questi casi non conta l'originalità. IMMAGINI La vita dal Pci al Manifesto 1

S'era raccomandato con i suoi amici più cari, quelli d'una vita, i compagni del Manifesto. Non voglio funerali, per carità, tutte quelle inutili commemorazioni. Necrologi manco a parlarne. Luciana si occuperà della gestione editoriale dei miei scritti. Per gli amici e compagni lascio una lettera, ma dovete leggerla quando sarà tutto finito. Sì, ora è finito. La notizia può essere resa pubblica. Lucio Magri, fondatore del Manifesto, protagonista della sinistra eretica 2, è morto in Svizzera all'età di 79 anni. Morto per sua volontà perchè vivere gli era diventato intollerabile A casa di Lucio Magri, in attesa della telefonata decisiva. È tutto in ordine, in piazza del Grillo, nel cuore della Roma papalina e misteriosa, a due passi dalla magione dove morì Guttuso, pittore amatissimo ma anche avversario sentimentale. Niente sembra fuori posto, il parquet chiaro, i divani bianchi, i libri sulla scrivania Impero, la collezione del Manifesto vicina a quella dei fascicoli di cucina, si sa che Lucio è un cuoco raffinato. Intorno al tavolo di legno chiaro siede la sua famiglia allargata, Famiano Crucianelli e Filippo Maone, amici sin dai tempi del Manifesto, Luciana Castellina, compagna di sentimenti e di politica per un quarto di secolo. No, Valentino non c'è, Valentino Parlato lo stiamo cercando, ma presto ci raggiungerà. In cucina Lalla, la cameriera sudamericana, prepara il Martini con cura, il bicchiere giusto, quello a cono, con la scorza di limone. Cosa stiamo aspettando? Che qualcuno telefoni, e ci dica che Lucio non c'è più. Da questa casa Magri s'è mosso venerdì sera diretto in Svizzera, dal suo amico medico. Non è la prima volta, l'aveva già fatto una volta, forse due. Però era sempre tornato, non convinto fino in fondo. Ora però è diverso. Domenica mattina rassicura gli amici: "Ma no, non preoccupatevi, torno domani". La sera il tono cambia, si fa più affannato, indecifrabile, chissà. Il lunedì mattina appare sereno, lucido, determinato. Ha scelto, e dunque il più è fatto. Bisogna solo decidere, e poi basta chiudere gli occhi. L'ultima telefonata nel pomeriggio, verso le sedici. Poi il silenzio. Una depressione vera, incurabile. Un lento scivolare nel buio provocato da un intreccio di ragioni, pubbliche e private. Sul fallimento politico - conclamato, evidentissimo - s'era innestato il dolore privato per la perdita di una moglie molto amata, Mara, che era il suo filtro con il mondo. "Lucio non sapeva usare il bancomat né il cellulare", racconta una giovane amica. Mara che oggi sorride dalle tante fotografie sugli scaffali, vestita color ciclamino nel giorno delle nozze. Un vuoto che Magri riempie in questi anni con le ricerche per il suo ultimo libro, una possibile storia del Pci che certo non a caso titola Il sarto di Ulm, il sarto di Brecht che si sfracella a terra perché non sa volare. Ucciso da un'ambizione troppo grande, così almeno appare ai suoi contemporanei. Anche Magri voleva volare, voleva cambiare il mondo, e il mondo degli ultimi anni gli appariva un'insopportabile smentita della sua utopia, il segno intollerabile di un fallimento, la constatazione amarissima della separazione tra sé e la realtà. Così le ali ha deciso di tagliarsele da sé, ma evitando agli amici lo spettacolo del sangue sul selciato. Aspettando l'ultima telefonata, a casa Magri. Lalla, la cameriera peruviana, va a fare la spesa per il pranzo, vi fermate vero a colazione? E' affettuosa, Lalla, ha ricevuto tutte le ultime disposizioni dal padrone di casa. No, non ha bisogno di soldi per il pranzo, ci sono ancora quelli vecchi che lui le ha lasciato. È stata lei ad assistere Mara nei tre anni di agonia per il brutto tumore, e poi ha visto spegnersi lui, sempre più malinconico, quasi blindato in casa. Ogni tanto qualche amico, compagno della prima ora. Ma dai, reagisci, che fai, ti lasci andare proprio ora? Ora che esce l'edizione inglese del tuo libro? E poi quella argentina, e quella spagnola? Dai, ripensaci, c'è ancora da fare. Ma lui non era convinto. Non poteva fare più nulla. Lucido e razionale, fino alla fine. E poi s'era spenta la sua stella, così scrive anche nell'ultima lettera ai compagni. Sembra tutto surreale, qui in piazza del Grillo, tra squilli di telefono e porte che si aprono. Arriva Valentino, invecchiato improvvisamente di dieci anni. Lo accolgono con calore. No, non sappiamo ancora niente. Aspettiamo. Ricordi privati e ricordi pubblici, lui grande giocatore di scacchi, lui grande sciatore, lui politico generoso che preparava i documenti e nascondeva la sua firma. Ma attenzione a come ne scrivete, non era un vanesio, non era un mondano. Dalle fotografie sui ripiani occhieggia lui, bellissimo e ancora giovane, un'espressione tra il malinconico e il maledetto. Dietro la foto più seducente, una dedica asciutta. "A Emma, il suo nonno". Neppure Emma, la bambina di sua figlia Jessica, è riuscito a fermarlo. Poi la telefonata, quella che nessuno avrebbe voluto mai ricevere. Ora davvero è finita. Le pompe funebri andranno a prelevarlo in Svizzera, tutto era stato deciso nel dettaglio. L'ultimo viaggio, questo sì davvero l'ultimo, è verso Recanati, dove sarà seppellito vicino alla sua Mara, nella tomba che lui con cura aveva predisposto dopo la morte della moglie. Luciana Castellina s'appoggia allo stipite della porta, tramortita: "Non avrei mai immaginato che finisse così". Il tempo dell'attesa è concluso, comincia quello del dolore. (29 novembre 2011)

27 novembre 2011

CRISI: ADUSBEF-FEDERCONSUMATORI, PRIMA VOLTA TREDICESIME IN CALO


Roma, 26 nov. - Per la prima volta in venti anni, cala in Italia il 'monte' tredicesime: -2,2% secondo i calcoli di Adusbef e Federconsumatori. Fra tre settimane, si legge in una nota delle due associazioni di consumatori, saranno pagate le tredicesime, che ammontano quest'anno a 35 miliardi di euro (-0,8 miliardi, cioe' -2,2% rispetto al 2010), cosi' ripartite: 10,20 miliardi ai pensionati (-1,92%); 9,20 miliardi ai lavoratori pubblici (-1,07%); 15,6 mld (-3,10%) ai dipendenti privati (agricoltura,industria e terziario). Tredicesima, proseguono Adusbef e Federconsumatori, ancor piu' falcidiata per far fronte ad aumenti infiniti: tariffe autostradali, benzina, bolli, tasse, tarsu, tariffe aeroportuali, ecc.. E a fine anno, arrivano anche le consuete scadenze fiscali, che durante il mese di dicembre i contribuenti sono chiamati a versare, con il risultato di ridurre dell'79,7 per cento l'attesa gratifica natalizia. Nel rincorrersi dei pagamenti da effettuare entro il 31 dicembre, dei 35 miliardi di euro di tredicesime che verranno pagate quest'anno, soltanto il 20,28 per cento, ossia 7,1 miliardi di euro, (un quinto del monte tredicesime), restera' realmente nelle tasche di lavoratori e pensionati. Il 46,5 % del totale (20,3 mld di euro) verra' infatti speso per pagare tasse, imposte, bolli, mutui e assicurazioni. Adusbef e Federconsumatori prevedono un Natale 'gelato' sul fronte dei consumi,destinati a calare del 6,9% perche' almeno 3 famiglie su quattro taglieranno le spese per l'incerta situazione economica. A "bruciare" un'ampia fetta delle tredicesime saranno bollette, ratei e prestiti per un valore di 10,7 miliardi (ben il 30,4% del monte totale). La RC Auto mangera' 5,6 miliardi di euro, il 16% delle tredicesime, mentre 5,8 miliardi di euro, serviranno per pagare le rate dei mutui. Inoltre 3,9 miliardi di euro (11,14%) se ne andranno per pagare le tasse di auto e moto, mentre 1,9 miliardi (5,43%) spariranno per il canone Rai che sara' incrementato. Adusbef e Federconsumatori, invitano il Governo ad evitare ulteriore inasprimento dell'Iva,la "tassa sui poveri" che colpisce indistintamente tutti i consumatori, gravando in particolare sulle piu' basse fasce di reddito aggravando cosi' la recessione con un aumento dell'inflazione ed un calo dei consumi, soprattutto prestando attenzione alla reintroduzione dell'Ici prima casa, potendo reperire maggiori risorse nei capitali scudati,che con un prelievo straordinario del 20% darebbe un gettito immediato di 21 miliardi di euro cash se impone a banche ed intermediari che hanno fatto rientrare i capitali di fungere da sostituto d'imposta, varando un urgente contestuale decreto per una tassa sui patrimoni oltre 1 milione di euro. (AGI) .

26 novembre 2011

IL CENTRO DESTRA SALVA LA CASTA E STRAVOLGE LE REGOLE


La Regione salva il posto a Di Giorgi, resta il doppio incarico

La maggioranza ha “congelato” il posto di Giovanni Di Giorgi in Regione, salvando il suo seggio con una mozione specifica. Una scleta che ha scatenato l’ira delle opposizioni.

