10 dicembre 2009

La Camera nega l'arresto di Cosentino



I voti: 360 a favore sul diniego dell'arresto del sottosegretario e 226 contrari

ROMA - L'Aula della Camera ha negato l'autorizzazione all'arresto del sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino (Pdl), confermando la decisione assunta nei giorni scorsi dalla Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio. I voti a favore sul diniego dell'arresto sono stati 360, 226 quelli contrari. La votazione è stata a scrutinio segreto. Cosentino ha partecipato nell'Aula al voto.

Seduto nell'ultima fila, a pochi posti di distanza dal legale del premier Niccolò Ghedini e dal presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno, Cosentino riceve gli abbracci e i baci dei colleghi della maggioranza che attraversano l'emiciclo pur di andare a congratularsi con lui per lo scampato arresto chiesto dai magistrati napoletani. Francesco Pionati lo stringe in un abbraccio affettuoso, mentre Mario Landolfi gli stringe calorosamente la mano. Ma la processione dei deputati, soprattutto campani, è lunghissima e lui sorride felice a tutti.
"Non si è mai contenti di difendersi da accuse così infamanti; ma prendo atto di un voto che ha attraversato tutti gli schieramenti ed è andato oltre il numero della stessa maggioranza". Così Nicola Cosentino commenta l'esito della votazione di Montecitorio che ha respinto la richiesta della procura di Napoli di custodia cautelare nei suoi confronti.

L'INCHIESTA, FAVORI' CASALESI, VOTI DA CLAN
E' dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che è partita l'inchiesta della Dda di Napoli in seguito alla quale Nicola Cosentino, sottosegretario all'Economia, è destinatario di una richiesta di arresto. Al centro di tutto un'accusa: concorso esterno in associazione camorristica.
Secondo quanto scrivono gli inquirenti nelle 351 pagine della ordinanza di custodia cautelare in carcere, Nicola Cosentino, avrebbe contribuito a rafforzare i Casalesi, negli anni '90. E, nella sua carriera politica, ha sempre potuto contare sui voti del clan camorristico: e' diventato, così, consigliere provinciale, regionale, e poi deputato. Il provvedimento, firmato dal gip Raffaele Piccirillo su richiesta dei pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci, racconta tutto questo. Accuse pesanti, secondo le quali avrebbe "garantito la continuità dei rapporti fra imprenditoria mafiosa e le amministrazioni pubbliche" nel Casertano. Sono stati spesso i pentiti a puntare il dito contro Cosentino: tra gli ultimi verbali noti, quello con le rivelazioni di Gaetano Vassallo, imprenditore ritenuto continuo ai Casalesi che da tempo sta collaborando con la giustizia.
L'imprenditore avrebbe, fra l'altro, fatto riferimento a comunanze di interessi dei Casalesi e di Cosentino per la realizzazione dell'inceneritore di Santa Maria della Fossa, accuse dalle quali Cosentino si è difeso sostenendo di essersi sempre opposto all'impianto. Intanto per l'accusa Cosentino "contribuiva, sin dagli anni '90 a rafforzare vertici e attivita' del gruppo camorrista facente capo alle famiglie di Bidognetti e Schiavone".

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