09 dicembre 2011

Crisi, Saviano: "C'è un tesoro da aggredire gli immensi flussi di denaro della criminalità"


NEW YORK - La crisi internazionale, lo strapotere delle banche e il peso della criminalità: sono questi i punti principali dell'intervento di Roberto Saviano all'auditorium della New York University, di fronte ad alcune centinaia di persone.

L'autore di Gomorra, che si è alternato con l'economista Nouriel Roubini nell'ambito della conferenza dal titolo "Italia e Usa, due prospettive sulla crisi", ha sottolineato il peso degli "immensi" flussi di denaro della criminalità nella crisi economica globale e ha puntato il dito contro "lo strapotere" delle banche e il loro ruolo nella gestione dei capitali del narcotraffico.

"Esiste un tesoro che deve essere aggredito, e che non può non esserlo, in questa fase così difficile". In particolare, ha evidenziato Saviano, "tra 400 e 500 miliardi di dollari della criminalità ogni anno vengono riciclati dalle banche americane" ma si tratta di "liquidità che arriva alle mafie e viene a mancare al sistema sano".

Poi un attacco al governo Berlusconi: "Per la situazione italiana - ha detto Saviano - i mercati sono responsabili, ma una responsabilità ancora maggiore ce l'ha il governo, posso dire per fortuna, precedente". E ancora: "Il governo Berlusconi non ha preparato il Paese in nessun modo a difendere la propria economia da questa crisi internazionale. Anzi sino a pochissimi mesi fa venivano diffuse attraverso i media dichiarazioni di sicurezza. Vere e proprie menzogne".
"La cosa più complessa - ha affermato Saviano - è che il governo italiano non è stato sconfitto in elezioni e quindi la strategia della ex maggioranza, secondo me, è quella di mettersi da parte, mostrare che chi li ha sostituiti porta avanti politiche drastiche, drammatiche, e tornare come coloro che non avrebbero mai fatto operazioni del genere, scelte così draconiane".

Saviano questo semestre ha insegnato alla New York Uni­ver­sity in un sem­i­nario post-laurea sulla crim­i­nalità organiz­zata inter­nazionale.

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