PD: E’ UN IMBROGLIO SCANDALOSO. «Con un’evidente violazione dei regolamenti e delle procedure, Pdl e maggioranza regionale hanno salvato il posto di consigliere regionale al sindaco di Latina, Giovanni di Giorgi. Per farlo gli azzeccagarbugli della maggioranza regionale tutta hanno inventato ‘il “consigliere regionale in aspettativa”. Si tratta di un imbroglio rispetto al quale reagiremo impugnando tutti gli atti amministrativi varati dal comune di Latina e presentando un ricorso alla Corte dei Conti». Così afferma il capogruppo regionale del Pd Esterino Montino. «La mozione azzeccagarbugli prevede che Di Giorgi resti consigliere regionale rinunciando allo stipendio e pure alla presidenza della commissione – spiega – Però salva il posto cioè viola la legge e dà l’ennesimo colpo alla credibilità di questa maggioranza che si compatta solo quando c’è da difendere la casta. Proprio ieri lo stesso Di Giorgi infatti aveva dichiarato che oggi avrebbe rinunciato al mandato di consigliere regionale. Non era vero. Il presidente del Consiglio regionale, mettendo ai voti la mozione della maggioranza, ha volutamente commesso un errore procedurale confermando di essere un presidente di parte perché le regole bisogna rispettarle sempre. Non avrebbe dovuto mettere in votazione la sospensiva ma avrebbe dovuto prendere atto delle dimissioni e far assumere la responsabilità di questa scelta ai consiglieri. Tutti gli atti in cui il voto di Di Giorgi è determinante e tutte le delibere assunte dall’amministrazione comunale di Latina, cioè la totalità, visto che ne è il sindaco, per noi sono illegittime. Su ogni atto ci sarà un nostro ricorso. Inoltre, il gruppo del Pd e gli altri gruppi dell’opposizione – conclude – daranno mandato agli avvocati di presentare ricorso alla Corte dei conti per danno erariale per l’indennità che fino a oggi Di Giorgi ha percepito e che invece non doveva prendere, visto che dal giorno della sua proclamazione a sindaco, aveva 20 giorni di tempo per optare».

IERI L’ANNUNCIO DELLE DIMISSIONI MAI DATE. Solo ieri Di Giorgi aveva annunciato di lasciare la Regione, restando sindaco di Latina, e invece oggi è arrivata la mozione del suo partito che gli ha salvato il posto. Così Di Giorgi, pur non svolgendo temporaneamente il ruolo di consigliere regionale, manterrà il posto “congelato” in attesa dello sviluppo dei ricorsi presentati contro di lui sia al Tar che al Tribunale. Di Giorgi in conferenza stampa aveva detto di aver dato l’opzione per la carica di sindaco, ma non di aver dato le dimissioni da consigliere regionale.

IDV: DI GIORGI SCANDALOSO, RICORSO AL TAR. «La sospensiva del decadimento del consigliere Di Giorgi è l’ennesimo colpo alle regole. Con la solita arroganza la maggioranza tiene in piedi una situazione che rischia di avere contraccolpi sulla validità degli atti amministrativi del Consiglio regionale». Ad affermarlo il capogruppo e segretario regionale dell’Idv Lazio Vincenzo Maruccio. «Per questo – annuncia – presenteremo un ricorso al Tar sull’illegittimità dell’atto amministrativo votato oggi in Consiglio regionale».

24 novembre 2011

Centro prelievo invaso dai topi.


Il Faro on line - Chiuso il centro prelievi della Asl Roma H di Tor San Lorenzo per un’invasione topi. Questo è quanto si sono sentiti dire dai dipendenti i pazienti che fin dalle prime ore dell’alba si erano presentati presso la struttura sanitaria. Purtroppo il disservizio ha fatto sì che oggi nessuno si è potuto fare le analisi cliniche molte delle quali urgenti ed improrogabili. Tanti si sono dovuti rivolgere ad altre strutture fuori comune. “E’ una indecenza – spiega un cittadino - che in uno stabile dove si effettuano prelievi di sangue ci possa essere posto per i topi. Ancora una volta dice il nostro interlocutore ad Ardea non funziona nulla, ora dopo le caldaie rotte delle scuole che hanno lasciato gli alunni al freddo, dopo le false promesse della risoluzione degli usi civici demaniali, dopo la garanzia della costruzione di una rete idrica in via dei monti di Santa Lucia, dopo la promessa di acquisire al patrimonio comunale un depuratore non funzionante, ora abbiamo anche l’illusione di avere un centro prelievi”. L’anziano signore ci mostra gli escrementi dei roditori sulle canaline dell’impianto elettrico sotto i termosifoni o tra le sedie. Del resto i nostri politici sono sempre più interessati in quest’ultimo scorcio di legislatura a tentare di approvare varianti milionarie che cementificano Tor San Lorenzo. I topi con i loro escrementi si sono impossessati dei cassetti rosicchiando alcuni documenti cartacei. Ardea finisce sempre più per il suo degrado degli edifici pubblici sulle prime pagine dei giornali e quello che amareggia di più è che nessun politico fa nulla per risolvere certe disfunzioni.
Luigi Centore

DALLA SERIE : NON CI FANNO MANCARE NIENTE

Pasquino

22 novembre 2011

Ardea: alunni al gelo, le forze dell’ordine mandano tutti a casa


Nicola Pisani (rappresentante dei genitori): “siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di pressapochismo dell’amministrazione comunale nella gestione dell’ordinario”


Oggi, lunedì 21 novembre 2011, sono stati rimandati a casa tutti gli alunni della scuola per l’infanzia “S.Antonio” della via Laurentina. L’imbarazzante motivo trova origine nel mancato funzionamento dell’impianto di riscaldamento il quale, attenzione, non ha subito guasti ma non è stato mai messo in funzione, provato e collaudato addirittura dal luglio scorso.

La situazione è precipitata, insieme alle temperature di stagione, dalla scorsa settimana e questa mattina con gli ambienti a temperature polari le insegnanti, abbandonate completamente dall’amministrazione comunale, per tutelare la salute dei bambini si sono viste costrette a chiedere aiuto al locale comando dei carabinieri insieme al quale hanno deciso di rimandare tutti a casa.

A quanto pare gravissime responsabilità sull’accaduto pendono sull’assessorato ai lavori pubblici, comunque, a prescindere dal “capro espiatorio”, rimane disarmante l’incompetenza e la mediocrità da parte dei nostri governanti nel programmare la gestione dell’ordinario.

Bisogna aggiungere che nella giornata di domenica sono stati spesi soldi pubblici per l’acquisto di una decina di stufette elettriche che avrebbero dovuto scaldare l’intero plesso: qui si è caduti, o meglio “scaduti”, nel ridicolo (non oso pensare quale mente illuminata possa aver pensato ad una simile soluzione) visto la notevole volumetria degli ambienti e soprattutto l’insufficiente potenza elettrica disponibile che ha fatto saltare subito gli interruttori del contatore dell’energia lasciando la scuola al freddo e al buio!

Da cittadino e genitore registro l’ennesimo pesante disservizio subìto nel contesto scolastico e chiedo, come rappresentante eletto, che i responsabili di una simile leggerezza paghino, secondo le normative vigenti, per tutto il disagio arrecato alla comunità. Nicola Pisani.

ARDEA,PARCO DELLE VITTORIE MERCATINO DI NATALE


Organizzato per il mese di dicembre dall’associazione Parco delle Vittorie sotto il castello Sforza Cesarini all’ingresso della storica rocca i mercatini di Natale. I mercatini natalizi si terranno nei giorni 3 – 4 – 8 10 – 11 – 17 – 18 dicembre inoltre sabato 17 dicembre alle ore 16,00 ci sarà la rappresentazione del presepe vivente organizzato dalla scula d’infanzia Cardinal Pizzardo di Ardea mentre tutti i giorni nel parco dalle ore 10,00 alle 20,00 spettacolo per bambini “Babbo Natale nel parco” suoneranno le cornamuse degli zampognai. Sarà in funzione l’ormai famoso stand gastronomico, gonfiabili per i bambini. Parco delle Vittorie un privato all’avanguardia del settore intrattenimento, un fiore all’occhiello nel comune di Ardea a poche decine di metri dal Museo Giacomo Manzù. Una struttura realizzata dall’iniziativa privata di tanti giovani dell’associazione invidiata dai paesi limitrofi. Per chi viene da altri paesi e volendosi intrattenere più giorni per visitare i siti archeologici, il museo Manzù e passeggiare sulla battigia, troverà da pernottare in zona nelle diverse strutture ricettive sparse sull’intero territorio.

