11 marzo 2011

ABUSO EDILIZIO DI UN NOTO CITTADINO DI ARDEA,PARENTE DI UN NOTO POLITICO

ardea: costruisce villa su zona archeologica.

denunciato dai carabinieri e 3.000 mq. sequestrati.

Posta sotto sequestro giudiziario da parte dei carabinieri della tenenza di Ardea, coordinati dal comandante Luogotenente Antonio Landi una villa di proprietà di un noto cittadino rutulo, in zona archeologica nel centro storico di Ardea e per questo sottoposta al vincolo archeologico, la costruzione edificata su due piani seminterrato e piano terra coperta a tetto antichizzato, per una superficie di circa cento metri quadrati a piano in fase di ultimazione, la costruenda villetta, è a ridosso degli scavi archeologici di Casarinaccio e dell’apogeo che il prof. Archeologo Francesco Di Mario sta portando alla luce. Nella stessa zona altamente archeologica vi è la cinta muraria della struttura in opera quadrata di tufo, un area ove di recente lo stesso luogotenente Landi recuperò dai tombaroli reperti archeologici che oggi custoditi nelle teche della stessa tenenza e giornalmente visitate da scolari e turisti. L’attività come è riportato nel comunicato stampa del Magg. Emanuele Gaeta si inquadra in un più ampio programma di prevenzione che negli ultimi tempi i carabinieri suoi sottordini, stanno intensificando al fine di prevenire e reprimere i reati in materia di deturpamento del paesaggio archeologico. Le indagini da parte dei carabinieri del comandante la tenenza di Ardea, proseguono per capire come sia stato possibile che l’edificazione della villa allo stato grezzo. I carabinieri sono giunti sul posto proprio mentre erano iniziati i lavori per la realizzazione degli impianti idrotermici ed elettrici senza che nessuno nel centro storico di Ardea si accorgesse dell’abuso, abuso che ha invece insospettito i carabinieri che dopo accurati controlli hanno posto sotto sequestro giudiziario l’intera struttura e gli oltre tremila metri quadrati di terreno già lottizzati, tanto che le indagini proseguono per accertare un eventuale reato di lottizzazione abusiva il che porterebbe alla confisca dell’intera area e del manufatto, cosa diversa se il reato resta soltanto di abuso edilizio che prevede l’acquisizione al patrimonio comunale della struttura per essere su parere del consiglio comunale demolita e il terreno acquisito al patrimonio per dieci volte la superficie coperta. Per dovere di cronaca va ricordato come l’abusivismo edilizio in zone archeologiche, e di pregio non accenna a diminuire, per una lentissima repressione da parte del comune, fatta eccezione dei sequestri giudiziari e notifiche di reato, messi in atto dalla polizia municipale e carabinieri. E’ emblematico un capannone industriale costruito oltre cinque anni fa a ridosso della zona archeologica di Castro Inui ed ivi ancora insistente. Ora spetta al comune mettere in atto ogni forma di repressione affinchè almeno la zona archeologica non venga più deturpata.

Luigi Centore


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