Scenario di un default italiano. PREPARIAMOCI AL PEGGIO



di Edward Harrison
Edward Harrison è il fondatore del blog Credit Writedowns (www.creditwritedowns.com) ed è uno specialista di finanza presso Advisors Global Macro. In precedenza, Edward è stato dirigente di strategie finanziarie presso Deutsche Bank, Bain, e Yahoo. Ha iniziato la sua carriera come diplomatico e parla tedesco, olandese, svedese, spagnolo e francese. Edward ha conseguito un MBA, diploma in economia aziendale alla Columbia University e una laurea in economia presso il Dartmouth College. http://www.nakedcapitalism.com/2011/11/italian-default-scenarios.html Articolo riportato da Credit Writedowns . (Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova) mercoledì, 16 novembre 2011 La discussione più importante della nostra vita è ora in corso. Per molti, la risposta sarà esistenziale. Subito, la domanda: “Deve la Banca Centrale Europea (BCE) staccare un assegno per i governi nazionali dell’Eurozona?”. Nel pensare la risposta a questa domanda fondamentale, preferisco spostare l’attenzione cambiando il verbo “deve” con “vuole”. Rispondere a questa domanda un po’ diversamente impostata, per voi investitori, uomini d’affari e lavoratori, è molto più importante che rispondere alla domanda nella sua prima formulazione. Se la BCE stacca il suo assegno, i risultati economici e di mercato saranno molto diversi se non lo “dovesse” fare. La vostra prospettiva personale in qualità di investitore, uomo d’affari o lavoratore cambierà drasticamente nei prossimi decenni sulla base di questa unica scelta politica e sulla vostra buona preparazione a riguardo. Allora, la domanda giusta da porsi è: “La BCE vuole staccare un assegno per i governi nazionali dell’Eurozona?” Fino ad oggi, la mia risposta a questa domanda è stata “sì”. Si vedano, ad esempio, le mie considerazioni sul [ why questioning Italy’s solvency leads inevitably to monetisation ] perché il porre in discussione la solvibilità dell’Italia conduce inevitabilmente alla monetizzazione (finanziamento monetario del debito da parte della BCE) e [ why Investors will buy Italian bonds after ECB monetisation. ] perché gli investitori acquisteranno titoli italiani dopo la monetizzazione della BCE. Ma cosa succederebbe se la BCE non staccasse l’assegno? Ancora, cosa succederebbe se la BCE permettesse il default dell’Italia? Ecco il mio pensiero su questo punto. L’Italia in una stretta mortale Mi sia concesso partire da quello che ho scritto in precedenza in due articoli messi in diffusione dal 7 novembre. La periferia dell’Eurozona è divenuta un’attrazione. La faccenda con l’Italia è la vera questione. Con rendimenti al 6,7%, e in aumento, i giochi sono finiti per l’Eurozona. E se voi siete un investitore, questo è il momento della verità. Ogni cosa - ogni categoria attiva - dipende da come l’Eurozona si comporta nella “faccenda italiana”. A questo punto, ci sono solo due esiti. Se salta l’Italia la depressione è alle porte, le banche sarebbero insolventi, i “cds” come fattori scatenanti farebbero implodere il sistema, avrebbero inizio le corse agli sportelli, i mercati azionari potrebbero schiantarsi, e si vedrebbero i rendimenti del debito sovrano crollare a valori incredibilmente bassi per nazioni soggiacenti a condizioni da usura. 1 Se l’Italia sopravvive, ci si dovrebbe aspettare un recupero colossale del debito periferico, dei mercati azionari e dei titoli bancari e una messa in liquidazione al minimo dei “cds”. Tuttavia, l’Eurozona è già in recessione, e questo recupero non sarà sostenuto. [N.d.tr.: i “Credit Default Swap” (CDS) sono contratti derivati che permettono agli investitori, pagando un premio, di proteggersi dall’eventuale fallimento di una obbligazione (soprattutto titoli di Stato). Una vera e propria polizza assicurativa, che di conseguenza segnala il livello di rischio di un titolo, dalle azioni alle obbligazioni governative. Infatti più aumenta il costo per stipulare un “credit default swap”, quindi per assicurarsi, più significa che il sottostante (l’oggetto del contratto) aumenta il suo grado di rischio. Il problema è che spesso questi sottostanti sono rappresentati da titoli di Stato di un paese sovrano. A questo punto una domanda sorge spontanea: possono le banche e le istituzioni private decidere sul destino economico e finanziario di interi paesi e di milioni di cittadini? Un discorso simile alle recenti polemiche sul ruolo eccessivo assunto dalle agenzie di rating americane. Non a caso, se andiamo ad analizzare come funzionano (e chi gestisce) i cds, le curiosità non mancano. Anzitutto sono contratti stipulati sui mercati non regolamentati, sono comprati e venduti dagli operatori al telefono, senza un sistema elettronico e quindi privi di trasparenza. Il loro mercato è concentrato nelle mani di 4-5 colossi bancari americani e rimangono accessibili solo ai grandi investitori. Insomma si tratta di strumenti opachi e senza tracciabilità, che hanno però un potere enorme: quello di influenzare e condizionare mercati enormi, come quello dei titoli di Stato. Possono diffondere il panico e far lievitare i rendimenti, contribuire a destabilizzare i governi, le borse e di conseguenza i risparmiatori.] Dimenticatevi di Berlusconi e dell’austerità in Italia. Si tratta di un baraccone da circo eccessivo. L’austerità non riuscirà a riportare i rendimenti italiani ai valori precedenti. Gente, sono finiti quei giorni! Ecco il vero problema: l’Italia ha bisogno di un avanzo primario di bilancio (al netto degli interessi) di circa il 5 per cento del PIL, solo per mantenere il suo indice di indebitamento costante ai rendimenti attuali. Questo non è possibile che succeda. Allora, o i rendimenti dei titoli italiani devono scendere, o l’Italia diventa insolvente. Inoltre, un’Italia sottoposta a pressione significa un’Eurozona sottoposta a pressione, e una recessione sempre più profonda con tutti i guai che si possono aspettare significa questo: per esempio, l’Irlanda comincerebbe improvvisamente a non raggiungere i suoi obiettivi di disavanzo,. I titoli azionari bancari andrebbero sotto stress, scatenando situazioni peggiori di quella bancaria di Dexia. Quindi, se l’Italia procedesse in sofferenza lungo sentieri di rendita del 7 per cento, assisteremmo ad una sgradevole recessione in doppia picchiata e a fallimenti bancari. E sappiamo che i rendimenti saliranno! Lo scorso novembre, stavamo discutendo sull’Irlanda che si trovava nelle stesse condizioni con i suoi rendimenti a questi livelli. Tosto, i rendimenti balzavano al 9% e l’Irlanda veniva costretta ad un piano di salvataggio finanziario – un piano che per l’Italia sarebbe decisamente notevole. Quindi siamo sicuramente di fronte ad un vero e proprio scenario da Armageddon (Apocalisse) finanziario. -Italy! Italy! Italy! Ecco quello che voglio ribadire. L’Italia ha bisogno di esercitare un avanzo primario di bilancio (al netto degli interessi) di circa il 5 per cento del PIL, solo per mantenere il suo indice di indebitamento costante a rendimenti attuali. Non sarà mai in grado di farlo! Pertanto, i rendimenti per i titoli di Stato italiani devono scendere, o l’Italia risulterà insolvente quando dovrà onorare oltre 300 miliardi di euro di debito, solo nel prossimo anno. L’austerità non tende a riportare i rendimenti italiani ai valori precedenti. In primo luogo, ora è in questione la solvibilità dell’Italia e gli scoraggiati venderanno. Inoltre, gli investitori nei debiti sovrani ora temono di essere [ unhedged due to the Greek non-default plan ], senza copertura a causa del piano di non-default per la Grecia elaborato a Bruxelles il mese scorso. Come mi ha dichiarato Marshall Auerback, dopo questo piano qualsiasi gestore di denaro con responsabilità fiduciaria non può comprare debito italiano o un qualsiasi debito sovrano di un membro dell’Eurozona. Conclusione: senza l’intervento della banca centrale, l’Italia dovrà affrontare una insolvenza per crisi di liquidità. Gli investitori venderanno i titoli di Stato italiani e i rendimenti saliranno quando la crisi di 2 liquidità diventerà parte di una spirale che tende ad autoriprodursi: rendimenti più elevati generano un peggioramento dei fondamentali macro, che provoca un rischio di insolvenza più elevato, e quindi rendimenti ancora più elevati. Depressione “morbida” Credo che l’economia globale sia in una fase di ripresa ciclica all’interno di una depressione di più larga scala. Due anni fa, ho scritto: “... tutti i paesi che mettono in circolazione la maggior parte del debito nella propria valuta (Stati Uniti, Eurozona, Gran Bretagna, Svizzera, Giappone) inflazioneranno. Essi stamperanno più soldi possibile per farla franca. Mentre l’economia vive una ripresa, questo creerà un falso boom, basato sugli aumenti dei prezzi delle risorse e delle materie prime. Si produrranno enormi dividendi per materie prime come oro, platino o argento. Tuttavia, quando il puntello della spesa pubblica sarà sottratto, l’economia globale ricadrà nella recessione.” -Credit Writedowns, ottobre 2009- La settimana scorsa ho scritto che l’attuale è “uno scenario di depressione morbida, in cui i paesi con un vero finanziatore di ultima istanza possono godere di misure di sostegno senza problemi”. Il problema, tuttavia, è che la BCE non è un vero prestatore di ultima istanza, come andremo ora ad analizzare. La BCE dovrebbe puntare tutto, o no? Non ci sono molte opzioni. Nessuno sta andando a comprare obbligazioni italiane ad una bassa resa senza contropartita, a prescindere dalla austerità, ora che il genio dell’insolvenza è uscito dalla bottiglia. Con misure di sostegno, alcune persone lo potrebbero fare. Un default italiano equivale all’insolvenza del sistema bancario italiano. Un default italiano significa perdite massicce per le banche tedesche e olandesi ed altre. Qualsiasi scenario che presenta un default italiano provoca una Depressione, con la “D” maiuscola! La questione è solo politica e, quindi, imprevedibile. I Tedeschi (e gli Olandesi), o consentono misure di sostegno, o devono affrontare la Depressione. La questione è del tutto semplice. -Italy’s debt woes and Germany’s intransigence lead to Depression (La calamità del debito dell’Italia e l’intransigenza della Germania causano la Depressione). Si delinea uno scenario apocalittico Questo è il punto centrale per comprendere come proteggersi nel caso in cui la BCE decida di non comportarsi da prestatore di ultima istanza in favore dei governi nazionali dell’Eurozona. Si tratterebbe di un vero Armageddon, di un’autentica Apocalisse e lo scenario sarebbe la Grande Depressione. La ragione per cui nessuna reale alternativa all’azione della BCE come prestatore di ultima istanza è offerta da parte della classe dei falchi è perché la sola alternativa è il collasso economico - e il riconoscere questo non è politicamente gradevole. Sappiamo che l’Italia dichiarerà bancarotta senza il sostegno della banca centrale, sulla base dell’analisi di cui sopra. Il default in Italia scatenerebbe una cascata di fallimenti di banche tutte interconnesse, come è successo a causa della [ the insolvency of Creditanstalt in 1931 ] insolvenza del Creditanstalt (Istituto di Credito) nel 1931. L’Italia potrebbe uscire unilateralmente dall’Eurozona e ridefinire i suoi debiti, ora quantificati in euro, nominalmente in una nuova valuta, la Lira, per prevenire il default? Forse. Questo è un fatto da considerare in un secondo momento. Per ora, ecco cosa accadrà in caso di insolvenza dell’Italia. Evento di credito (credit event, quando l’emittente del titolo assicurato si rivela impossibilitato a rimborsare il capitale): Un default italiano comporterebbe un evento di credito, il che significa che il default non potrebbe verificarsi secondo un concordato volontario, che l’Unione Europea sta cercando di strappare nel caso della Grecia, perché l’Italia è semplicemente troppo grande perché le banche possano assumersi spontaneamente il carico degli ammortamenti necessari a far fronte alla sua insolvenza. In questo modo si renderebbero insolventi molte istituzioni finanziarie. Anche nel caso greco, dubito che riceveranno la partecipazione da parte del settore privato sufficiente per ridurre significativamente il carico del debito sovrano greco. Così, un default italiano sarebbe incontrollato, e subito cristallizzerebbe le perdite che dovranno essere iscritte nei bilanci di esercizio di coloro che detengono le obbligazioni italiane. 3 Assalto agli sportelli bancari: Una volta si verificasse il default in Italia, le banche italiane sarebbero insolventi come risultato di queste perdite, poiché sono le più grandi detentrici del debito sovrano italiano. Dati i [10 billion euro writedown at Unicredit ] dieci miliardi di euro persi proprio ieri dal deprezzamento delle azioni di Unicredit, possiamo già constatare la debolezza di queste banche. Pertanto, dovremmo prevedere in Italia corse agli sportelli bancari in generale, e non solo a quelli delle banche più deboli. Insolvenza della Spagna e della Slovenia: Altri creditori sovrani più deboli all’interno dell’Eurozona, in assenza di stanziamenti da parte del Fondo Monetario Internazionale, si troverebbero sotto pressione di vendite pesanti. Questi paesi includono primariamente la Spagna e la Slovenia, ma sarebbero coinvolti anche il Belgio e poi forse l’Austria a causa della sua esposizione bancaria verso l’Europa orientale. I rendimenti della Spagna hanno già oltrepassato il 6% e quelli della Slovenia hanno superato già il 7%. Questi governi andrebbero in default, e poi le perdite si riverbereranno a cascata sui loro sistemi bancari. I fallimenti porterebbero all’insolvenza delle banche nazionali e alla corsa agli sportelli bancari come in Italia. Paesi come Irlanda, Portogallo e Grecia potrebbero predefinire il default (default controllato) per sfuggire alle restrizioni soffocanti di austerità, dato che il percorso di solvibilità ora insostenibile potrebbe causare una profonda depressione. Verosimilmente, anche questi paesi andrebbero in default. Gli analisti come Sean Egan stimano eventuali perdite in Grecia attorno al 90% [ eventual losses in Greece will be 90%.] Nello scenario di default italiano, queste perdite andranno a cristallizzarsi da un giorno all’altro. Contagio verso l’Europa dell’Est: Le perdite dell’Unicredit hanno incluso deprezzamenti significativi in Europa orientale e nell’Asia centrale (Kazakistan e Ucraina). Un’area di contagio potrebbe coinvolgere altre banche altrove con l’esposizione di economie deboli in Europa orientale, come l’Ungheria e la Slovenia. Banche greche, tedesche e austriache sarebbero più vulnerabili a causa della loro esposizione verso l’Europa centrale e i Balcani. L’Ungheria, già sotto la minaccia di un declassamento del debito sovrano ad alto rischio, nel mezzo di una diminuzione record del tasso di cambio fiorino/euro, soffrirebbe del contagio: la sua moneta sarebbe sottoposta a pressioni di vendite pesanti. [N.d.tr.: 21 novembre 2011; al nucleo dei Paesi europei a rischio dopo Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia si aggiunge anche l’Ungheria che ha chiesto ufficialmente aiuto alla Commissione europea e al Fondo monetario internazionale.] Altri debitori sovrani più deboli ne sarebbero influenzati. Euro insolvenza delle banche: Altri debitori con una significativa esposizione verso l’Italia soffrirebbero di svalutazioni enormi. L’esposizione della banca centrale verso il debito italiano è di un ordine di grandezza più grande di quella periferica nel suo insieme. Comunque, gli istituti finanziari esposti potrebbero essere ricapitalizzati dallo Stato. Le domande che si pongono per paesi del calibro di Germania, Francia e Paesi Bassi sono a) come esplicitare una contropartita da ottenersi da queste banche? gli obbligazionisti avrebbero delle perdite; b) come questo andrebbe a influenzare il livello del debito sovrano e la valutazione del credito? c) come potrebbe questa mancanza di capitale incidere sulla disponibilità del credito e sulla crescita economica? Credit default swaps: Visto che il default italiano sarebbe un evento di credito, si innescherebbe l’azione dei credit default swap, molti dei quali sono stati venduti da istituti finanziari statunitensi. Sarebbero queste istituzioni a pagare? Potrebbero farlo? Quanto le perdite italiane incideranno sul loro capitale di base? Le stesse domande per i paesi dell’euro diventano applicabili anche per le banche statunitensi, che potrebbero anch’esse essere ricapitalizzate dallo Stato. (Gli Statunitensi permetterebbero un altro piano di salvataggio?): A) come esplicitare una contropartita da ottenersi da queste banche? gli obbligazionisti avrebbero delle perdite; b) come questo andrebbe a influenzare il livello del debito sovrano degli Stati Uniti e la valutazione del credito? c) come potrebbe questa mancanza di capitale incidere sulla disponibilità del credito e sulla crescita economica negli Stati Uniti? 4 Esistono un buon numero di altri potenziali eventi per cui potrebbero avvenire controlli sui capitali, disordini civili, disgregazione dell’Eurozona, colpi di stato di governi, ecc, ecc. Tutto questo è speculazione. Ma soprattutto sono sei gli eventi che prevedo come una cosa certa: evento di credito, corsa agli sportelli bancari italiani, la Spagna e la Slovenia insolventi, contagio in Europa orientale, euro insolvenza bancaria, e innesco dei credit default swap. Chiaramente, ciò significherebbe una recessione economica di almeno pari grandezza della Grande Depressione. Ho anche la tendenza a pensare che il contagio si diffonderà per tutta l’Eurozona, fino a quando questa non andrà in frantumi - e prendiamo in considerazione proprio gli attuali rendimenti in aumento in tutta la zona euro, oggi in Francia, Austria e anche in Olanda: questa è un’onda di crisi travolgente che attraversa l’Eurozona e che va ad infettare sempre più paesi, vicino, sempre più vicino al nocciolo duro. Come Marshall ha scritto di recente, questo è un problema strutturale. Tutti i paesi dell’Eurozona devono affrontare vincoli e restrizioni di liquidità [ All of the euro zone countries face liquidity constraints ] e tutti alla fine soccomberanno all’onda travolgente dei picchi di rendimento, uno per uno, fino ad arrivare ad una soluzione sistemica: [ full monetisation and union or break up ], la monetizzazione e l’unione completa, o l’andare in pezzi. -Felix Zulauf on the inevitability of further crisis in Europe, [Felix Zulauf sulla inevitabilità di una ulteriore crisi in Europa], luglio 2011 Mettete al riparo il vostro patrimonio Mettersi al riparo contro questo esito significa prepararsi ad uno scenario a tinte fosche per azioni, titoli di Stato, valute, materie prime e metalli preziosi. Questo è un mondo di percorsi politici imprevedibili che certamente scateneranno disordini civili, repressioni governative e nazionalismo economico, ma che potranno comportare anche svalutazioni di monete competitive, controlli valutari, e guerre commerciali. La mia opinione è che un tale scenario significherà assoluta perdita di peso economico a causa di dinamiche di deflazione del debito. La produzione economica dovrebbe diminuire in modo significativo, quanto i valori dei titoli e del debito ad alto rendimento. Anche i prezzi delle materie prime potrebbero abbattersi. Ma dipendendo dalla risposta politica dei governi, le obbligazioni e i metalli preziosi hanno andamenti di quotazioni dal carattere imprevedibile. I governi come la Norvegia sono protetti a causa di un debito basso, e perché sono ricchi di risorse naturali. D’altra parte, i governi come l’Australia e il Canada sono esposti a causa del significativo indebitamento del settore delle famiglie e dall’alta valutazione dei beni immobili. In buona sostanza, non esiste un posto dove trovare riparo nella zona dei titoli sovrani di Stato. Se un investitore straniero in titoli di Stato vuole sapere dove stanno andando le valute e i tassi di interesse, non è nemmeno prevedibile in questo corso di eventi. Se i governi cercano di inflazionare per cercare una via d’uscita, i metalli preziosi potrebbero essere un buon rifugio sicuro, anche se l’oro finanziario o cartaceo presenta un problema di affidabilità e l’oro fisico è soggetto a confisca. Sul fronte dei terreni agricoli, come testimonia Jim Grant, i rendimenti sono già molto bassi, quindi bisogna chiedersi quanto di utile ci si possa ricavare da questo commercio. Ovviamente, in un mondo di repressione finanziaria e di deprezzamento delle valute competitive, tali investimenti non necessariamente perdono di valore. Obbligazioni societarie ad alta quotazione e titoli di alta qualità che pagano dividendi possono attualmente costituire il rifugio migliore. Queste sono le mie considerazioni su ciò che un default italiano potrebbe significare. Gli argomenti nel complesso portano a concludere che un default sarebbe economicamente catastrofico e metterebbe in campo una serie di scenari insostenibili. Il potenziale di perdite di grandi dimensioni sarebbe significativo, e, quindi vale la pena di pensare come mettere al riparo i risparmi in un ambiente del genere, dato che i responsabili politici seri credono che abbandonare l’Italia al default possa essere una scelta politica giustificabile. P.S. – dopo aver scritto questo articolo, ho notato un documento di David McWilliams, un noto economista irlandese, che prende in considerazione uno scenario di uscita dall’euro dell’Irlanda, come quello che ho ipotizzato per l’Italia qui sopra. Vedi il mio articolo highlighting McWilliams main points here.

18 novembre 2011

IN CONSIGLIO COMUNALE "SPUNTA " L'OPPOSIZIONE E LA CONVENZIONE "PUCCINI " RITORNA AL MITTENTE


Dalle 11,00 di questa mattina si è concluso alle 18,00 di sera la riunione di consiglio comunale magistralmente presieduto dal presidente Policarpo Volante, riunione che si è svoltasi nel centro anziani della Nuova Florida. Approvati all’unanimità soltanto due punti quelli che conferivano la cittadinanza onoraria di Ardea a Sua Eccellenza Monsignor Marcello Semeraro Vescovo della Diocesi suburbicaria di Albano; e a Sua Eccellenza il Prefetto Avv. Giuseppe Procaccini; La parte del leone l’ha fatta una opposizione agguerrita capeggiata da Luca Fanco e Danilo Petrella insieme ad Antonello Magliacca e Antonio abate futuro candidato a sindaco del Pd. Abate, rimasto fino alle 14,00 risultato assente alla ripresa pomeridiana dei lavori, i quattro, hanno contrastato fino all’ultimo l’approvazione del punto 5 “Proposta di accordo di programma e variante urbanistica di un’area in località Campo di Carne di proprietà della Ditta SECR SRL ai sensi della Legge 1150/42 e s.m.i. – Adozione Variante” proposta meglio conosciuta come “variante Puccini” che avrebbe autorizzato novantamilamentri cubi di cemento al centro di Tor San Lorenzo in cambio di alcune opere pubbliche e dell’abbuono del pagamento di alcuni pezzi di terreno ove insiste la scuola media e il campo sportivo. Dopo che il consigliere Luca Fanco, ha letto un pro memoria ove erano riportate date di precedenti delibere , pareri contrari all’operazione che si voleva far approvare, un Fanco che non si era mai visto così preparato e calmo, tanto da essere compreso da tutti facendoli successivamente ritornare sui suoi passi. Non di meno è stato il tantem Magliacca-Petrella anch’essi con documenti alla mano hanno sfiancato quei disattenti consiglieri di maggioranza che ormai non avendo più nulla da controbattere fino alla mattina ai quattro e successivamente nel pomeriggio ai tre consiglieri Ptrella, Fanco e Magliacca rimasti fino all’ultimo hanno fatto chiedere all’assessore all’urbanistica Carlo Giorgio Bille il ritiro del punto, è stato ratificato dal presidente dell’assise Volante tra gli applausi dei tre agguerriti e e mai come questa volta preparati oppositori. A convincere la maggioranza a chiedere il ritiro del punto 5 è stata prima la dichiarazione di Luca Fanco che ha detto “io voto contro, invito tutti voi a ritirare il punto, se il punto viene approvato considerando che avete la maggioranza numerica, io invio il fascicolo alla Procura della Repubblica di Vellettri”, mentre Magliacca ha convinto l’opposizione a ritirare il punto leggendo i documenti fornitagli dall’esponente dell’I.D.V. che riportavano, quanto ebbero a scrivere i membri della commissione di accesso che doveva valutare se Ardea era da sciogliere per mafia come la vicino Nettuno. Magliacca ha letto che la commissione d’accesso aveva chiesto elaborare ed approvare un nuovo P.R.G. e non varianti urbanistiche” . Fatti questi che hanno convinto la maggioranza a gettare la spugna. All’apertura dell’assise sono state sollevate dal tantem Magliacca – Petrella la questione della delibera di giunta che prevedeva un protocollo d’intesa per acquisire al patrimonio comunale le vasche di decantazione del condominio 54 di Montagnano, Petrella ha spiegato come già riportato dalla stampa e da altri consiglieri comunali non poteva esserci nessuna futura acquisizione delle vasche di decantazione che venivano chiamate impropriamente “Depuratore”. Anche qui la maggioranza si è arresa quando prendendo la parola l’assessore all’ambiente Nicola Petricca interrogato dallo stesso Petrella, questi ha dichiarato “il depuratore attualmente è inefficiente, la delibera è stata male interpretata, il depuratore verrà preso in carico dal comune soltanto se gli attuali privati proprietari ce lo consegneranno funzionante e collaudato come dice il consigliere Danilo Petrella”. L’affermazione è stata annotata dal maresciallo dei carabinieri della tenenza di Ardea, annotazione che certamente porterà in visita al depuratore lo stesso comandante Antonio Landi sensibile ai problemi ambientali oltre che esperto nel settore ambiente per la sua precedente permanenza al N.O.E., ispezione che dovrà accertare s l’inefficienza del “depuratore” scarica nel fosso senza produrre inquinamento. Il consigliere Gino Marcoccia, nel suo discorso oltre ad esprimere solidarietà al governo Berlusconi e a lui in particolare per l’impegno profuso nell’amministrare la Nazione Italia. Marcoccia dopo la fallita riunione politica di ieri sera indetta dal sindaco, si è dichiarato fuori dall’accordo politico sancito da quello che venne quest’estate definito “il patto dell’ombrellone”

Luigi Centore

TORNA IN CONSIGLIO COMUNALE LA CONVENZIONE PUCCINI


Torna il Consiglio Comunale, zitti zitti, senza tanto clamore tra le pieghe dei punti all'O.d.G. ritorna la CONVENZIONE PUCCINI << Proposta di accordo di programma e variante urbanistica di un’area in località Campo di Carne di proprietà della Ditta SECR SRL ai sensi della Legge 1150/42 e s.m.i. – Adozione Variante >> Un nuovo scempio urbanistico nel centro di T.S. Lorenzo con più di 60.mila metri cubi di cemento che appesantirà l'insistenza residenziale, la viabilità, e tutti i servizi. Periodicamente dobbiamo assistere al ritorno in Consiglio Comunale di un progetto rivisto e corretto dai soliti azzeccagarbugli nostrani. A pochi mesi dalla campagna elettorale si sta rimettendo in moto la macchina del consenso con promesse demagogiche fuori da ogni riferimento di strumenti urbanistici, Provinciali , Regionali, PRG.

La vicenda PUCCINI pende sul Comune di Ardea da 20 anni , nel corso di questi anni i tentativi di soluzione sono andati tutti a vuoto per la voracità degli amministratori che si sono succeduti ( tutti di centro destra ) l'argomento è stato trattato periodicamente. Ripropongo un articolo pubblicato nel 2009 sui giornali locali che ripercorre le tappe di una storia infinita , grottesca e pericolosa.


Valtere Roviglioni


<< Per dirla con le stesse parole pubblicate nell'articolo «Una giunta carbonara sigla l'accordo con Puccini. Zitti zitti gli assessori decidono di dare 90.000 mc a Puccini per chiudere il contenzioso...» Un lungo articolo spiega i retroscena del contenzioso, ma gli stessi redattori di "dossier informare" hanno ritenuto opportuno informarne quanti più cittadini possibile diffondendo numeroso materiale anche ad altri organi di informazione che operano sul territorio,oltre che a siti web e blog. Tra i destinatari anche Ardea-online.org che non si esime certo dal pubblicare il contributo inviato. Il contenzioso Puccini, nato nei primi anni '90, vede contrapposti da una parte la società Simp srl, proprietaria di una vasta tenuta in Tor San Lorenzo, e dall'altra il comune di Ardea. Il nodo del contendere consiste nel fatto che il comune nel 1985, attivando procedure di occupazione di urgenza si appropriò di circa 13 ettari, dove realizzò un campo di calcio ed una scuola. Il tutto avvenne senza che fosse poi seguita la regolare procedura di esproprio. Dopo un certo numero di anni ed un prg che, non rispettando gli accordi iniziali con la proprietà, prevede tutta l'area a verde, il proprietario ha trascinato in giudizio il comune chiedendo la riconsegna del bene con risarcimento per il suo mancato godimento, o in subordine una compensazione edificatoria. Ad inizio del contenzioso la richiesta prevedeva 15 miliardi di lire di danni oppure il pagamento del doppio del valore del terreno occupato con restituzione della parte non usata. Il comune è rimasto in contumacia (non si è costituito in giudizio) fino al 2000. Nel 2002 veniva effettuata la prima perizia ufficiale, sulla base della quale il 22 Novembre 2002 il tribunale civile di Roma ha emesso sentenza n. 14363/03 (101854 cronologico reg. 10654), in cui, oltre a stabilire che "i terreni non legalmente edificabili, anche se suscettibili di una utilizzazione differente da quella agricola, devono essere valutati secondo parametri omogenei a quelli adottati per i terreni agricoli", condanna il comune di Ardea al pagamento di euro 620.000 a titolo di indennità di esproprio e risarcimento. A fronte di questa sentenza, avverso la quale è pendente un ricorso in appello da parte della Simp (oggi Secr), nel 2008 la proprietà chiedeva una soluzione stragiudiziale prevedente 14 milioni di euro + indennità di occupazione + danni oppure 90.000 metri cubi. Il 14 maggio 2009 il comune di Ardea con delibera di giunta n. 48, senza allegare alcuna perizia valutativa dei terreni e senza darne alcuna comunicazione alla cittadinanza, ha dato il via ad un accordo per concedere 90.000 metri cubi di compensazione edificatoria alla Secre (ex Simp) a fronte di ulteriori cessioni di terreno a vantaggio del comune e alla realizzazione di alcuni edifici scolastici (previsti in area adiacente ad un fosso e soggetta ad allagamenti). Il valore concesso al privato è stato stimato commercialmente in circa 35 milioni di euro, il valore occupato dal comune a suo tempo (circa 5 ettari) è stato valutato dal tribunale in 620.000 euro, in aggiunta la comunità di Ardea riceve circa altri 4 ettari, diciamo equivalenti a 160.000 euro, il che significa che il comune prende meno di 800.000 euro e regala 34 milioni di euro al privato... >>

Un vero affare!!!

17 novembre 2011

CONSIGLIO COMUNALE 18 NOVEMBRE 2011

Il Presidente Policarpo Volante convoca la seduta del Consiglio Comunale per il giorno 18.11.11 alle ore 10,30 in prima convocazione straordinaria presso la sala del Centro Sociale Anziani “ Nuova Florida ” (via Reggio Calabria, 9 - Nuova Florida, Ardea) per la trattazione del seguente ordine del giorno:

Ordine del giorno
COMUNALE 18 NOVEMBRE 2011
Approvazione verbale seduta precedente;

Comunicazioni del Sindaco;

Mozioni - interrogazioni - interpellanze;

Esame o.d.g. della Consulta Giovanile del Comune di Ardea;

Proposta di accordo di programma e variante urbanistica di un’area in località Campo di Carne di proprietà della Ditta SECR SRL ai sensi della Legge 1150/42 e s.m.i. – Adozione Variante;

Regolamento dei Centri Sociali degli anziani di Ardea – Deliberazione del Consiglio Comunale n. 16 del 26/05/2011 - Sostituzione dell’art. 7 e introduzione dell’art. 7 bis del regolamento;

Conferimento cittadinanza onoraria di Ardea a Sua Eccellenza Monsignor Marcello Semeraro Vescovo della Diocesi suburbicaria di Albano;

Conferimento cittadinanza onoraria di Ardea a Sua Eccellenza il Prefetto Avv. Giuseppe Procaccini;

Delibera di Giunta Comunale n. 90 del 19/10/2011 avente ad oggetto “Variazione Bilancio di previsione 2011” – RATIFICA.

Modifica Commissioni Consiliari per ricomposizione gruppi consiliari;

LE PROMESSE DEI MARINAI,CENTORE RISPONDE A DONATELLA CITTADINA DI MONTAGNANO .


SI AVVICINANO LE ELEZIONI, GLI SCIACALLI ABBANDONANO LA ROCCA PER ALLARGARE IL TERRENO DI CACCIA, ANCORA UNA VOLTA MONTAGNANO E LA CARENZA DI SERVIZI SONO FACILE PREDA DA CIRCUIRE CON PROMESSE MAI MANTENUTE. PERSONALMENTE DA CONSIGLIERE COMUNALE HO VOTATO PROGETTI E STANZIAMENTI PER REALIZZARE IL DEPURATORE DI MONTAGNATO, MAI REALIZZATO. LA VERITA' ORMAI E PALESE. UNA CLASSE POLITICA INCOMPETENTE ED INCAPACE DI PROGRAMMARE, GENERA CONSENSO ELETTORALE PROMETTENDO OPERE DISCUTIBILI ED IMPROBABILI, BARATTANDO DIRTTI IN CAMBIO DI VOTI. OLTRE AD UNA PRATICA ILLEGALE ( SCAMBIO DI VOTI ) I CITTADINI DOVREBBERO ESSERE CONSAPEVOLI, E' ORMAI DEL TUTTO EVIDENTE : SE REALIZZASSERO LE OPERE, LA PROSSIMA VOLTA A QUESTI CIALTRONI MANCHEREBBERO GLI ARGOMENTI PER RASTRELLARE CONSENSI.

Valtere Roviglioni



RISPOSTA Alle Sig.re DONATELLA F. e Laura Di Biagio -

Certo non spetta a me dare sicure risposte su come si è comportata e si comporta l’amministrazione comunale di Ardea nei confronti degli abitanti di Montagnano; senza voler sembrare irriverente però cerco di spiegare dove mi trovavo in quel periodo.

Il sottoscritto risiede, con tanti altri concittadini, nella Nuova Florida, lottizzazione nata alla fine degli anni cinquanta e regolarmente autorizzata dal comune di Pomezia, di cui Ardea era una frazione.

Va ricordato che la lottizzazione Nuova Florida, come la Nuova California, e tante altre, è del tutto legittima, a differenza di altre località che sono ancora di fatto lottizzazioni abusive, ove solo alcuni proprietari di abitazioni hanno legittimato urbanisticamente le loro case grazie alla legge 47/85, mentre le tantissime non sanate sono quindi ancora abusive.

Va ricordato agli abitanti di Montagnano che hanno acquistato un terreno prettamente agricolo, come risulta dagli atti di acquisto, a differenza di quelli della Nuova Florida che hanno acquistato terreni urbanisticamente edificabili senza alcun gravame, anche se dopo decenni hanno dovuto affrancare ingiustamente l’uso civico.

Proseguo ricordando alle Sig.re Donatella e Laura, che se la Nuova Florida oggi ha qualche servizio in più rispetto al NULLA (e ribadisco purtroppo nulla) che ha Montagnano, lo si deve alle lotte alle quali anche il sottoscritto, giovanissimo all’epoca, ha preso parte.

Colgo l’occasione per citargliene alcune.

Verso la metà degli anni sessanta i pochi pionieri della zona si riunirono e si costruirono le cabine elettriche a proprie spese per potersi far allacciare l’energia elettrica, successivamente negli anni settanta un manipolo di pionieri della zona (Centore, Cavola, Cervellini, Canali, e Migliorini) si recarono con l’allora sindaco Mario Zanettini a Roma presso il Ministero dei Lavori Pubblici a reclamare affinchè si asfaltasse viale Nuova Florida.

Le lotte continuarono con un comitato di quartiere costituito da persone alcune delle quali grazie a Dio ancor in vita; tutti insieme pacatamente si andava a manifestare in comune con lunghi cortei per ottenere l’acqua potabile, fogne, illuminazione, strade ecc

Sempre con tanta aggregazione e pacifiche manifestazioni portate avanti con risolutezza, siamo riusciti a farci portare in zona la rete per la metanizzazione, e nel frattempo durante un consiglio comunale, ove si doveva ratificare un fantomatico consorzio, ci presentammo tutti uniti e la ratifica fortunatamente fu ritirata, altrimenti avremmo pagato sia il consorzio che le tasse al comune.

Ancora va rammentato che si organizzò una sempre pacifica occupazione comunale ove i partecipanti restarono in comune tre giorni e tre notti, (e permettetemi un ricordo personale, ovvero la costante presenza sia di mio padre che fù l’organizzatore della protesta, sia del comandante Tullio Valeri il quale ha sempre dimostrato sensibilità per i problemi dei cittadini, dapprima come comandante della municipale e successivamente come consigliere ed assessore che ci sostenne fino alla fine).

Le lotte e le manifestazioni sarebbero tante, ed alcuni organizzatori e partecipanti oggi siedono nell’assise consiliare, come il figlio di Giulio Antinucci,(all’epoca presidente del comitato di quartiere) o sono stati assessori come Giovanni Catalucci.

Quindi noi non abbiamo mai elemosinato o piagnucolato nei confronti di quell’amministrazione che negava i nostri diritti, non abbiamo mai creduto alle false promesse di questo o quel politicastro che scende dal monte o viene dal mare attraversando valli e magari laghetti per promettere ad ogni inizio di campagna elettorale “monti, mari, valli e laghetti” soltanto per rubare voti, carpire la buona fede per poi farsi rivedere all’inizio della successiva campagna elettorale senza aver mantenuto nulla.

Alcuni politici si vantano di avervi concesso i vostri diritti, ma sono solo politicanti arrivisti ed opportunisti, galoppini dei loro referenti romani.

Non intendo fare del campanilismo, ed ancor meno la guerra dei poveri ma…realizzare dopo decenni, fognature, asfaltare strade, aprire una delegazione, una farmacia, altro non è che un atto dovuto e per questo non gli si deve neppure un grazie.

Illustre Donatella e Laura, vi va anche fatto notare come gli abitanti della Nuova Florida, in modo più intelligente di quelli di tante altre zone, hanno potuto ottenere quel poco che alla Nuova Florida è stato realizzato solo grazie all’unità dei residenti, i quali accortamente sono riusciti a far eleggere fin dalla prima legislatura un consigliere comunale, (Emilio Taborro che realizzò la prima scuola elmentare) e di seguito per ogni altra legislatura un consigliere e diversi assessori, senza contare che la zona ha espresso tre sindaci nelle persone di Antonio Maria Cogliandro, Martino Farneti e Roberta Ucci, cosa questa non di poco conto.

Purtroppo per voi, avete sempre creduto ai tanti cantastorie che, passate le elezioni, vi hanno lasciato nello stato in cui vi trovate e la prova tangibile delle mie affermazioni va vista con l’avvento ad assessore di un vostro concittadino, a me ideologicamente lontano, ma persona perbene ed interessata al bene del paese e soprattutto alla propria zona, quale Daniele Bosu.

E’ grazie soprattutto a lui se a Montagnano, dopo anni di promesse, siete riusciti a vedere asfaltate buona parte delle strade di Via Santa Marinella e via di Montagnano, e per l’impegno profuso da Bosu si è potuto concludere l’iter che vi ha portato ad ottenere la delegazione e la farmacia.(consapevole di essere un suo dovere resta a voi sconosciuto)

Per quanto riguarda le mancate promesse riportate nel libretto pre elettorale di cui la Sig.ra Donatella parla, devete chiedere spiegazioni al sindaco Carlo Eufemi, mentre per la mancata promessa del servizio pullmans chiedete a chi l’ha fatta.

Il sottoscritto non ha fino ad oggi ricoperto incarichi politici, il sottoscritto svolge la libera professione di geometra, oltre ad essere iscritto all’Ordine dei giornalisti dal 1995.

Per quanto riguarda i ringraziamenti delle 2000 persone contraccambio,(senza ironia) ma va anche comunicato che ho ricevuto i ringraziamenti degli altri 40.000 abitanti di Ardea i quali vogliono che finalmente venga costruito un depuratore a Montagnano e non che venga inserito nel patrimonio comunale, con l’approvazione del consiglio, un depuratore senza collaudo, che non si abbia il coraggio di farlo ispezionare dall’ARPA Lazio, dal N.O.E., del corpo forestale dello Stato e della capitaneria di porto, ed in ultimo ma non per ultimo senza il controllo della sezione ambiente della polizia municipale.

Ed infine è assolutamente opportuno notare ciò che sostenne in commissione il Lavori Pubblici il presidente Alberto Montesi, il quale si espresse negativamente per l’acquisizione di tale depuratore, che altro non è che un decantatore, collocato a meno di cinquecento metri dalle abitazioni.

Dello stesso parere è lo stesso dirigente all’urbanistica e lavori pubblici architetto Aristodemo Pellico, che in una riunione a Montagnano presente tanti politici e cittadini, vi spiegò la non fattibilità dell’acquisizione.

Montesi, come tanti altri consiglieri,(e per quello che conta anche il sottoscritto) è favorevole ad un nuovo depuratore e non all’acquisizione di rottami senza alcun collaudo, come anche spiega in un articolo l’attento consigliere Danilo Petrella.

Se chiedere di non sperperare denaro pubblico per acquisire opere di privati tra l’altro non collaudate e magari anche abusive, vuol dire essere impopolari, va bene, del resto è meglio una brutta verità che una bella bugia.

Luigi Centore

Luigicentore@libero.it

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16 novembre 2011

CONGRESSO DEL PRC


Sabato 19 Novembre 2011 il PRC di Ardea convoca l’ottavo congresso di circolo.

L’occasione di dibattito politico, è aperta non solo agli iscritti, ma ai simpatizzanti e ai cittadini tutti, che hanno voglia di conoscere le metodiche e le linee che il partito voterà,mettendo in campo proposte di alternativa. Oltre alla elezione dei suoi organi dirigenti, il circolo di Ardea, sottolinea la necessità di una presa d’atto che una svolta a sinistra è dovuta, in un panorama politico, che privato dalla rappresentanza istituzionale, ha faticosamente tenuto una opposizione di governo locale, e ribadisce l’importanza della pluralità per una vera democrazia.

Il momento storico denuncia la sofferenza dei cittadini, che subiscono i fallimenti di un sistema che i comunisti non hanno mai sostenuto, e anzi hanno contrastato,dimostrando con la pratica della militanza,la difesa di una politica per la gente e a servizio dei cittadini, dalle lotte per il sociale alla difesa della salute pubblica, dal diritto all’abitare, al sostegno delle fasce deboli e le minoranze, dal confronto politico, alla coerenza delle posizioni, e l’attenzione costante alla questione femminile.

Dopo il saluto degli ospiti rappresentanti dei partiti locali, si procederà all’esposizione dei documenti congressuali, che rappresenteranno il momento più alto di discussione e confronto.

La chiusura lavori è prevista per le ore 19.30, con le votazioni del documento , nomina dei delegati e nuovo organismo dirigente del circolo di Ardea

Seguirà cena di sottoscrizione

LA POLITICA NECESSITA DI RIAPPROPRIAZIONE E PARTECIPAZIONE


Ardea via San Lorenzo 46 Tor San lorenzo,

Inizio lavori ore 16.30


CdQ Castagnola-Castagnetta



-Comunicato-


Ardea, 14/11/2011


Nicola PISANI (Presidente): “Ai proclami dell’assessore ai LL.PP. non seguono fatti concreti e nella zona Castagnetta abbiamo anche un serio problema di invasione di ratti”

Sono diversi mesi che l’assessore ai lavori pubblici di Ardea con una certa periodicità dichiara l’apertura di cantieri decantando opere pubbliche in svariate zone del nostro comune.

A tutt’oggi quanto previsto, con certezza di copertura economica, per via delle scalette (accesso alla parrocchia di Santa Caterina da Siena) con asfalto e pubblica illuminazione e via dei due poderi non ha avuto riscontro alcuno.

Stiamo per concludere l’anno 2011 ancora con un clamoroso nulla di fatto da parte dell’amministrazione.

Oramai siamo nel totale abbandono: niente opere, niente segnaletica orizzontale, niente prosecuzione di lavori in zona Castagnola della rete fognaria, ed è di questi giorni un serio allarme di presenza numerosa di ratti nella zona di via dei macaoni causa terreni incolti e abbandonati che danno serena ospitalità ai temibili roditori.

I residenti della zona indicano addirittura il terreno di proprietà della famiglia dell’assessore ai LL.PP. come probabile area di provenienza dei ratti proprio a causa della grave incuria in cui viene lasciato per lunghissimi periodi dell’anno.

Come Direttivo di Comitato di Quartiere chiediamo risposte immediate e certezze sulle date di inizio lavori nelle nostre zone e maggiore attenzione nel controllo dei terreni incolti. Cordialmente,

Nicola Pisani

(Presidente CdQ Castagnola-Castagnetta)

MA QUALI MERCATI, SIAMO OSTAGGIO DI UNA "BISCA"!


Mentre scriviamo lo Spread risale sopra i 500 punti (521, con un tasso btp al 7%), eppure i nostri "maghi" dell'esoterismo di borsa ci hanno fatto credere che il problema era dare segnali di credibilità ai mercati a suon di austerity. Pur con tutti gli sforzi dei media che sostengono "la più grande truffa del secolo" il messaggio però non funziona. Altro che mercati e borse, noi siamo ostaggio di una "bisca globale" che ingrassa usurai e speculatori sulla pelle del popolo. Il "vostro" Governo Tecnico per loro non vale una cippa, e serve solo a far pagare una crisi redistribuendo sacrifici per tutti mentre i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri più poveri. Siamo alla socialdemocrazia alla rovescia, invece che la redistribuzione della ricchezza si redistribuiscono lacrime e sangue. Ma i ricchi non piangeranno per una patrimoniale, mentre il popolo, gia' stremato in questi anni dalla crisi patirà l'inferno. E gli speculatori? Le grandi banche? Quelli che s'ingrassano in queste ore speculando sul nostro debito pubblico, quelli chi li tocca? L'Europa è sotto un attacco speculativo del grande capitale senza precedenti, e nessuno dice nulla! Invece che elezioni per liberarci di Berlusconi ci hanno dato un governo delle banche sostenuto da PD e PDL, invece che prendersela con la speculazione mettendo spalle al muro la BCE che ne è complice se la prendono con i lavoratori. Godetevi questi attimi prima della tempesta, la crisi non sarà un pranzo di gala, e noi lavoreremo per portargli il conto.

CONTROLACRISI.ORG

Si rompe la caldaia e la scuola si allaga


Il Faro on line – L’acqua invade il secondo piano della scuola media Virgilio in zona Sant’Antonio. E’ stato ipotizzato che una delle cause possa essere un collaudo non andato a buon fine. “La prova – spiegano - non è riuscita in quanto il plesso scolastico non è allacciato alla rete del metano. Quest’anno se non si ricorre subito a una sistemazione radicale i bambini rischiano di restare al freddo”. Il problema del riscaldamento è stato più volte sollevato dal dirigente alle manutenzione architetto Antonello Rocca, il quale ritiene che si debba sostituire la caldaia. Va anche detto che è stato acceso un prestito per oltre duecentomila euro per la sostituzione delle caldaie ormai non più funzionanti. Ancora una volta saranno penalizzati i piccoli scolari che quest’anno dovranno portarsi la classica “borsa calda” se vorranno riscaldarsi, a meno che, l’amministrazione comunale in attesa di sostituire le caldaie non provveda a far costruire dei camini obbligando come in passato ogni scolaro a portarsi da casa un ciocchetto di legna.
Luigi Centore



De Magistris: “Subito primarie di coalizione E avanti con un nuovo soggetto”



Il sindaco di Napoli non si iscrive al partito degli entusiasti di Mario Monti che "incarna il neoliberismo dei poteri forti contro il quale il centrosinistra deve immediatamente elaborare una controproposta"



Luigi De Magistris
non si iscrive al partito degli entusiasti di Mario Monti. Per il sindaco di Napoli il professore-senatore incarna il neoliberismo dei poteri forti contro il quale il centrosinistra deve immediatamente elaborare una controproposta imperniata sulle primarie e sulla creazione di una lista nazionale che scardini i partiti. Altrimenti non ci sarà più vera democrazia in questo paese ma un governo delle multinazionali e delle banche.

De Magistris non dobbiamo festeggiare l’addio di Berlusconi e l’arrivo di Monti?
Dobbiamo esultare per l’uscita di scena definitiva di Berlusconi e dobbiamo dare atto al presidente Napolitano di avere fatto la scelta più saggia. Allo stesso tempo però non bisogna esultare per la nascita del Governo Monti.

Non pensa che un governo tecnico sia necessario per ridare credibilità all’Italia con i tassi dei BTP al 7 per cento?
Questo non è un governo tecnico, nonostante la professionalità dei suoi membri, perché è sostenuto da partiti molto diversi con i quali dovrà fare i conti: Pd, Pdl e Udc, forse anche l’Idv. Mi sembra una medicina amara e forse necessaria ma non mi piace. Da sindaco lo giudicherò sui fatti e sui provvedimenti che metterà in campo per il sud, da politico invece lavorerò per un’alternativa a Berlusconi ma anche a Monti e ai poteri forti che lo sostengono.

Cosa non la convince nel Governo Monti?
Questo Governo non ha una legittimazione democratica e nasce per assecondare il volere della Borsa, delle banche, della Banca Centrale Europea e di Bruxelles. C’è il serio rischio che la politica scompaia. Noi un secondo dopo la sua nascita, anzi mentre si sta formando, dobbiamo cominciare a costruire un’alternativa politica al neoliberismo che Monti rappresenta e che ha fallito.

Non mi sembra un’operazione semplice vista la situazione del centrosinistra.
L’obiettivo finale è quello di dare vita a un governo legittimato dal voto che cambi profondamente l’economia e la società e superi l’occupazione delle istituzioni da parte della partitocrazia e delle caste.

Da dove si comincia?
Per arrivare pronti all’appuntamento con le elezioni nel 2013 o prima, non c’è un minuto da perdere, dobbiamo avviare delle primarie serie.

Come immagina le primarie?
Non devono essere lotte tra bande o correnti come quelle che si sono tenute a Napoli prima che io mi candidassi. Non devono nemmeno essere un referendum su un leader già scelto in altro modo, come è stato con Prodi.

Primarie di coalizione?
Certamente non voglio primarie di partito. Come a Napoli, bisogna dialogare anche con i moderati e i liberali. Le primarie devono andare oltre il partito ma anche oltre la coalizione. E poi io credo che il secondo passaggio dovrebbe essere una lista civica nazionale.

Sta pensando a un nuovo movimento?
C’è una straordinaria partecipazione politica nel paese che però – a torto o a ragione – non si riconosce negli attuali partiti. Questa è un’energia politica vitale per il paese che non ci possiamo permettere di perdere. Anche perché corriamo un grandissimo rischio: l’indignazione che io ho guardato in questi mesi negli occhi deve essere trasformata – come è accaduto a Napoli – in mobilitazione e in partecipazione. Se questa indignazione non trovasse sbocco politico, se l’unica alternativa a Berlusconi fosse un governo tecnico neoliberista guidato da Monti, l’indignazione andrà verso il conflitto. Dobbiamo impedire una saldatura tra quelli che dirigono le banche e quelli che spaccano le loro vetrine. Vengono ovviamente da poli opposti ma si saldano di fatto e bloccano la crescita democratica. Per questo dobbiamo lavorare per costruire una lista civica nazionale o un movimento politico che unisca le personalità migliori in vista delle elezioni.

Chi dovrebbe farne parte?
Io non escludo, una deflagrazione del quadro politico attuale. Non sono sicuro che i partiti reggano alla crisi economica con le diseguaglianze che aumentano. Anche per questo dobbiamo trovarci pronti alla creazione di un movimento che superi il quadro attuale dei partiti e semplifichi l’offerta politica nel centrosinistra. Non dobbiamo lasciare la scena politica a Monti. Altrimenti partiti e poteri forti si spartiranno il prossimo presidente del consiglio e il prossimo presidente della repubblica con le vecchie logiche e le vecchie persone.

Cosa deve fare il centrosinistra?
Dobbiamo essere rivoluzionari, l’ho provato a Napoli. C’è una rabbia che fa bene alla democrazia ed è ancora positiva perché crede nel cambiamento. Ma se scoprisse che il Governo Monti è servito solo a rimettere in piedi i vecchi equilibri tra Confindustria, gerarchie ecclesiastiche, banche, vecchi partiti e massoneria, quella rabbia potrebbe esplodere.

Lei immagina primarie di coalizione e la nascita di un nuovo soggetto. Esattamente il contrario di quello che sogna Bersani.

La base del Pd è su posizioni di cambiamento. L’ho visto alla festa dell’Unità a Pesaro e a Bologna alla convention di Civati e Serracchiani. Non posso credere che i militanti del Pd siano felici di un Governo Monti. Le personalità forti che potrebbero gareggiare alle primarie sono numerose, da Vendola a Renzi, da Chiamparino a De Magistris.

Immagina un’alleanza tra voi per convincere il Pd ad accettare le primarie?
Il laboratorio che immagino io comprende soprattutto movimenti: i precari, i sindacati e in particolare la Cgil e la Fiom. Certamente non sono molte le personalità in grado di immaginare un percorso simile. Non a caso sostengono tutti Monti. Certo Vendola, il sindaco di Bari Michele Emiliano, Pippo Civati e Debora Serracchiani li sento vicini. Mentre Renzi parla una lingua diversa.

Lei parla di primarie e movimenti. Però intanto bisogna affrontare l’emergenza economica.
Certo. Ma la strada giusta non è il commissariamento della democrazia da parte delle banche. Rischiamo un governo senza le derive del Bunga Bunga ma che porta avanti, con maggiore efficacia, le politiche neoliberiste che accrescono le diseguaglianze. Il Governo Monti mette al centro la finanza. Noi dobbiamo costruire un’alternativa che metta al centro il lavoro. O non avremo più una vera democrazia in questo paese.

da Il Fatto Quotidiano del 15 novembre 2011

15 novembre 2011

Ardea - Primarie del Partito Democratico


Comunicato Stampa

Noi sottoscritti partiti prendiamo atto che il PD, con la indizione delle elezioni primarie per la scelta del proprio candidato sindaco alle prossime consultazioni amministrative comunali del 2012, si ritratta una precedente decisione assunta dai propri organi locali, confermata dal livello provinciale e da noi tutti condivi

Un lungo e continuo lavoro della coalizione, che includeva anche IDV, durato oltre un anno, aveva portato a condividere in marzo un protocollo d’intesa che definiva comportamenti, etica, valori e i punti qualificanti alla base del programma di governo.

Condiviso il protocollo avevamo invitato il PD a proporre il candidato sindaco; dopo un serrato confronto interno all’inizio di giugno ci veniva proposto il nome di Antonino Abate che veniva da noi accettato.

A poche ore dalla sigla dell’accordo IDV decideva, legittimamente, di ritirarsi dall’intesa e procedere con una propria candidatura.

Prendendo spunto da questa decisione all’interno del PD si riapriva il confronto e a distanza di mesi, dopo varie vicissitudini interne, arrivava alla determinazione di azzerare la scelta e fare le primarie.

Davanti a questo cambiamento di indirizzo, dopo un accordo, che poteva definirsi storico per Ardea, ottenuto con notevoli sforzi e rinunce da tutte le forze politiche, noi sottoscritti partiti, anche nella consapevolezza della validità dello strumento democratico delle primarie, non possiamo che decidere di soprassedere a qualsiasi decisione di partecipazione, anche con eventuali nostre candidature, sino a quando non sia chiaro il quadro interno al PD con la definizione delle candidature.

Questo perché occorre verificare se tutti i candidati si riconoscono nel progetto del centro-sinistra maturato negli ultimi anni e nel protocollo d’intesa già definito.

La coalizione non può sussistere se non vi è certezza sul progetto politico che colui che verrà eletto potrà garantire.

Noi sottoscritti partiti che da sempre abbiamo operato per un centrosinistra unito continueremo a batterci perché ciò avvenga, cercando di convincere le altre forze compreso l’IDV.

Dipenderà solo da ogni possibile componente del centro-sinistra, rinunciando anche a posizioni già assunte, trovare una sintesi di base.

Questo è indispensabile perché solo così facendo si potrà raggiungere quella unione da tutti noi auspicata, richiesta dalla cittadinanza e indispensabile per riuscire a battere un centrodestra allo sbando che ha ridotto Ardea in questo stato disastroso.

E’ evidente che nella “impensabile” ipotesi di un fallimento del progetto le conseguenze sarebbero molto gravi ed allora ogni componente dovrà farsene carico, per la propria parte di responsabilità, di fronte alla cittadinanza che spera nel centro-sinistra.


Ardea 14 novembre, 2011


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